Roma – Aderire ad un partito senza saperlo? A quanto pare, tra le tante dinamiche poco chiare della politica del centro-sinistra (questa volta più centro) all'estero, succede anche questo. Al limite tra la beffa e la truffa è quanto accaduto a Roberto Maddalena, italiano residente nel Regno Unito che dopo tanti anni di militanza nelle file del Pdl attraverso la stampa ha scoperto di essere diventato membro del Maie, il partito dell'onorevole Ricardo Merlo, di ispirazione centrista e molto vicino al segretario Pierferdinando Casini.

– Maddalena, lei per tanti anni lei è stato vicino alle idee del centro destra, ora la svolta centrista con il Maie, come mai?
No, no. Nessuna svolta centrista. Io sono del Pdl.

– Ma come, mi scusi, la stampa riporta la notizia di una sua recente adesione al Maie, è falso o ha cambiato idea?
Fino a qualche giorno fa io non sapevo neanche cosa fosse il Maie, poi dai giornali vengo a scoprire che non solo ne faccio parte, ma che è addirittura un partito politico, per giunta vicino a Casini, una persona che non voterei mai. L'Udc non mi è mai piaciuto, non l'ho mai votato e neanche voglio farne parte.

– E allora com'è possibile?
Domenica scorsa a Londra abbiamo partecipato ad una riunione organizzata dall'amico Luigi Billé, ma sia io che le persone con cui dopo ho parlato, pensavamo si trattasse di un incontro per uno scambio di opinioni sulle problematiche connesse agli italiani all'estero, un vertice per cercare solidarietà tra connazionali. Sono persino intervenuto durante la riunione, parlando proprio di solidarietà e del mio impegno in quest'ambito. Poi a fine incontro abbiamo firmato un documento, che dalla stampa vengo a scoprire era il “manifesto d’intenti per il Regno Unito del Maie”, ma io prima di domenica del Maie non ne sapevo nulla.

– Ed ora che ha scoperto di far parte di un partito il cui riferimento politico in Italia, l'Udc, potrebbe allearsi con il centrosinistra si sente più ingenuo o truffato?
Non è una questione di ingenuità. Sui giornali leggo che il Maie sta crescendo, che ha tanti consensi, ma la verità è che nel Regno Unito, qui a Londra, non lo conosce nessuno. Secondo me, neanche l'amico Billè sa bene di cosa si tratta e quando capirà con chi ha a che fare tornerà dalla nostra parte.

-Visto che si sente del Pdl, come vede la situazione del suo partito all'estero?
Lo scenario è lo stesso che c'è in Italia: c'è una parte, lo zoccolo duro, che vede Berlusconi come unico leader del Pdl e del centro destra e un'altra che invece pensa che questo sia il momento di un cambiamento, necessario per il partito e per il Paese. Poi ci sono tante persone che in questo momento sono un pò confuse: connazionali che hanno sempre votato per il Pdl e che vorrebbero continuare a farlo ma che ora ora non hanno ben chiara la situazione. Il rischio è che questi elettori vengano attirati dalla propaganda antiberlusconiana che certa sinistra produce all'estero strumentalizzando la difficile situazione politica ed economica con dei facili e vuoti slogan populisti.

– E secondo lei il Pdl cosa deve fare per impedire questo?
Le primarie mi sembrano un punto di partenza necessario. Berlusconi ha creato questo partito dal nulla, ha fatto tantissimo: tutto quello che solo un uomo che non proveniva dal mondo della politica avrebbe potuto fare, ma forse è ora di un volto nuovo. Credo che il nostro Silvio debba continuare ad avere un ruolo all'interno del Pdl, ma che bisogna dare un segnale di cambiamento.

– Ma se anche gli italiani all'estero sono divisi, non pensa che le Primarie possano creare una frattura?
Assolutamente no, anzi. E' vero che in molti in questi anni si sono riconosciuti in Berlusconi e hanno identificato il suo volto al Pdl, ma è altrettanto vero che ci sono numerosi elettori che ci chiedono questo cambiamento. Credo che le primarie non solo porteranno più unità all'interno del Pdl, ma anche nuovi elettori.

– A tal riguardo, da elettore, come giudica l'operato dei deputati eletti all'estero?
Contrariamente a quanti affermano che gli eletti all'estero non stiano facendo nulla per noi, a mio avviso il lavoro dei nostri rappresentanti in Italia è lodevole. E' puerile affermare che non fanno leggi per gli italiani all'estero: è chiaro che non hanno strumenti e mezzi per farlo. Con tutti i problemi che ci sono in questo momento poi, mi sembra davvero impossibile che una cosa del genere possa concretamente avvenire se dipendesse unicamente dalla loro volontà o dall'impegno in Parlamento. Quello che possono fare, e che a mio avvisto stanno facendo, è sensibilizzare i colleghi sulle nostre questioni, sulle problematiche che ci riguardano, far passare il messaggio che gli italiani all'estro non solo esistono, ma che sono una grande risorsa per il nostro Paese. Dal punto di vista politico, poi, grazie a Fantetti e Picchi, ora in Europa, soprattutto in zone come la Germania e la Svizzera, esiste un'opposizione alla sinistra che in questi anni è mancata. Loro rappresentano le tendenze politiche di una parte di italiani all'estero che è sempre esistita ma che prima non aveva voce.


Francesca Toscano

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