Intervista all’on. Gino Bucchino America settentrionale e centrale PD-Ulivo

L’ICI per gli italiani all’estero, un risultato concreto.

Sì, finalmente un risultato concreto del quale siamo orgogliosi. Io in particolare mi sento orgoglioso non solo di aver lavorato in squadra con gli altri deputati del Partito Democratico ex Unione ma sono particolarmente orgoglioso e soddisfatto perché mi attribuisco il merito di aver insistito tantissimo su questa questione incalzando il governo. Prima con una interrogazione parlamentare, poi con un emendamento, poi ancora con un ordine del giorno ed infine con una lettera diretta al ministro Padoa Schioppa.

Una palese disparità tra italiani stanziali e residenti all’estero. Un assurdo tutto italiano?

Una cosa che non stava né in cielo né interra. Una norma apposita di legge del 2003 aveva riconosciuto, in merito all’ICI sulla prima casa, l’assoluta parità tra italiani residenti in Italia ed italiani residenti all’estero. Una detrazione che si aggirava intorno ai cento euro. Ci è sembrato un atto dovuto l’automatico riconoscimento di questo nuovo diritto sancito nell’ultima finanziaria di una ulteriore detrazione fino ad un massimo di altri 200 euro che, automaticamente, doveva essere estesa anche agli italiani all’estero. Ho attribuito questa incongruenza del non riconoscimento automatico ad una svista, una dimenticanza delle esigenze degli italiani all’estero. Questo la dice lunga sul livello di attenzione. Si trattava di sapere quando ci saremmo resi conto che esistevano anche gli italiani all’estero che godono di parità di diritti. Bocciato l’emendamento, immediatamente ho presentato un ordine del giorno allegato alla finanziaria che è stato accolto in pieno dal governo. Il governo ha detto sì. A quel punto si sa che un ordine del giorno nella politica italiana non si nega a nessuno e non significa certo che andrà a buon fine. Il Parlamento è pieno di ordini del giorno rigettati.

Per un provvedimento di questo tipo non era necessario alcun passaggio parlamentare, non occorreva cioè nessuna decisione legislativa, non è vero?

Vero. Forte di questo accoglimento da parte del governo, mi sono permesso, insieme agli altri parlamentari con i quali avevamo iniziato questa campagna, di scrivere direttamente al ministro Padoa Schioppa. Grazie anche all’interessamento di funzionari del ministero dell’economia e finanze che hanno capito che si sarebbe potuta risolvere la questione con un semplice atto amministrativo e non legislativo tanto era automatica l’applicazione della richiesta, si è arrivati alla soluzione. Con la disposizione n. 5 del ministero dell’economia e finanze del 15 febbraio, è stato sancito che anche gli italiani all’estero hanno diritto a questa agevolazione sulla prima casa.

E’ un risultato politico importante che rassicura. E’ un po’ la prova della utilità degli eletti all’estero che vigilano sui diritti violati degli italiani all’estero. Cosa comporta questa vittoria?

Due conseguenze importanti. Una economica. Gli italiani all’estero posseggono di solito piccole casette di campagna lasciate al momento di partire. Tanto piccole che, nella maggior parte dei casi, non pagheranno proprio nulla. Berlusconi dice che abolirà l’ICI sulla prima casa ebbene noi, per gli italiani all’estero, lo abbiamo già fatto. Un’altra squisitamente politica quella che il governo ha mostrato di prendere atto della esistenza di questa realtà rappresentata dagli italiani all’estero sancendo la parità con i cittadini residenti in Italia. Fosse stato anche per mezzo euro, il fatto ha un significato politico importante. Di questo siamo estremamente soddisfatti. E dato che il governo resterà in carica fino ad avvenute elezioni politiche, si spera che, aperta questa porta, se ne possano aprire anche altre specie per quei problemi per i quali sarà sufficiente un solo atto amministrativo.

A quali problemi si riferisce, ne esistono altri risolvibili ed altrettanto disattesi?

Per esempio il rinnovo degli accordi sulla sicurezza sociale tra Italia e Canada al quale si affianca anche la stesura del nuovo codice di sicurezza sociale tra Italia e Cile. Il momento è particolarmente favorevole non solo perché il ministro D’Alema, anche in tempi non sospetti, aveva già risposto ad una nostra sollecitazione firmata da me e dall’onorevole Fedi di sbrigarsi a firmare questo benedetto accordo. Si pensi che la copertura economica, in questo caso, è irrilevante, si parla di soli 700.000 euro. Sono trascorsi più di dieci anni dall’accordo che, quasi immediatamente, fu ratificato del governo canadese. Ancora oggi quello italiano non ha ratificato. Direi che se riuscissimo a portare a casa anche questo sarebbe un ottimo risultato. Nutro buone speranze anche perchè nel calendario delle prossime riunioni del ministero degli affari esteri c’è la ratifica, l’impegno o lo studio per la firma di accordi bilaterali tra l’Italia ed altri paesi di rilevanza economica storica, geografica e politica molto inferiori a quello che può essere un accordo con il Canada. Sono dunque fiducioso che prima delle elezioni si possa portare a casa anche questa cosa qui.

