Eppure soffia? La cava a Capranica, non era dismessa o abbandonata ma era diventata la discarica dei rifiuti tossici: lo appresi come tante altre persone dalle tv regionali e nazionali. Fu religioso silenzio da parte dell’ amministrazione comunale e ovviamente della cittadinanza, vicina…a chi implicato, in un modo o nell’ altro. Il processo “Giro d’Italia” nasce nel 2005 da un’operazione dei carabinieri per la tutela ambientale che ha scoperto un traffico di rifiuti prodotti in impianti del Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Toscana smaltiti illecitamente nelle cave di Castel Sant’Elia, Capranica e Vetralla.
Nei tre siti di Castel Sant’Elia, Capranica, Cinelli sono arrivati circa 35 milioni di kg di fanghi di cartiera, 11 milioni di kg di fanghi provenienti da rifiuti solidi urbani bruciati e fanghi sanitari, 4000 tonnellate di ceneri pesanti da acciaieria, ceneri prodotte da termovalorizzatori di rifiuti urbani e sanitari.
Apprendo casualmente, per via di un titolo “vecchio” di alcuni giorni che il 12 ottobre il processo è stato chiuso per prescrizione:
Traffico di rifiuti nel Viterbese, prescrizione per i quattordici imputati “Tutti prosciolti per prescrizione dei reati i 14 imputati per traffico illecito di rifiuti scoperto nel 2005 nel Viterbese. Lo ha deciso questa mattina il tribunale di Viterbo. I Pm, al termine delle loro requisitorie, avevano chiesto condanne complessive per oltre 36 anni di reclusione. Il processo era scaturito dall’inchiesta ‘Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo’, così denominata in quanto i rifiuti, quasi tutti provenienti dal nord, prima di giungere nelle cave viterbesi compivano giri tortuosi. Nel processo si erano costituite alcune decine di parti civili, tra i quali la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, il Wwf, Legambiente e i tre comuni in cui i rifiuti pericolosi venivano interrati illegalmente. Secondo l’accusa, sono stati interrati illegalmente oltre 250mila tonnellate di rifiuti pericolosi, per un giro d’affari di 2 milioni e mezzo di euro. Secondo le parti civili, i danni causati alle amministrazioni, solo per la bonifica e la messa in sicurezza delle aree, ammonterebbero a 5 milioni di euro. I pubblici ministeri, avevano contestato agli imputati lo smaltimento illecito di tre categorie di rifiuti incompatibili con i luoghi in cui venivano interrati: una parte era sprovvista di analisi che ne attestassero la non tossicità, in altri i risultati delle analisi erano stati falsificati, nella terza, infine, venivano smaltiti rifiuti diversi da quelli indicati nei documenti.”
Il 15 marzo 2012, la giornalista Stefania Moretti su Tuscia web riportava: Traffico di rifiuti, chiesti oltre trent’anni di carcere…”Il processo, durato due anni, è scaturito dalla maxiinchiesta del 2005 “Giro d’Italia – Ultima tappa Viterbo”. Nome dovuto al percorso che i rifiuti avrebbero compiuto prima di finire in discarica: dal Nord Italia alle cave di Vetralla, Capranica e Castel Sant’Elia. Per un giro d’affari di due milioni e mezzo di euro. Nel complesso, la pubblica accusa ha chiesto oltre 36 anni di carcere, con pene dai 9 mesi ai quattro anni. Queste ultime riservate, per lo più, agli amministratori e gestori di fatto delle società titolari delle discariche. I magistrati Stefano D’Arma e Franco Pacifici hanno parlato di “tre grandi categorie di rifiuti”. Tutte incompatibili con la destinazione finale. O perché sprovvisti di analisi preventive che ne escludessero la tossicità. O perché i risultati delle analisi stesse erano stati alterati. O perché descritti, sulla carta, come sostanze di un certo tipo, mentre, in realtà, si trattava di tutt’altro. “Non contestiamo l’inquinamento – ha spiegato il pm -, ma il fatto che in quei siti sia stata fatta un’attività di illecito conferimento”. Per la Procura, in pratica, quei rifiuti non dovevano essere lì. Subito dopo, spazio alle parti civili: Regione, Provincia, Wwf, Legambiente e i comuni delle cave. Per Vetralla, l’avvocato Giovanni Labate ha chiesto una provvisionale di 650mila euro, per i costi delle operazioni di messa in sicurezza affrontati dall’amministrazione comunale dal 2006 in poi. 730mila euro il risarcimento voluto dal Comune di Capranica, rappresentato dallo stesso Labate e dal collega Feliziani. Somme che, per i legali di parte civile, sono briciole in confronto al danno subìto, che gli avvocati sostengono si aggiri intorno ai cinque milioni di euro. Un dato che per la difesa va nettamente ridimensionato e che i legali sono sicuri di poter confutare. Lo faranno alla prossima udienza del 18 aprile, quando la parola passerà agli avvocati dei 14 imputati.”
