di Alessandro Battilocchio*

Dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro Paese è entrato nella sfera degli esperimenti politici, all'interno dei quali si sono tentate alcune alchimie sulla struttura dello Stato e sulle forme di democrazia che, alla fine, sono risultate perdenti. Ed una delle più grandi anomalie politiche, tralasciando leggi elettorali e pasticci legislativi vari, è stata proprio quella che, dopo la morte del Psi, nessuno sia riuscito mai a colmare quello spazio di idee e quella capacità di azione che il partito di Craxi aveva raggiunto nella sua centennale evoluzione. In effetti, in quella parabola che va dal Pci al Pd sono mancati alcuni tasselli fondamentali: in primis, la mutazione di quella struttura è avvenuta in un tempo così breve da non permettere quel ricambio dirigenziale che un percorso del genere avrebbe voluto e, soprattutto, il fatto che negli ultimi anni il Pds – Ds abbia preso a prestito l'identità socialista col solo scopo di colmare quello spazio che alcuni, come Tony Negri, avevano dichiarato definitivamente chiuso, ma che oggi, con la nascita del Partito democratico, si è improvvisamente riaperto – e non poteva essere altrimenti per una vicenda rimasta irrisolta come quella del socialismo italiano – diventando terreno di aspri scontri. Ecco: io ritengo che un'ampia fetta del futuro della sinistra riformista italiana possa giocarsi qui, nella nuova prospettiva socialista. Che nasce sicuramente da una serie di spezzoni che, in questi anni, hanno perseguito strade diverse, ma che oggi vuole avere l'ambizione di elaborare una proposta programmatica credibile, concreta e attuale. Una prospettiva legata alle risoluzioni del congresso del Partito socialista europeo di Oporto, che già è stata definita nella conferenza programmatica di ottobre, volutamente chiamata “Primarie delle idee”, con spunti che vanno tradotti con celerità in proposte politiche. In queste settimane la ricetta socialista per il 2007 è 'silenziosamente' sottoposta, in giro per l'Italia, all'approvazione di una base entusiasta, fatta si di vecchi militanti, ma anche e sempre più da giovani che si avvicinano all'idea di aderire ad una forza politica garante di battaglie sul lavoro, sulla formazione e sulla ricerca. Ma vorrei portare anche un altro contributo: credo che la nuova stagione della sinistra italiana, trainata da una rinnovata prospettiva socialista, non possa non intervenire nel rivolgere uno sguardo particolare alle sacche di povertà e di emarginazione che esistono nel nostro Paese e nel mondo del terzo millennio, che mi piace ricordare con l'idea del 'socialismo degli ultimi' di Gaetano Salvemini. Quegli ‘ultimi’ che, oggi, sono i giovani disoccupati, quelli 'a tempo', molto spesso i lavoratori ‘fantasma’, oppure immigrati lavavetri o persone vittime della mafia, del racket o, peggio ancora, nuovi analfabeti e diseredati. Gli ‘ultimi’ sono, oggi, i ragazzi che cadono nella spirale della droga, gli emarginati della società, i malati che vedono le loro speranze frustrate da divieti medievali, i diversamente abili e le loro famiglie, 'accontentati' in Italia, con semplici assegni mensili. Gli ‘ultimi’, sono persone che chiedono misericordia ed una vita laica fatta da un po' di benessere: non tanto, ma il giusto. Di questo, più che di dibattiti incentrati su logiche 'castiste', credo che la gente abbia bisogno: di un ideale che ponga al centro della sua visione la valorizzazione dell'individuo, della personalità e della dignità della persona, con un approccio solidale al concetto di comunità e di società, un concetto che preveda sempre un’interazione tra i valori di libertà, di equità e di giustizia sociale. Una formula che i socialisti negli anni ottanta declinarono con lo slogan 'meriti e bisogni' e che, oggi, va integrata con talento, inclusione, innovazione e dinamismo. Ed è da qui che può partire quella nuova stagione per una sinistra italiana capace di futuro.(Laici.it)

(Deputato al Parlamento europeo del Pse)*

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