Lei non era intenzionato a ricandidarsi, ora sembra abbia cambiato idea, si ricandiderà?

Precisiamo. Avevo espresso pubblicamente la mia intenzione di non ripetere l’esperienza da parlamentare almeno che non fossero successi, in questo periodo legislativo, fatti straordinari di portata grave come quella di una interruzione così precoce della legislatura. Praticamente non sono trascorsi due anni dalla nostra proclamazione. Il lavoro vero, considerato che sono stato proclamato alla fine di aprile del 2006, poi ulteriori ritardi dovuti alle contingente di sistemazione istituzionali, poi l’estate, poi la finanziaria, praticamente noi abbiamo potuto lavorare solamente il 2007. A me sembra veramente un po’ poco per gettare la spugna e abbandonare anche perché cosa dirò ai miei elettori? Per cui mi sembra un dovere mettere da parte anche la parte della sfera personale e familiare tentando di continuare a lavorare.

La preoccupazione delle intenzioni del Canada di non far votare gli italiani è superata però siete sottoposti a condizioni bizzarre, decisamente particolari per quanto riguarda la campagna elettorale.

Innanzitutto sono grato e soddisfatto della decisione del governo canadese di permettere di votare. Io so che il Canada ha delle perplessità storiche soprattutto sull’elettorato passivo. In questo caso direi che ha giocato a favore nostro il fatto che questa legislatura è durata talmente poco da essere troppo vicini alle passate elezioni. Il Canada forse non se l’è sentita di negare la possibilità concessa apena poco tempo prima. Le perplessità del Canada, intendiamoci, sono ancora tutte in piedi. Il Canada è uno Stato sovrano, ci mancherebbe, e per svolgere il voto degli italiani occorre il suo beneplacito. Per il momento il Canada ha detto sì ma non si tratta di una concessione a vita. Ci sono però dei paletti inerenti le modalità della campagna elettorale. Il Canada, è un paese multietnico, multiculturale, questo è il fiore all’occhiello della identità canadese non ci sono solo gli italiani. Il governo canadese non ama che vengano fatte campagne elettorali nel proprio paese. Oggi l’Italia, domani potrebbe esserci la Cina, poi l’India ecc. Questo potrebbe creare qualche motivo di disturbo all’indentità e al carattere multietnico di convivenza.

Quindi?

Quindi nessun tipo di propaganda. Noi non potremo tenere comizi pubblici neanche nelle sedi delle associazioni, dei patronati, nelle Chiese, nei cinema. Non potremo affittare sale per riunioni, non potremo nemmeno distribuire pubblicamente materiale propagandistico. Ci è impedito tutto questo. Sarà, poi, il nostro ambasciatore a dettare quali saranno le regole precise. Noi non potremo comprare degli spazi pubblicitari per la campagna. L’unico modo di fare campagna elettorale e propaganda sarà per posta. Immagino porta a porta praticamente alle modalità canadesi, via mail e via internet. Punto e basta. Questo vuol dire che io non potrò andare ad incontrare, in luogo pubblico, la comunità di italiani della mia circoscrizione. Queste sono le condizioni. Il governo canadese ha anche invitato le istituzioni italiane, le ambasciate, i consolati, a monitorare la correttezza dello svolgimento delle elezioni e a denunciare anomalie e disubbidienze fino alla esclusione del candidato dalle liste elettorali. Gli unici luoghi dove si potrà fare campagna elettorale saranno le sedi istituzionali italiane come Ambasciate, Consolati ed Istituti italiani di Cultura che sono considerati territorio italiano. Queste sono le condizioni che saremo tenuti a rispettare.

Quale sarà l’esito delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008?

Sono assolutamente convinto che il Partito democratico del quale faccio parte porterà a casa, contrariamente a quanto dicono i nostri avversari, una bella vittoria anche questa volta. E’da sfatare, in maniera più assoluta la leggenda che deriva da una semplice sommatoria matematica che il centrodestra racconta dalle scorse politiche e che li avrebbe visti vincitori. Cioè che se il centrodestra si fosse presentato unito alle passate elezioni, avrebbe vinto ovunque. Non è affatto vero. All’epoca, il centrodestra presentò 24 candidati facendo l’esempio del Canada e del centro-nord America per la camera mentre l’Unione solo quattro. Oggi, il centrodestra presenterà non 24 ma solo 4 candidati. Gli altri venti esclusi, come reagiranno? Allora ce la giocheremo in perfetta contrapposizione bipartitica ed io sono sicuro che porteremo lo stesso a casa una bella vittoria.

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