Non trascuriamo le implicazioni fisiologiche

“Il rapporto sulla pillola abortiva RU486 conferma che non si sta parlando di un’aspirina, ma di un pesticida antiumano. Trattasi di un pericolo per la vita delle donne purtroppo ignobilmente sottaciuto: almeno 16 i casi di morti causate dall’assunzione del farmaco, un dato 10 volte più alto rispetto all’aborto chirurgico, tanto che molti Paesi hanno già ripensato al suo utilizzo. Vergognose, invece, le insabbiature del nostro Governo sui rischi: nei prossimi giorni i mercanti di morte daranno il via libera alla pillola anche in Italia. Abbiamo ancora tempo per fermare la strage. E’ un dovere verso le donne: le vere vittime di una sperimentazione andata in bancarotta che con la scusa di un semplice “aborto fai da te” ha trascurato ogni implicazione psicologica e fisiologica: emorragie gravi, crampi violenti, complicazioni cardiache e respiratorie, ricorso eventuale al raschiamento, indebolimento del sistema immunitario, ed infine possibilità di infezioni addirittura letali. Il Ministro della Salute Livia Turco – secondo la quale la RU486 “è una metodica meno dolorosa che garantisce meglio la tutela della salute della donna rispetto all’interruzione chirurgica” – dovrebbe trovare il coraggio per far visita alle donne che hanno assunto il farmaco. Ritengo che – considerate le reazioni al medicinale – non sia possibile una prescrizione senza un controllo medico e senza che le pazienti siano tenute sotto stretta osservazione per almeno 30 giorni. Chiaro che per le casse del Ministero si tratterebbe di un surplus non indifferente, tale da bocciare questa soluzione. Chi è abituato a mercanteggiare su tutto, dovrebbe sapere che sulla vita non si tratta in alcun modo. Un appello all’Aifa infine, perché prenda in considerazione i dati delle varie Associazioni medico-scientifiche, non da ultima la Promed Galileo, che hanno tutte messo in evidenza il danno.

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