di Tommaso Merlo

Arriva la crisi e servono soldi, quelli che l’ingordigia della finanza globale ha vaporizzato nel nulla. Gettandoli nel pozzo senza fondo dove stanno precipitando gli squali di Wall Street e con loro milioni di posti di lavoro, uomini e donne con un nome e un indirizzo. Almeno in Italia, perche’ negli States sono come al solito piu’ avanti, intorno alle metropoli spuntano le tendopoli dei profughi del turbo capitalismo, gente che ha perso anche l’indirizzo oltre alla dignita’. Non come nella vecchia italietta dove la lentezza politica, insieme alla presenza dei rompiballe di sinistra, hanno evitato la deriva mercantile. Gia’, quei politicanti scartati come conservatori e signor “no” che alla chimera dello sviluppo infinito non ci hanno mai creduto. Quelli che non hanno mai smesso di credere nella bonta’ dei costi che implica la solidarieta’ piu’ che nei vantaggi che prometteva l’individualismo. Quelli che, caduto il muro, non hanno mai abboccato a quella che sembrava l’unica certezza temporale rimasta, il liberalismo a stelle e strisce. Ma siamo un Paese numericamente ricco, cosa che non ha nulla a che fare con la giustizia sociale, ma che significa che siamo un tassello del domino. Ed ecco che schizza il ricorso alla cassa integrazione e il numero di quelli che vorrebbero essere ammortizzati invece che ignorati. Un’emergenza che sta travolgendo ogni ragionevole previsione governativa o meglio che costringera’ il governo ad evitare di sparate certe panzane. Oltre una certa soglia l’ottimismo e l’accusa ai media, rischia di alimentare l’allarme che oltre all’economia e’ saltata la razionalita’ dei governanti. Per questo il governo cerca di parlare d’altro, ha paura che lo stomaco vuoto abbia brutti effetti sui sondaggi. In tempi di crisi, del resto, il frigorifero e’ ancorsa un elettrodomestico che conta di piu’ del telecomando.

Ecco allora che, nell’attesa che il solo voto di Berlusconi sostituisca quello del Parlamento, arriva Franceschini. Un miracolato dal destino che decide di giocarsi la partita fino in fondo, e invece di scaldare la poltrona scalda la politica con proposte concrete e dai tempi televisivi. E’ andata male con l’assegno di disoccupazione, e oggi ci riprova con la tassazione dei ricchi. Togliere ai ricchi per dare ai poveri, come Obama, il primo presidente statunitense socialdemocratico e fosse solo per questo ad alto rischio. Altro che il Robin Hood alla rovescia di Tremonti, qui si tratterebbe di tassare una tantum i ricchi per finanziare le disavventure dei poveri. Si parla di 200 Euro al mese, due bottiglie di Champagne in meno, una camicia o un paio di scarpe in meno per chi puo’. Meglio di niente, e poi nell’Italietta populista non manca una nota di colore che fa morale. Sembra, infatti, che grazie allo stipendio piu’ elevato d’Occidente, i parlamentari italiani rientrino tutti nella categoria dei ricchi donatori. Gia’, 200 Euro di prebende lasceranno i Palazzi romani per dirigersi in periferia. Non parole o promesse, ma soldi in contanti. Chissa’, potrebbe essere l’inizio di una nuova strategia, Berlusconi permettendo. In futuro le auto blu potrebbero essere usate per fare servizio scuolabus o d’ambulanza, i biglietti gratis per i mezzi pubblici potrebbero essere donati ai pendolari e il credito del telefonino agli innamorati in bolletta. Tutti gli altri extra come massaggi e sconti vari potrebbero essere donati ai poveri piu’ meritevoli. Meglio di niente, quanto alla discussione di sistema, quanto al mea culpa dei liberisti e allo straccio d’orgoglio di chi ha sempre creduto nel ruolo politico dello Stato anche in economia, vedremo. Non si puo’ avere tutto e subito, e poi i tempi televisivi non permettono certe lungaggini.

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