Lo smantellamento della rete consolare italiana all'estero sta confermando le perplessità che ne avevano accompagnato l'approvazione in sede parlamentare, non solo dai rappresentanti dell'opposizione. Nelle regioni in cui si è proceduto alla chiusura degli uffici consolari vi sono state reiterate e più che comprensibili proteste dei nostri connazionali emigrati, ma anche appelli e inviti delle autorità locali a non sopprimere la presenza dello Stato italiano. Ma le proteste dei nostri connazionali all'estero non hanno il potere di scalfire la volontà ferrea del Governo e del Ministero degli affari, convintamente costretti dalle necessità di bilancio a chiudere gli uffici e con essi i servizi agli italiani emigrati che sono centinaia di migliaia e, soprattutto in Europa, hanno tuttora un intenso rapporto con l'Italia. I nostri governanti dimenticano (coscientemente) che quei cittadini che ora non hanno più i servizi amministrativi primari, se non affrontano lunghe e spesso costose trasferte alle nuove sedi consolari, hanno dato al loro Paese infinitamente di più di quanto hanno ricevuto. E sono tuttora una risorsa economica di grande importanza per l'Italia, sia come cittadini consumatori dei prodotti italiani, sia come promotori e diffusori del made in Italy. C'è da chiedersi soltanto fino a quando, visto come sono stati trattati negli ultimi anni.
Il 13 luglio 2011 ho presentato una risoluzione nella Commissione affari esteri della Camera dei deputati, con cui s'impegna il Governo ad aprire agenzie e sportelli consolari nelle città europee dove sono state chiuse le nostre rappresentanze o se ne prevede una imminente soppressione (vedi il testo della risoluzione). La risoluzione, in ultima analisi, intende da una parte dare soluzione ai forti disagi che avvertono gli italiani di vecchia emigrazione, che hanno difficoltà a muoversi dai luoghi di residenza per raggiungere la nuova sede consolare competente, dall'altra intende sensibilizzare il Parlamento italiano sulla rilevanza della rete consolare per promovere il sistema Italia, tanto più dopo la chiusura dell'Istituto per il Commercio con l'Estero e l'accorpamento delle sue sedi all'estero agli uffici diplomatico-consolari.
Giova ricordare che il Parlamento, tramite le Commissioni esteri di Camera e Senato congiunte, hanno avviato una indagine conoscitiva proprio sulla “Riorganizzazione della rete diplomatico-consolare e sull'adeguatezza e sull'utilizzo delle dotazioni organiche e di bilancio del Ministero degli affari esteri”, con l'obiettivo di contribuire ad adottare decisioni più oculate, pertanto sembra poco opportuno procedere alla chiusura delle sedi consolari senza attendere l'esito di questa importante indagine conoscitiva. Stante il progetto del Governo saranno chiuse 18 sedi consolari (di cui 13 in Europa), alcune ambasciate e il declassamento di 4 consolati generali a consolati.
Nella seduta del 26 luglio scorso la risoluzione è stata discussa una prima volta, senza pervenire alla votazione finale, per cui ogni decisione è rimandata alla riapertura dei lavori in settembre. Vi è però da dire che l'orientamento espresso dal rappresentanbte del Governo, Sottosegretaro agli Affari esteri Alfredo Mantica, sembra precludere anche un minimo di apertura verso le soluzioni proposte dalla risoluzione Narducci ed altri.

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