di Pietro Schirru

Il popolo australiano si è espresso. Il nuovo Primo Ministro sara' il laburista Kevin Rudd, poco piu' che cinquant'enne, originario dello Stato del Queensland. Nella circoscrizione di Bennelong, area di Sydney, dove da 33 anni era stato eletto e sempre riconfermato, il Primo Ministro Uscente, Howard, rischia invece di perdere il seggio. La sua sorte si conoscera' solo tra una setimana circa, dopo che saranno stati scrutinati i voti postali degli australiani all'estero.

(Sydney, 25.11.2007) – L’annientamento di chi aveva comandato sia il suo partito che il Paese per undici anni e mezzo, non poteva essere peggiore. E' ormai quasi certa la sconfitta di Howard persino nel suo seggio elettorale, in quel di Bennelong.
Ce ne saranno di commenti da adesso in poi. Saranno tanti a salire sul carro del vincitore, “lo sapevo… ne ero sicuro… Howard aveva fatto il suo tempo”, e via dicendo. Una cosa è sicura: a perdere è stato soprattutto il Primo Ministro Uscente (PMU). E a perderlo è stata l’arroganza del potere (vedi maggioranza anche al Senato) che gli ha consentito di far approvare dalla sua truppa “pavida e succube” leggi così impopolari e ingiuste da consentire al partito laburista di far leva su quella parte dell’elettorato non allineata ideologicamente, che ha infine giudicato superata e pericolosa la politica portata avanti dal PMU.
A rendere ancora peggiore la situazione nel campo della ex maggioranza di governo, e’ — come dicevo — la “quasi certa” sconfitta di Howard nel suo seggio, soprattutto se si considera la sua opponente, la giornalista Maxine McKew, nuova alla politica e certamente non di un grande profilo pubblico.
Adesso la neo-opposizione del PMU sta cominciando a raccogliere i “cocci” sparsi nell’impervio cammino che li aspetta. Il successore, da sempre in pectore, di John Howard, avrebbe dovuto essere l’ex Tesoriere, Peter Costello, ma non ha atteso ventiquattro ore per annunciare la sua rinuncia a candidarsi per la leadership degli sconfitti. Come sorprendersi di questa decisione? Dopo aver smaniato per una decina d’anni, aspettando dimissioni di Howard, sempre annunciate e mai coctrettizate, era ormai arduo pensare che si sarebbe ora acconciato al ruolo del tappabuchi: tanto più che Peter Costello appare ormai a tutti per quel che è ed è stato: corresponsabile della politica del suo capo.

Canberra, The Lodge, residenza
del Primo Ministro australiano

Si aprono allora le porte a Malcolm Turnbull, uno tra i pochi parlamentari nazional-liberali ad uscire se non proprio rafforzato almeno non mortificato dal voto. Altri papabili? Tony Abbot (Dio ce ne scampi e liberi), Brendan Nelson e il ministro degli esteri uscente Downer, che nicchia, ma si dice che ci stia pensando. Da quel che capisco del campo liberale, mi sa tanto che anche Downer si defilerà. E comunque vada a finire questa successione, al'orizzonte non ci sono che personaggi politici modesti e privi – forse ad eccezione di Turnbull – di quel minimo di carisma necessario per contenere la cavalcata ussara di Kevin Rudd in Parlamento e nel Paese.
Quanto al leader laburista vincente, avrà il suo daffare a mettere su la sua compagine ministeriale. Poca l’esperienza di governo dei probabili nuovi ministri. Questo è ora il primo problema da affrontare per Kevin Rudd, lui stesso privo di esperienza governativa. Certo, Kevin Rudd e il partito laburista godrannno del loro momento di gloria. Dopotutto il Primo Ministro neo-eletto ha condotto un’ottima campagna elettorale. E’ piaciuto a tanti australiani di nascita e ai tanti (da lui, vivaddio ricordati nel suo discorso della vittoria) che sono cittadini naturalizzati.
Rudd è stato generoso con gli sconfitti, non ha subito piantato la sua bandiera sulle residenze ufficiali del Lodge a Canberra e di Kirribilli a Sydney. John Howard e la sua famiglia avranno tutto il tempo che vogliono – ha assicurato Kevin Rudd – per il trasloco. Dopodiché, ha già fatto sapere Rudd, la sua residenza sarà quella del Lodge nella capitale, come si conviene ad un Primo Ministro australiano.
In una democrazia è necessaria accanto a un buon governo una opposizione forte e organizzata. Quindi non possiamo non auspicare che i liberali e i nazionali si afferttino a riordinare le file. Questo può rappresentare un vantaggio anche per Kevin Rudd: non deve pensare che la sua grande maggioranza in Parlamento gli consenta di ripetere gli errori di John Howard.(ADL)

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