Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia nel governo Prodi
Paolo Raimondi, economista

Negli ultimi giorni si sono levate molte voci ottimistiche sull’andamento della crisi finanziaria ed economica globale.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha detto che “il rischio di una Apocalisse finanziaria si sta riducendo” mentre il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha parlato delle prospettive della crisi con un “certo ottimismo”.

Da parte sua Romano Prodi ha affermato che “la crisi è entrata in una fase di minore turbolenza anche se è lungi dall’essere risolta”.

Purtroppo però molti media si sono affrettati a semplificare queste dichiarazioni sbandierando un esagerato ottimismo che in realtà non era stato apertamente espresso da alcuno.

Non vorremmo comunque che si cadesse in quello che gli americani chiamano “whishful thinking”, cioè “scambiare i propri desideri per realtà”!

Recentemente l’agenzia di stampa di Wall Street, bloomberg.com, il gigante mondiale dei servizi finanziari e dell’informazione creato dal magnate e attuale sindaco di New York Mike Bloomberg, ha pubblicato un’impressionante tabella di interventi finanziari di vario tipo effettuati dalle autorità economiche americane a sostegno di banche e di altri settori in crisi.

L’agenzia riporta che nei mesi passati: ”Il Governo americano e la Federal Reserve hanno speso, prestato o garantito 12.800 miliardi di dollari, un ammontare che si avvicina al valore di tutto ciò che è stato prodotto l’anno scorso, per far fronte alla recessione più lunga dagli Anni Trenta”.

Infatti il PIL USA del 2008 è stato di 14.200 miliardi di dollari. Il salvataggio equivale a ben 14 volte la liquidità in circolazione in America che è pari a 899,8 miliardi di dollari.

La tabella indica in dettaglio le varie voci di impegno totale e di utilizzo di queste risorse finanziarie, come i 2.000 miliardi di credito al Federal Department Insurance Corporation (FDIC), il fondo di assicurazione statale che garantisce i depositi bancari e i 1.000 miliardi per salvare i giganti delle ipoteche immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac.

Questa valanga di liquidità ha evitato che il sistema fallisse, ma non ha risolto i problemi di fondo. Li ha eventualmente solo rimandati, con l’aggiunta di nuovi rischi di inflazione.

In passato le banche si erano indebitate e gettate a capofitto nelle speculazioni, compresa quella in derivati.

E’ come se al tavolo verde si scoprisse che tutti i giocatori d’azzardo sono pieni di debiti e quindi insolventi, ma, per evitare che il castello di carte crolli, il banco invece di esigere i pagamenti regala o da in prestito nuove “fiches”. I giocatori ritornano a puntare dando l’illusione che le cose siano tornate come prima. Ma non è così.

Alcuni economisti americani non solo dubitano dell’attuale apparente stabilità ma sottolineano anche che, mentre le autorità monetarie impegnano la nazione per quasi 13 trilioni, il Congresso americano fino ad oggi ha votato decreti di emergenza e stanziato fondi solamente per 1.500 miliardi di dollari! La Fed sta quindi esponendosi ben oltre i suoi mandati costituzionali.

Ed è per questo motivo che un consapevole presidente Barack Obama ha dichiarato in contro tendenza durante la sua visita in America Latina che “non siamo ancora fuori dal tunnel. Per l’economia si prospettano ancora tempi difficili. Il credito continua a non fluire verso i settori produttivi”.

La prudenza del presidente Obama deriva dalla conoscenza della situazione e anche dal fatto che
il centro del terremoto finanziario è in America.

Purtroppo il G20 non ha ancora affrontato di petto il problema della bolla speculativa in tutta la sua portata: maggior liquidità nel sistema, più trasparenza e controlli sui paradisi fiscali sono decisioni utili e indispensabili ma non affrontano compiutamente le cause e i meccanismi della crisi.

In vista del G8 della Maddalena l’Italia dovrebbe assumere con i partner europei un’iniziativa congiunta e coraggiosa di riforma finanziaria e di congelamento dei titoli tossici da sottoporre con energia agli Stati Uniti.

Occorre andare oltre le fantasiose e dannose idee di quanti vorrebbero mettere all’asta i titoli tossici con la garanzia dei governi..

L’economia non è una “scommessa”, ma lavoro, investimento, produzione, ricerca, credito e commercio!

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