Angelino Alfano, il celebre delfino berluschino, non ha potuto resistere all'impulso di di prendersela con i giudici, anche se questa volta il fiele è destinato ai giudici del lavoro anziché a quelli perfidi che vogliono a tutti i costi processare il suo capo.Del resto non è certo una novità che nella galassia Pdl la parola “giustizia” faccia venire l'orticaria un po' a tutti. Ma si sa – è la relatività secondo Alfano; è il Pd che non ha potuto resistere alla tentazione di mettere in mezzo i giudici. Ma vien da chiedersi, chi dovrebbe occuparsi di una materia così delicata come quella dei licenziamenti se non i giudici? Forse il WWF, visto che i lavoratori con il “posto fisso” sono diventati una specie in via di estinzione come il panda e la foca monaca.Sempre secondo il nostro, se loro – il Pdl – fossero un partito unico al governo, non ci sarebbero questi problemi. Direi che non ci sarebbero nemmeno più i giudici. Ma lui è speranzoso che in parlamento si possa migliorare i ddl.Noi invece siamo speranzosi (si fa per dire) che gli elettori “consumatori” che hanno mandato alla ribalta certi personaggi di dubbia capacità ma di “certa” ipocrisia (come si può scordare il “presidente operaio”), possano essere ora e per sempre illuminati di immenso e non si dimentichino che, a loro, piace tanto tanto la flessibilità-precarietà-libertà di licenziamento. Naturalmente non sono gli unici ad avere certi gusti, ma sicuramente sono i portatori dei veri valori di diseguaglianza.Certo che c'è chi non si accontenta mai, perchè in fondo questa è una riforma del lavoro di “portata storica”. Di storico c'è che un parlamento di “nominati” avrà gioco facile a farla passare con tutte le relative magagne; peggiorando notevolmente la situazione sulle tutele dei lavoratori ma non migliorando la situazione della precarietà. Per non parlare del numero assurdo della tipologia dei contratti di lavoro. Un ddl di 79 pagine per convincerci che flex è bello e security no.Purtroppo non è facile essere ottimisti, e credere che tutti abbiano capito la lezione. Al mio paese si dice: “ a lavè la testa agli asu, as perd el temp el savun” (a lavare la testa agli asini, si perde il tempo e il sapone).

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