Ho ricevuto, come credo anche altri parlamentari e gli stessi dirigenti
della RAI, una lettera del missionario comboniano Manuel Ceola che mi ha
commosso e turbato. La lettera stigmatizza insensibilità, cinismo e
ipocrisie della trasmissione della RAI “L'isola dei famosi”. Si dirà:
critiche effimere e infondate, che ignorano la legge del mercato e le
richieste degli utenti, quindi non rompete. Credo invece che le riflessioni
del missionario non siano affatto impertinenti ma, obiettivamente, molto
condivisibili, e più apprezzabili in un periodo in cui si sta cercando, con
grande fatica, di ritrovare quel decoro, quella dignità e quel senso di
ragione che si erano persi in questi ultimi anni.

Cosa ci dice il sacerdote comboniano che già non sappiamo o che facciamo
finta di non sapere? Riassumo: che il reality show della RAI si svolge in
un isola di un Paese, l'Honduras, molto povero, sfruttato da imprese
transazionali, governato da un regime dittatoriale e violento, abitato da
milioni di diseredati. Un Paese le cui risorse e la cui economia sono
prerogative delle brame e degli interessi di potentati economici alieni e
dei detentori del potere politico.

Riproduco alcuni efficaci passaggi della lettera. “Il contadino viene
spinto, con metodi legali e illegali, a deforestare selvaggiamente.
L'impoverimento a lungo termine dell'ambiente avrà ovviamente conseguenze
pesanti per lui. Dopo il golpe la situazione è peggiorata perché il potere
delle transazionali è enormemente cresciuto. Il Paese sta sanguinando,
ferito a morte dalla violenza, dalla povertà crescente, dalla mancanza di
rispetto per la vita e dalla corruzione tra le forze dell'ordine”.

E tra l'indifferenza, aggiungo io, dei popoli “civili”. Così indifferenti
che non hanno altro di meglio da fare che organizzare in questi Paesi poveri
e sfruttati – come fa la RAI – reality di dubbio valore morale e culturale
solo perché fanno audience e sono possibili attrazioni e facili
catalizzatori di interesse, esponendo in televisione il peggio della razza
umana. E i nostri famosi? Come dice la lettera del comboniano “non sono
altro che delle persone a cui nel loro Paese non manca nulla e che si
prendono il lusso di fingere fame in un Paese dove la fame c'è davvero, di
fingere lotte per la sopravvivenza dove gente lotta e muore per davvero, di
fingere urla di dolore o di rabbia dove più di 350 uomini hanno gridato,
urlato la loro disperazione, il loro dolore nel vedersi intrappolati dalle
fiamme”. “Come uomo, cristiano, missionario e abbonato RAI sento il diritto
e il dovere di gridare: BASTA!!! Chiedo a chi può di intervenire e di
smettere di prendere in giro milioni di persone che, non solo in Honduras,
ma in tantissimi altri Paesi sono stanchi di essere sfruttati, umiliati,
uccisi. Sono stanchi di vedersi sbattere in faccia la nostra ipocrisia, la
nostra ricchezza, la nostra “cultura”.

Cosa dire di più e di meglio. Potrebbe e dovrebbe partire dalla RAI un
rinnovamento della moralità e dei costumi, una rivoluzione culturale dopo
anni di imbarbarimento che ci faccia godere finalmente una televisione meno
volgare, meno inutile, più seria, più pulita, e perché no, anche più colta.

Gino Bucchino

Deputato

Piazza Poli 13 – 00187 Roma

Tel. 06 6760 5703

Fax 06 6760 5005

bucchino_g@camera.it

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