Intervista all’on. Giuseppe Astore Italia dei Valori

Non sarebbe stato meglio da parte dell’Italia dei Valori partecipare alla fase costituente del Partito Democratico?

Io ci ho provato, ho lottato all’interno con molta forza anche perché ero convinto e del resto un sondaggio ultimo ha dimostrato che il nostro elettorato per 80% è di centrosinistra. Non ce l’ho fatta perché è chiaro, essendo una lista civica di ordine nazionale hanno prevalso elementi che spingono più verso la individualità. E’ un peccato perché a quest’ora dopo Veltroni, Di Pietro poteva essere un leader accreditato facendo aumentare il consenso all’interno di quell’area.

Il Partito Democratico ha occupato la posizione di centro che era dei centristi diventando il maggior partito di centro. L’Italia dei Valori sarà al centro con il PD mentre Casini ormai è a destra?

L’analisi che ha fatto è giusta. Cioè la grande operazione del Partito Democratico è proprio quella di andare a catturare molto elettorato dell’area moderata, una social democrazia europea con la presenza di liberal democratici e viceversa. Ecco perché forse dovremo ricontarci sulla nostra strategia come Italia dei Valori. E’ ancora possibile andare alle elezioni in alleanza con il Partito Democratico oppure addirittura nella stessa lista del Partito Democratico. Le ipotesi sono tante ma comunque alla alleanza non ci rinunciamo.

E’ una ipotesi molto importante se si pensa che Di Pietro possiede una percentuale del 4,5%.

Di Pietro è depositario di un buon portafoglio voti e non dobbiamo disperderlo perché è frutto del lavoro di tante persone sul territorio ma soprattutto del suo lavoro come ministro. Al di là di qualche intemperanza, credo che abbia operato bene soprattutto su tutte le comunità locali. Oggi, reputo che non dobbiamo svenderlo a nessuno, non dobbiamo aver paura, dobbiamo andare ad una campagna elettorale, ripeto, in alleanza con il Partito Democratico, dentro al Partito Democratico o da soli. Però, da soli, con questa legge elettorale, credo che sia veramente una follia.

Cosa lascia in sospeso questa crisi di governo?

Credo che sia un’altra di quelle liturgie solite di cinquanta anni di Repubblica italiana, oggi ci voleva uno scarto d’orgoglio da parte di tutti i partiti. I cittadini aspettano riforme, aspettano i riordini istituzionali, aspettano le semplificazioni, aspettano comportamenti diversi. Questa crisi di governo ha fatto capire ancora ai cittadini che la vecchia politica è anche nella seconda Repubblica

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