“La vendetta è un piatto che si serve freddo, con lucido cinismo.
Il tallone di Achille Occhetto è la vendetta.
17 anni dopo che Cossutta, Bertinotti ed Ingrao, gli ruppero il giochino della “cosa” concepita alla Bolognina, egli si intrufola nella “cosa” concepita a Casalella e dall’interno mina la svolta “vabenista” con continue dichiarazioni di sedicente sostegno.
Egli sa benissimo che più dichiara ed evidenzia che sta ora rivivendo i mesi della svolta che lui fece quando distrusse il PCI, più alimenta il dissenso interno a Rifondazione e PdCI, indirizzandolo contro le rispettive oligarchie.
Per cercare di gestire l’emorragia di consensi, rinunciando all’opzione di uscire dal Governo, dando un sostegno esterno e condizionato, finalizzato ad impedire un ritorno delle destre, le due oligarchie che dirigono quei partiti sono costrette a portare rapidamente al suo epilogo la svolta “vabenista”, inglobando quei consensi gestiti dal partito che si dichiara ambientalista, condizione necessaria per cercare di superare lo sbarramento del 5% che verrà imposto dall’accordo Veltroni –Berlusconi, sulla nuova legge elettorale.”

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