Tra poche settimane è Natale, poi Fine Anno. Scadenze che ci sono sempre state e sempre ci saranno. Tutto normale? Secondo noi, proprio No. Con una crisi che ha falcidiato le speranze ed i risparmi di una vita, con delle carenze occupazionali mai viste nel Bel Paese, come si può esprimere un augurio che vada oltre l’aspetto formale? Con i milioni disoccupati, cassintegrati, giovani alla ricerca di una qualsiasi occupazione, pensioni miserabili, ha ancora senso scambiarci gli auguri? Le Festività consumistiche sono finite. Non per libera scelta, ma per imposta necessità. Ci sono tante scadenze pecuniare da onorare con fine d’anno e per il superfluo non resta un bel nulla. Mentre i prezzi aumentano e le città s’illuminano, far quadrare il bilancio familiare, è più difficile. Sempre più spesso impossibile. Dopo gli “adeguamenti”, è venuto il tempo delle “rinunce”. Intanto, l’anno s’avvia alla fine con prospettive che, a nostro avviso, hanno dell’assurdo. Rispettando l’aspetto religioso delle Festività, non ci sono auguri che tengono. Buon Natale e Buon Anno sono termini che appaiono stonati in un’Italia nella quale è sempre più difficile coniugare il pranzo con la cena. Il benessere, per molti, non c'è mai stato. Però, la vita era meno “amara”. Insomma, più “vivibile”. Ora è tutto diverso. Ci sembra inutile andarne ad esaminare i motivi e le cause. Intanto il 2012 è alla fine e le luminarie dei negozi addobbati a festa non attirano più che pochi compratori. E quei pochi sono sempre meno. Se si potesse fare una sintesi dei dodici mesi che abbiamo passato ed un’analisi dei dodici mesi che ci aspettano, il bilancio sarebbe in pareggio. Quello che c’è stato tolto, non lo recupereremo. L’inverno sarà più lungo del solito, anche perché il gelo è sceso nei cuori. Se non è possibile gioire, oseremmo sperare, almeno, di non soffrire maggiormente. Il più sfacciato ottimismo ha lasciato il posto ad un crudo realismo ed alla sensazione, sempre più reale, che il tempo che verrà non riservi momenti migliori. L’Italia è alle corde e la ripresa resta un obiettivo ancora tutto da scoprire. I “tagli” su tutto ed il ridimensionamento del resto, ci hanno tolto lo stimolo a festeggiare ciò che, nel concreto, non è festeggiabile. Come si può pensare al Cenone della Vigilia ed al Veglione di Fine Anno? Come si può chiedere ad un bimbo di comprendere il perché della mancanza di un balocco? Come si può dare fiducia ad un anziano senza l’indispensabile? Dietro l’apparenza festaiola c’è solo l’ipocrisia di chi ha e non ha mai dato e lo sconforto di chi aveva ed ora non ha più neppure il necessario. Ostentare, ora, significherebbe dare uno schiaffo alla miseria, prendersi gioco delle necessità degli altri; esaltando la “fortuna” d’avere senza, però, la certezza di poterci far conto domani. Quali saranno i messaggi dei nostri vertici dello Stato per Fine Anno, con le conseguenti analisi sullo stato del Paese? Come si può vivere in questo modo? Come si può…….

Giorgio Brignola

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