L’anno che ci stiamo lasciando alle spalle è stato, forse, l’ultimo di quella Seconda Repubblica nella quale non avevamo creduto. Ora, le nostre riflessioni sono dedicate ad una realtà che si presenta sotto compositi aspetti. Ciò per non dimenticare che siamo parte di un sistema europeo. Evidenziata questa premessa, il nostro Paese presenta problemi interni che il nuovo Esecutivo dovrà affrontare; anche perché i “panni sporchi” si hanno da lavare in casa. Del resto, in UE ci sono dei limiti d’intervento che, per loro stessa natura, restano invalicabili. Dal 1979 esiste un Parlamento Europeo, eletto suffragio universale, che rappresenta oltre 390 milioni di cittadini distribuiti nei Paesi che hanno aderito all’Unione. Tra l’altro, c’ è anche una Corte di Giustizia Europea per la tutela degli Stati membri ed una Banca Centrale Europea (BCE).Esiste, da dieci, anni una moneta unica. Insomma, l’Europa dell’area Euro, che ancora tenderà ad espandersi verso l’est, rappresenta un eloquente parametro per ipotizzare, nel futuro, il varo degli Stati Uniti d’Europa (SUE) che potrebbero essere una realtà prima del fine secolo. L’Italia è stata uno dei primi Paesi a guardare ad una federazione comunitaria. Da Roma sono nate quelle premesse che hanno portato il Vecchio Continente all’attuale realtà. Eppure, il Bel Paese è in agonia; anche se intende mantenere tutti gli impegni comuni assunti. Questa non ci sembra, però, la sede per focalizzare delle responsabilità politiche che, in ogni caso, ci sono. Il nostro intervento è un dovere di cronaca ed informazione. Il 2013 vedrà un Parlamento rinnovato ed un Governo sicuramente non più “tecnico”. Ci saranno da affrontare problemi interni che l’Unione non potrà fare suoi. Certo è che oltre i confini politici degli Stati ci saranno anche delle mete unitarie da conquistare. Essere europei sarà importante. Sotto ogni profilo. Del resto, più di due milioni di cittadini italiani vivono in altri Paesi UE e la loro integrazione si è realizzata in termini ormai più che fisiologici. Quindi, italiani sì, ma anche cittadini d’Europa. La nostra Comunità nel Vecchio Continente è, certamente, più numerosa di quella in essere nelle Americhe e mostrarsi europei significa anche condividere una realtà ben più articolata di quella vissuta sul territorio nazionale. Mentre riteniamo che in questo nuovo Millennio la società europea sarà ampiamente multi etnica, potrebbe essere elaborata una Costituzione europea ed un’Economia con interessi vincolanti tra le varie realtà del Vecchio Continente. Muteranno, di conseguenza, anche i rapporti politici tra gli Stati UE. L’era del “campanilismo” è finita col secolo scorso; ora è il Continente Europa ad assumere un’importanza globale. Ci vorrà ancora tempo per smussare alcuni comportamenti prettamente “nazionali”. Ma non verrà meno la fermezza e l’impegno per andare oltre. Superati i nazionalismi, la realtà che ci attende favorirà anche la ripresa del nostro sviluppo. Perché essere “parte” di un “tutto” sarà una garanzia. Oltre la confusione di questo travagliato periodo, resta la futura concretezza d’essere italiani d’Europa.

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