Per ricordare al legislatore che il lavoro non va solo festeggiato, ma tutelato e garantito come narra il primo articolo della Costituzione Italiana.

Per il sesto decennio l’Italia si accinge a festeggiare la festa dei lavoratori, tra ulteriori licenziamenti dovuti all’ennesima crisi economica. Vorrei ricordare ai tanti politici di destra e di sinistra che parteciperanno e non alle manifestazioni in tutto il Paese, che l’Italia resta ancora una Repubblica fondata sul lavoro. Lavoro o mancanza di esso, che in sessant’anni ha prodotto un esodo migratorio, per dir poco “vergognoso” e non eguale in nessun altro paese. Milioni di italici sono stati costretti ad emigrare, perche’ si son visti questo diritto fondamentale negato. Una societa’, nella quale non si riesce ad adempiere a un diritto costiruzionale come il lavoro non e’ democrazia In una vera democrazia il cittadino dev’essere messo in grado e libero di lasciare un posto di lavoro e trovarne un’altro in poco tempo. E’ ora che il legislatore ne prenda atto. Ai politici che credono ancora che questa sia un utopia si rileggano l’articolo primo e cerchino in futuro di realizarlo, come fu previsto dai nostri padri costituenti. Possibile che tra gli oltre 900 deputati e senatori nel corso delle legislature, non ci sia mai stato un partito che abbia trovato la ricetta giusta.? Silvio pensati tu! Non e’ una mia frase, ma quella che molti napoletani inondati dai rifiuti e terremotati tra le macerie hanno rivolto Berlusconi a mo’ di supplica. Nessuno ha la bacchetta magica, ma tutti i poltici hanno il diritto e non dovere o supplica di trovare la soluzione Facciamo di questo primo maggio un giorno in cui tutti i poltici si facciano un autoanalisi, o meglio “un mea culpa” e si inizi a pensare coincretamente al lavoro come diritto di tutti i cittadini. Anche se per molti politici e imprenditori significherebbe ( senza fare nome alcuno ), guardarsi nelle tasche e alleggerirle. . e statene certi che nessuno vi accusera’ di utopia.

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