Intendo con la presente dare una risposta pubblica alla dichiarazione
stizzita della signora Fatima Rinaldi (che non ho il piacere di
conoscere),la quale afferma che non ho ben chiara la differenza tra falsari
di passaporti e oriundi italiani alla ricerca legittima della
cittadinanza,distorcendo il mio pensiero e la serietà delle mie
affermazioni,arrivando al punto di riscrivere la storia dell'emigrazione con
una Mantova ( o una Italia)matrigna che manda all'estero i propri
concittadini e che quindi dovrebbe sentirsi in dovere di riaccoglierli al di
là delle leggi e delle normative vigenti.(sic).

Il mio intervento è stato teso da una parte a richiedere il ripristino della
legalità,colpendo tutti coloro che sfruttano l'enorme richiesta di
cittadinanze in America Latina con azioni al di fuori della legge (come
falsificare passaporti e documenti)e dall'altro affrontare seriamente il
problema di una legge assolutamente inadeguata che ha portato alla paralisi
i nostri Consolati e che ,indirettamente ,favorisce un mercato sia legale
che illegale della cittadinanza,non degno di un paese civile quale dovrebbe
essere l'Italia e alla proliferazione di migranti irregolari.Mantova ,le
ricordo,è la seconda città italiana in termini di presenze irregolari di
migranti.

Pur con le opportune distinzioni e senza generalizzare,non ritengo morale
che per avere della documentazione pubblica vi siano persone o studi legali
in Italia o all'estero che chiedano soldi (mediamente 3 mila dollari a
persona) per atti che Prefetture,Comuni e Archivici pubblici italiani
forniscono gratuitamente,in secondo luogo ritengo altrettanto inamissibile
la mancata applicazione della legge per chi ha diritto alla
cittadinanz,costretto ad attendere anni se la richiede nel paese di origine,
o mesi e mesi se invece fa la pratica in Italia,usufruendo del permesso in
attesa di cittadinanza,senza poter lavorare (e con con gravissimi aggravi
economici in attesa di un unico documento, quale è la non rinuncia della
cittadinanza ,riferita non solo all'avo ma anche al richiedente).

Detto questoi non ritengo comunque normale per un paese civile, avere un
milione di domande di cittadinza inevase ,senza un minimo di selezione e con
dei criteri ottocenteschi basati su una legge,oramai superata ed obsoleta
difesa spregiudicatamente da taluni politici per meri fini elettorali.

La cittadinanza è una cosa seria e pressupone come minimo la conoscenza
della Costituzione italiana,della storia del nostro paese e della lingua
italiana ,come richiesto da ogni paese civile, e la dimostrazione di un
effetivo interesse per il nostro paese ( e non per andare negli Stati Uniti
o in altri paesi europei per meri motivi personali ed economici).Se non
faremo delle nuove regole,come farà l'Italia i futuro ad accettare cittadini
di sesta o settima generazione,avulsi dalla realtà nazionale?

La questione,se non è chiaro,potrebbe portare anche alla cancellazione
dell'esercizio del diritto al voto ,così duramente conquistato dalle nostre
comunità all'estero.

Tornado alla scrivente la informiamo che L'Associazione dei Mantovani nel
Mondo Onlus , è l'unica in Italia che grazie ad un finanziamento regionale,
ha predisposto con l'Archivio di Stato di Mantova una banca online (con
accesso gratuito)contenente ben 200mila nominativi di mantovani iscritti
alla leva dal 1870 al 1900 per facilitare le ricerche familiari e un'altra
con altri 16mila nominativi di famiglie lombarde sbarcate in Argentina alla
fine dell''800.Tale attività viene seguita da un gruppo di volontari
impegnati gratuitamente ( anche per le ricerche svolte presso i parroci e
l'Archivio Storico-Diocesano).

Inoltre per conoscenza alla signora Fatima,anticipo chel'AMM con tutti gli
Archivi Storici della Lombardai.in primis quello di Mantova e di Milano sta
organizzando una giornata di studio sulle ricerche familiari e sullo stato
dell'arte delle relative fonti archivistiche.

Difendere la legalità,cara signora è quindi un modo per difendere tutti
coloro che legittimanente e in base la normativa vigente aspirano a
diventare cittadini italiani e anche per impedire che di fronte a tanti
illeciti, possa venir limitato se non cancellato questo diritto,tutelando la
comunità brasiliana che vive e lavora onestamente in Italia e tutti coloro
che sono diventati cittadini italiani e che vivono nel nostro paese.Occorre
quindi una azione parlamentare nazionale e un coinvolgimento del Governo
brasiliano discutendo,oltre che sul caso Battisti, anche di un fenomeno
migratorio verso l'Europa e gli Stati Uniti che non sembra sufficientemente
evidenziato dalla classe dirigente brasiliana,attivando forme di
orientamento e di conoscenza delle legislazioni vigenti nei paesi di
accoglienza dei migranti.

la saluto nella speranza di averle chiato il mio pensiero.

Daniele Marconcini
Presidente AMM

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