Preg.mo direttore Giordano,

Le scrivo questa lettera aperta per esporre un breve commento a un Suo poco elegante intervento che compare in un articolo pubblicato sul Suo sito internet, sul quale promuovere la Sua elezione al Senato della Repubblica.
Un articolo pieno di veleno e offese che rasentano la calunnia.

Non ho qui alcuna intenzione di controbattere alle Sue “argomentazioni”, esercizio al quale non mi sottopongo dal momento che le Sue scorribande verbali non meritano risposte articolate. Invito, piuttosto, i lettori che desiderano farsi davvero delle belle risate, velate da amara tristezza, a leggere il contenuto di ciò che Lei scrive nell'allegata copia, o sul sito .

In questa occasione intendo soffermarmi solamente su un paio di cosucce.
La prima è di puro carattere “tecnico”: lei che di giornalismo, e quindi almeno di lingua italiana, dovrebbe intendersene, nel Suo articolo attacca alcuni candidati che, a Suo dire, non sanno né leggere né scrivere. Per tutta risposta la inviterei ad andarsi a rileggere e correggere il Suo scritto, dal momento che ci sono almeno un paio di strafalcioni che temo le siano sfuggiti.
L' altra cosetta riguarda me. Io, e La ringrazio del benevolo giudizio, a Suo parere saprei leggere, scrivere e parlare bene. Sarei però anche un medico che non esercita (notizia basata su non so quale improvvide fonti) e che per due anni ha seduto in Parlamento solamente per scaldare il posto assegnatomi a Montecitorio. Mi duole quindi ricordare che proprio Lei Sig. Direttore, in passato ha speso parole di stima nei miei confronti, quando ha avuto bisogno di me per sapere come stavano le cose e cosa potevamo fare riguardo ai contributi destinati ai giornali. Fu, quello, un sacrosanto interessamento, e altrettanto sacrosanto fu il dovere da parte nostra di porre attenzione alle Sue richieste. Ma da allora che cosa è successo per mutare il Suo giudizio? E che vergogna che proprio Lei, un giornalista, non sia a conoscenza dell'enorme mole di lavoro che ho fatto in Parlamento, con concreti, importanti, risultati.
Già, dimenticavo: per Lei io sono un “comunista viscerale”, mentre Lei appartiene al Partito del Popolo delle Libertà, quello della disinvolta propaganda che alterna promesse a smentite del giorno dopo. I Partito che crede di avere davanti a sé non i cittadini italiani, ma una massa di telespettatori ai quali vendere prodotti graziosamente preconfezionati.
Già: sta proprio in questo la differenza fra la mia coerenza e l'assalto alla diligenza dell'opportunismo.
Lei afferma che adesso, con questi candidati che il Pd ha messo in campo, c'è solo da ridere e che, quindi, per Lei sarà vittoria sicura.
Glielo auguro, così avremo modi di verificare che cosa sa praticamente fare.

Gino Bucchino

ALLEGATO

Le candidature all'estero del Pd? Fanno ridere
“Con questi candidati in lista per il Pd all'estero, vinciamo sicuro”

Leggo su Italia chiama Italia la lista dei candidati alla Camera e al Senato che il PD, Partito Democratico, presenta alle prossime elezioni politiche. Sono soddistatto, e compiaciuto. Con quei candidati il PD non potrà mai vincere. Solo Gino Bucchino, comunista viscerale che conosco da anni, di ideali ben opposti ai miei, ha qualche posibilità di spuntarla. È un medico, ma non esercita, intelligente, parla e scrive bene. Putroppo è un comunista. D'altro canto nessuno è perfetto. Questi due anni alla Camera ha fatto poco. Anzi pochissimo. Non credo di sbagliare dicendo che non ha fatto nulla. Ha scaldato la panca. Per qualcuno è già qualcosa.

Gli altri candidati alla Camera del PD non li conosco. Saranno delle persone illustri, ma sconosciute anche a me che sono nel giro delle comunità italiane da oltre un decennio. Diceva un famoso statista inglese di un suo avversario: ” è un enigma avvolto in un mistero”. Cosi mi appaiono questi signori.
Passando poi all'elenco dei candidati al Senato del PD le cose peggiorano. Troviamo un impreditore di successo, lavoratore serio, ma assolutamente uno sprovveduto in politica.

Cosa può fare mai al Senato un tale che parla male l'italiano e lo scrive peggio, anche se è ricco. Così come gli immigrati che chiedeno la cittadinanza devono superare un esame di conoscenza della lingua italiana e di elementare conscenza dela storia moderna italiana. Similmente per chi si vuole candidarsi al Parlamento Italiano dovrebbe averere una buona conoscenza, oltre, ovviamente della lingua, anche della Storia, della Politica e della Costituzione italiana.

Passando poi all'altra Marina Piazzi, qui è tutto da ridere. È stata presente al CGIE per molti anni, anche nel Comitatato di Presdenza. Non ha mai pronunciato verbo, non ha mai preso una posizione. Non si è mai mossa fisicamente dal suo posto restando seduta diligentements come una chioccia a covare le uova. Rappresenta il Messico e il Centro America. È stata eletta al COMITES di Città del Messico a lista unica. In pratica ha combattuto una battaglia senza avversari. Brava Marina! Dimenticavo una cosa saliente: è una comunista sfegatata, accanita, staliniana, bolscevica, che comunica i suoi sentimenti con il silenzio

Non è vero che il silenzio sia d'oro, ma sembra però che permetta di fare aspirare ad un seggio al Senato.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui