Era il 15 aprile e la stampa dagli Esteri, ciò che ci è lontano… titolava AFGHANISTAN: KABUL, LANCIO DI SASSI CONTRO DONNE IN PROTESTA IN CENTINAIA MANIFESTAVANO CONTRO NUOVA LEGGE CHE AUTORIZZA DE FACTO STUPRO CONIUGALE
La legge legalizza di fatto lo stupro tra le mura domestiche e vieta alle donne di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico, senza aver prima il permesso del consorte.
Ieri 23 aprile, in una città più vicina a tutte e tutti noi, Roma, una manciata di donne ha solidarizzato con quelle lontane. Testo e foto che seguono, descrivono cosa le ha spinte ad “esibirsi”. L’iniziativa giunge a firma di Re-sisters che “è la continuazione ideale di (R)ESISTENZE- IL PASSAGGIO DELLA STAFFETTA , un progetto multimediale aperto, costruito a partire da interviste a donne attive nella Resistenza civile e armata attive nell’antifascismo dalla Seconda Guerra Mondiale”. Di queste donne delle loro iniziative ne avevo già scritto in questa occasione “Dalla Cabina di Regia allo Struscio in Camera Caritatis“. Passo il loro Mai più.

Con notevole soddisfazione di più parti, ai primi di questo mese abbiamo appreso che L’Italia segue Obama: più soldati in Afghanistan.
Tutte e tutti i governi amici e non tali, hanno rifinanziato le missioni di Guerra per portare la Democratica Pace.

In questo mese abbiamo visto salire ai disonori della cronaca Vauro: qualcuno ricorda il 18 giugno 2006 , Emergency e Gino Strada quando scriveva: ” E a fine mese che succede, col voto sul rifinanziamento della missione militare? Continuo a sperare in un segnale di cultura, di civiltà, di «ripudio della guerra». Se invece, per qualsiasi ragione «della politica», il Governo italiano deciderà di trovare comunque un ruolo per le nostre truppe, per non irritare presunti alleati o autentici padroni, il nostro Paese avrà perso una occasione importante per affermare una cultura nuova. Si temono terremoti politici, qualcuno crede che la «stabilità» politica italiana debba essere la priorità nell’orientare le nostre scelte sull’Afghanistan. Che cosa vorrebbero dall’Italia e dagli italiani i cittadini dell’Afghanistan? Che li aiutassimo a campare, e se possibile a campare un po’ meglio, oppure ci stanno chiedendo di stabilizzare il regime di Karzaj? E noi, vogliamo un’Italia «stabile» o un Paese che rifiutando la guerra potrebbe incominciare – finalmente – a chiamarsi davvero «civile»?”

E qualcuno ricorda quanto dissero le Donne di RAWA – sulla presenza delle truppe straniere in Afghanistan?

Abbiamo avuto il terremoto, anche quello politico, ci sono state varie Annunciazioni…Eppure non basta.

Oggi ma anche domani 25 aprile è un altro giorno CONTRO LA GUERRA e su chi lucra mediaticamente negli Affari che la vestono.

Dalle Macerie: (R)ESISTENZA!

Doriana Goracci

“Se ci si sente mendicanti, ci si comporta da mendicanti. Per recuperare il nostro futuro la prima cosa da fare è decolonizzare i nostri spiriti”. (Aminata Traorè su RE-Sisters Donne e resistenza contemporanea)

DA ROMA A KABUL UN GRIDO DI RABBIA UNISCE LE DONNE!!!!!!!!
Mai più costrette a sanguinare
Da Roma a Kabul un grido di rabbia unisce le donne
Oggi 100 donne hanno dato vita a una perfomance artistica di denuncia e solidarietà nei confronti delle donne afgane. Recentemente l’Afghanistan ha reso legge una consuetudine che autorizza, nelle coppie sciite, il marito ad avere rapporti sessuali con la moglie anche non consensuale e di fatto legalizza lo stupro. Questa stessa legge vieta alle donne di uscire di casa, di lavorare e di andare dal medico senza il permesso del marito, e dà la custodia dei figli a padri e nonni in caso di separazione dei coniugi.
Con i piedi scalzi e del sangue che grondava abbiamo sceso la scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna per gridare con forza che nessuna donna mai più deve essere costretta a sanguinare! Ai piedi della scalinata abbiamo deposto dei sassi per segnalare la nostra indignazione per come è stata repressa la manifestazione di protesta delle donne in Afghanistan sotto gli occhi silenti della polizia.
Siamo donne. Italiane, arabe, sudamericane, donne di tutto il mondo che non si riconoscono detentrici di una cultura unica o di un modello di democrazia da esportare. Soprattutto quando questa democrazia viene spacciata come il fine giusto della guerra, in nome della libertà e dei diritti delle donne.
Ricordiamo che nella nostra Italia “democratica e occidentale” l’80% delle violenze avviene dentro le pareti domestiche, perpetrato da mariti, compagni, fratelli, padri. Solo attraverso la nostra consapevolezza, autodeterminazione e autorganizzazione possiamo trovare risposte.
RIPRENDIAMO LA PAROLA PARTENDO DALLA SOLIDARIETA’ TRA DONNE.
Noi come donne rispondiamo, ci organizziamo, usciamo dai ruoli assegnateci e lo facciamo quotidianamente attraverso la rivendicazione dei nostri desideri, sogni e bisogni.

MAI PIù….

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