L’on. Gino Bucchino, eletto alla Camera dei Deputati nella Ripartizione America Settentrionale e Centrale, ha presentato nella mattina del 24 luglio alla Procura della Repubblica di Roma un esposto-denuncia contro il Ministro delle riforme, on. Umberto Bossi, per le affermazioni e il gesto fatte dall’esponente leghista nei riguardi dell’inno nazionale.
L’on. Bossi, come si ricorderà, parlando il 20 luglio a Padova al Congresso della Liga Veneta – Lega Nord, dopo avere pronunciato le parole “Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’inno dice che l’Italia è schiava di Roma…toh! dico io”, faceva un grave gesto di irrisione e di disprezzo.
Nell’esposto, l’on. Bucchino, ricorda che, al pari della bandiera, che ha una specifica tutela nel codice penale, l’inno nazionale è uno dei simboli fondativi del sentimento di unità nazionale. Disprezzare l’inno nazionale, quindi, ferisce non solo le convinzioni profondi dei cittadini italiani, ma mina lo sforzo di educare le giovani generazioni al sentimento nazionale, getta un’ombra sull’impegno dei corpi armati che in ogni parte del mondo prestano la loro opera di pace e di cooperazione, incide profondamente sul legane che milioni di italiani all’estero cercano di conservare, tra crescenti difficoltà, con il loro Paese d’origine.
Il parlamentare di Toronto, per queste ragioni, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Roma di verificare se le parole ed il comportamento del Ministro Bossi non si inquadrino nell’ipotesi di reato di vilipendio alla nazione e di vilipendio alla bandiera e ad altro emblema dello Stato.
Per l’on. Bucchino, infatti, in questo caso non è applicabile il regime di non punibilità previsto dall’art. 68 della Costituzione per i parlamentari, perché non si vede quale rapporto funzionale vi possa essere tra l’attività parlamentare e il comportamento dell’on. Bossi, che rappresenta, invece, un grave scadimento dell’immagine e della funzione di rappresentanza, che andrebbe tutelata da atteggiamenti come quelli manifestati.

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