di Mauro Montanari

“Il sistema elettorale non garantisce trasparenza all’estero”. “Questa Finanziaria tira il collo ai cittadini. Lo scontento è generale, lo si sente camminando per le strade e ascoltando quello che dice la gente.” “La crisi del Sud è profonda. Il malessere è forte. Le istituzioni devono fare qualcosa e presto”. Il Corriere incontra il responsabile per gli Italiani nel Mondo dell’Udc, sen. Gino Trematerra
Senatore, Lei è il responsabile per gli italiani all’estero dell’Udc. Cominciamo allora a parlare proprio dell’Udc: un partito che in questi ultimissimi tempi non riempie più come in passato le prime pagine dei giornali. È così?
Se non le riempiamo ora le riempiremo, stia tranquillo. Il partito è fortemente impegnato, in un momento in cui il governo mostra suoi limiti, ad organizzarsi, sia in Italia che all’estero.
Ci sono state molte contestazioni sulle ultime elezioni, quelle del 2006, in particolare sui risultati del voto. Una commissione parlamentare è impegnata nel controllo dei dati e dei risultati. Che ne pensa?
Il sistema elettorale così come è concepito oggi non garantisce trasparenza all’estero. Quindi bisognerà riformarlo. Ci sono state varie denunce. Si sono trovati ad esempio in uno scantinato dei plichi non consegnati.
Molte schede sono state conteggiate irregolarmente per una parte politica e non per l’altra. In generale possiamo rilevare un grande malcontento trasversale, che riguarda quindi tutti coloro che in una maniera o nell’altra si sono impegnati.
Abbiamo parlato spesso in passato di una crisi della rappresentanza, che in Italia è particolarmente evidente, ma che si fa sentire anche nella rappresentanza degli italiani all’estero. Mi riferisco in particolare a Comites e Cgie. Come sta andando la riforma?
Stiamo valutando i meccanismi di rinnovo e miglioramento della legge. Cgie e Comites sono organismi che devono funzionare. Questo unicamente è il punto. Cancellare in toto o in parte questi meccanismi, come alcuni chiedono, peggiorerebbe soltanto la situazione.
L’Italia è scossa da scandali, uno dietro l’altro, uno più grave dell’altro. Che sta succedendo al Paese?
Credo che il problema italiano sia oggi fondamentalmente politico: abbiamo un governo che non funziona, che non governa. Non è più tollerabile un governo che vivicchia, che arriva a tassare le bottiglie di acqua minerale. Questa Finanziaria tira il collo ai cittadini.
Lo scontento è generale, lo si sente camminando per le strade e ascoltando quello che dice la gente. Il governo -questo vorrei sottolinearlo- è delegittimato anche da parte dei partiti della sua stessa maggioranza. Noi italiani eravamo fino a poco tempo fa la quinta potenza mondiale sul piano economico, ora siamo vicini ai Paesi dell’Africa.
Si parla molto di riforma della legge elettorale. Il bipolarismo, che fine farà?
Il bipolarismo non è finito. Lavoriamo per un Centrodestra in un sistema elettorale di tipo tedesco. La nuova riforma elettorale deve prevedere comunque uno sbarramento, in modo che si possano formare maggioranze senza i piccoli partiti.
Lei è stato eletto in Calabria, una regione che mostra da tempo evidenti segni di sofferenza. Com’è lo stato delle cose?
La Calabria è al disastro, alla paralisi, al punto che non riesce a spendere i soldi che ha. Non c’è professionalità nell’affrontare i problemi, per questo non si riesce a superare gli ostacoli.
Quali sono le priorità?
Lavoro, formazione, salute. Ma, veda, quello che temo di più è l’apatia della gente. Abbiamo detto che siamo pronti alle dimissioni per favorire nuove elezioni. Spero che questo invito alla ragionevolezza sia accolto da tutti.
E gli scandali che colpiscono la regione? Il lavoro della magistratura?
Apprezzo la magistratura seria che fa il proprio dovere perché è una garanzia per tutti. Ma mi lasci tornare alla crisi generale che colpisce soprattutto il sud. È una crisi profonda, estesa alla Campania, in parte alla Puglia. Il malessere è generale e forte. Le istituzioni devono dare risposte serie. I vecchi fanno fatica a sopravvivere, i giovani non trovano lavoro. Chi ha responsabilità istituzionali deve fare qualcosa e presto.
Mauro Montanari
[stampa]

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