L’Ufficio stampa Legambiente Lazio scrive: “Prescrizione dei reati, dopo sette anni, la sentenza è di “non doversi procedere”. Così si chiude il Processo sul traffico illecito di 250 mila tonnellate di rifiuti speciali nei centri di ripristino ambientale di Vetralla, Castel Sant’Elia e Capranica, in cui Legambiente Lazio ed il coordinamento Provinciale di Legambiente Viterbo, assistiti dall’avvocato Pierdomenico Giuseppe, sono costituiti parte civile. Una notizia che arriva proprio mentre nelle stesse ore, è stato effettuato dalle Forze dell’ordine un nuovo sequestro di 12mila mq di discariche abusive, ancora una volta nei territori di Sutri e Castel Sant’Elia. “La prescrizione è una brutta notizia che in parte ci aspettavamo, abbiamo tenuta altissima l’attenzione sul processo proprio per tentare di evitarla, tutto si è svolto secondo le regole, ma è triste e difficile accettare che le schermaglie giudiziarie abbiano battuto il buon senso – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Prescrizione non è né assoluzione né condanna, per capire però meglio il merito dei fatti occorrerà attendere le motivazioni della sentenza. Ora è comunque fondamentale ed urgente intervenire affinchè i territori che sono stati teatro dello scempio ambientale siano definitivamente risanati”. “Rimane il fatto che i rifiuti in quelle cave ci sono finiti, quello che ci interessa è capire e vigilare su che cosa succederà ora in quelle aree che sono state dissequestrate -afferma Pieranna Falasca, coordinatrice Provinciale di Legambiente Viterbo-. Il territorio del viterbese è sempre più in preda ad una serie inarrestabile di discariche di rifiuti incontrollate, come testimonia purtroppo anche il sequestro di oggi in quegli stessi territori. E’ ora che l’obiettivo della bonifica delle aree e della sorveglianza del territorio diventi davvero prioritario”. Legambiente ricorda i numeri del ciclo illegale dello smaltimento di rifiuti nel Lazio: secondo il Rapporto Ecomafie 2012, il Lazio è al 1° posto fra le Regioni dell’Italia centrale per questo tipo di reati, con 326 infrazioni accertate, 1 arresto, 162 sequestri e 354 persone denunciate.
15 ottobre 2012 Longa Manus, rinviati a giudizio tutti gli indagati: Sono stati rinviati a giudizio gli indagati dell’inchiesta Longa Manus sul traffico di rifiuti che nel 2007 ha coinvolto Montefiascone e altre città del centro Italia e la Sardegna e che ha visto implicati amministratori, tra cui l’allora sindaco di Montefiascone Fernando Fumagalli, e vari imprenditori. Il gup del Tribunale di Viterbo Francesco Rigato, infatti, ha deciso di rinviare a giudizio gli 11 indagati, accusati di corruzione, falso ideologico e smaltimento illecito dei rifiuti, con il processo che inizierà il 12 febbraio. Secondo l’accusa Fumagalli, insieme al suo assessore all’Ambiente Valdo Napoli e il segretario generale del comune Luciano Carelli avevano assegnato a trattativa privata l’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a una società, ottenendo in cambio l’assunzione di 12 persone da loro indicate.Le altre persone coinvolte nell’inchiesta sono: Bruno Mancini, titolare di una discarica a Tuscania; Angelo e Giuseppe Bologna, amministratori del gruppo Econet-Sieco; Antonio Sini, amministratore della Consit Scarl; Luigi Giuseppe Ferri, amministratore della Sap; Massimo Jandolo, direttore tecnico del gruppo Econet-Sieco; Fabio Boni, addetto commerciale del gruppo Econet-Sieco; Fabrizio Turchetti, responsabile della logistica della Sieco. L’incriminazione di Fumagalli, Napoli, Carelli e Leonardi scaturì da un’inchiesta più vasta, relativa a un traffico di 23mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, contenenti alte concentrazioni di piombo, nichel, cadmio zinco e mercurio, nonché altri rifiuti tossico-nocivi, tutti particolarmente dannosi per l’ambiente e la salute, che sarebbero stati smaltiti in varie regioni d’Italia e in provincia di Viterbo. Circa 10 milioni il giro d’affari. Ventotto le persone coinvolte, 10 delle quali furono arrestate o sottoposte ai domiciliari.
