Che sia chiaro una volta per tutte: l’articolo 18 non si tocca perché è inutile toccarlo, perché non risolve, anzi acuisce, il problema del precariato e perché non è togliendo i diritti ad alcuni che si ampliano ad altri.

Il nostro approccio alla questione non è ideologico ma pragmatico. Non ho trovato, invece, una sola posizione non ideologica da parte di chi vuole abrogarlo. Anzi, qualche posizione non ideologica c’è. Mi riferisco a chi ha posizioni di comodo; chi, cioè, trae vantaggio dalla modifica dell’articolo 18 per avere libertà di licenziare. Penso, ad esempio, a Marchionne che ha commentato molto positivamente la riforma nel suo complesso dopo il colloquio di qualche giorno fa con Monti. Ora, se io avessi una posizione ideologica, sarei contro l’Ad della Fiat a prescindere. Invece la mia posizione di contrarietà dipende dai comportamenti che Marchionne sta tenendo in questi mesi, a cominciare dalla discriminazione dei lavoratori iscritti alla Fiom e al mancato ritorno in fabbrica di tre lavoratori della Fiat di Melfi contro una sentenza d’appello del tribunale. Io non voglio che personaggi di questo genere possano avere la possibilità di licenziare, senza reintegro deciso dal giudice, propri dipendenti senza giusta causa. E se il giudice ordina il reintegro questo va eseguito immediatamente.

Ho seguito con attenzione le dichiarazioni del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e posso dire, anche se come partito prenderemo una decisione ufficiale soltanto nei prossimi giorni, che personalmente condivido la scelta di proclamare un pacchetto di 16 ore di sciopero generale. Ha ragione: la questione dell’articolo 18 non è politica, è economica e sociale e come tale va trattata da tutti. Per questo non faccio fatica ad accogliere il suo appello in Parlamento. Noi la cancellazione dell’articolo 18 non la voteremo.

Sono davvero curioso, e lo dico con rammarico e preoccupazione, anche di sapere che sintesi troveranno le diverse posizioni e anime all’interno del nostro principale alleato, il Partito democratico. Rispetto la loro dialettica, che vive momenti di grande tensione in queste ore, ma mi aspetto una posizione chiara e condivisa, che sia quella di Rosi Bindi o di Piero Ichino, di Cesare Damiano o di Enrico Letta. Su quale prevarrà poi trarremo le nostre conclusioni politiche. Nel frattempo, se il Pd non troverà una posizione univoca, il Senato discuterà, nella settimana prima di Pasqua, una mozione dell’Idv a mia prima firma in cui si impegna il governo a non modificare l’articolo 18. Passiamo alla eliminazione del precariato, al lavoro interinale per pochi giorni, alle false partite Iva che nascondono altri lavoratori precari, ai fondi per estendere gli ammortizzatori sociali. Questi sono i veri problemi, signor Monti e signora Fornero.

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