La storia e la finzione del Castello di Edmondo, dei Consoli del regno e dell’eroe di Royal.

È sempre la solita storia: lesa maestà. E subito accorrono i ciambellani di corte per manifestare e confermare al monarca leso – il governo della nostra Repubblica e i suoi ministri – il più strisciante servilismo, diffondendo ai quattro angoli del mondo, messaggi e comunicati tanto inutili quanto pieni di accomodanti fandonie che non incantano però, almeno non incantano più, quella che loro, i Signori della Corte considerano solo “plebe”. Sì perché le maschere sono ormai cadute e il coro della tragedia greca non inneggia più al tiranno, ma invoca piuttosto i Dei perché facciano giustizia.
Dimenticavo la premessa che quanto scrivo è pura fantasia ed ogni riferimento a persone e fatti della vita quotidiana è puramente casuale. Ed è la finzione che ci spinge anche a raccontare una bella favola.
La favola è quella di una rete consolare – già, “rete”, parolina che oggi va molto di moda nei gazebo di mezza Italia, diffusa in tutto il mondo antico e nuovo per offrire non solo servizi ai propri sudditi, ma anche per dare e ricevere, attraverso una sorta di contaminazione feconda, per creare quel circolo virtuoso del quale tutti potremmo beneficiare, anche perché, udite udite ! finalmente 18 cavalieri, 12 dei quali siedono addirittura alla tavola rotonda, sono finalmente arrivati nella capitale del regno per portare, diffondere e difendere la voce degli italiani che risiedono all’estero.
E come in ogni favola non poteva mancare l’orco cattivo e insaziabile di potere che tutto distrugge, che trasforma i palazzi dorati in fatiscenti tuguri, che mette in catene i prodi cavalieri eletti dal popolo, che asserva la plebe. E a ben poco serve che di fronte all’ultima efferata impresa, di fronte alle truppe ormai schierate in armi per ridurre in macerie il castello di Edmondo, il prode scudiero Domenico da Maronzi si ribella fino ad ottenere aiuto e attenzione dei cavalieri dei lontani regni del Giapango, delle Terre del Fuoco, dei territori Australi e delle fredde terre dell’artico. Saranno tutti incarcerati e processati per lesa maestà e per collusione con la bieca Mano Destra la pericolosa setta che risponde solo agli ordini dei loro malvagi capi, i comandanti Ferraglia e Tenaglia. Ma, ce lo ricordiamo, stiamo narrando una favola e siccome tutte le favole non possono che finire bene, con il più classico “e tutti vissero felici e contenti”, arriva finalmente l’innominato cavaliere che vive nella mitica città ai piedi del monte Royal. Le sue imprese leggendarie fanno di lui un eroe davanti al quale governanti e ambasciatori di tutti i Paesi ammutoliscono. È bastato un suo cenno, un pensiero, un ordine affidato agli araldi e niente sarà più come prima.
Ma la favola non è finita, siamo solo alla prima puntata.
Ci siederemo ancora alla tavola vicino al fuoco, mangeremo castagne e presteremo attento il nostro orecchio alla novella della nonna che sapientemente mescolando realtà e finzione stimolerà in noi ascoltatori il pianto che si alterna al riso.

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