Secondo le parti civili, i danni causati alle amministrazioni, solo per la bonifica e la messa in sicurezza delle aree, ammonterebbero a 5 milioni di euro. I pubblici ministeri, avevano contestato agli imputati lo smaltimento illecito di tre categorie di rifiuti incompatibili con i luoghi in cui venivano interrati: una parte era sprovvista di analisi che ne attestassero la non tossicità, in altri i risultati delle analisi erano stati falsificati, nella terza, infine, venivano smaltiti rifiuti diversi da quelli indicati nei documenti.
Si arriva anche a sostenere…: ‹‹Non doversi procedere contro tutti gli imputati, per i reati loro contestati, perché estinti per prescrizione. Restituzione dei beni in sequestro agli aventi diritto››. Lapidaria la sentenza del giudice Eugenio Turco che questa mattina si è pronunciato nel processo per smaltimento illecito di rifiuti che ha visto coinvolti 14 imputati, e 40 persone costituirsi parte civile a seguito dei danni causati all’ambiente dai siti di smaltimento. L’inchiesta – denominata “Giro d’Italia, ultima tappa a Viterbo” ha avuto inizio nel 2005 quando venne scoperto il traffico illecito di rifiuti (250 mila tonnellate )che in nord Italia sarebbero stati mescolati con rifiuti pericolosi e –per mezzo di false certificazioni – spediti nei centri di compostaggio tra Vetralla, Capranica e Castel Sant’Elia. Trascorsi sette anni e mezzo dall’inizio delle indagini, è intervenuta la prescrizione dei reati così come accolta dal giudice, a discapito di famiglie, comuni, Regione e Wwf che lamentavano la situazione creatasi e in attesa di un risarcimento. Dal canto loro le difese dei quattordici avrebbero sperato in una sentenza di non luogo a procedere, visto che le analisi sui campioni sarebbero state svolte – punto su cui hanno insistito in molti –quasi in segreto e presentate in dibattimento senza la possibilità di un contraddittorio tra accusa e difesa. Sul punto ha insistito in particolare il legale Giuseppe La Bella, difensore del titolare della cava del Cinelli, Giovanni Santini. ‹‹L’innocenza del mio assistito è stata provata attraverso la presentazione del piano di caratterizzazione – un’analisi dei terreni – ‹‹Che ha mostrato che non vi fosse presenza di diossina nei rifiuti. Nessun danno è stato arrecato alla provincia di Viterbo, nemmeno di immagine››. Intanto nei prossimi giorni le discariche verranno dissequestrate e restituite ai proprietari, a vantaggio del settore ceramistico della zona che con la chiusura dei siti ha visto triplicare i costi di gestione dei rifiuti.”
E’ notizia del 17 ottobre 2012: Traffico internazionale rifiuti, sequestrate 21 tonnellate; 3 denunce “Il materiale, trovato in un autoarticolato, è costituito da parti di auto usate provenienti da due ditte con sedi nelle province di Roma e Viterbo. Il carico era privo di autorizzazioni. Si tratta di rifiuti speciali e pericolosi il cui smaltimento incontrollato provoca notevolissimi danni per l’ambiente. L’autista del mezzo e i due responsabili legali delle ditte esportatrici sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per traffico internazionale di rifiuti mentre il mezzo pesante e la merce sono stati sequestrati.Negli ultimi mesi la Guardia di Finanza di Bari ha sequestrato all’interno dell’area portuale circa 33 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi sottraendoli al traffico clandestino. Sette le persone denunciate.”
Si, ne scrissi in passato, tante innumerevoli volte…
Sono stanca, nauseata e senza alcuna speranza.
Doriana Goracci
Capranica (Vt)

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