Come in un inventario di incubi, si ricomincia a parlare di possibili attentati mafiosi.
Ancora la mafia, di nuovo in estate, come ventuno anni fa, quando morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Oggi come allora, c'è di nuovo un magistrato che vuole fare luce su una trattativa e una congiura che si alimenta nel silenzio dei media e dell'opinione pubblica.
Così come nel 1992 la mafia voleva mettere a tacere Falcone e Borsellino, che dovevano essere eliminati per consentire di portare avanti e concludere la trattativa, oggi vogliono l'eliminazione del Pm Nino Di Matteo.
Vogliono il silenzio, il buio sulla trattativa, che molti personaggi delle istituzioni hanno mantenuto per venti anni. Non si deve arrivare alla verità, ai responsabili morali e materiali dell'assassino di Paolo borsellino, ai mandanti delle stragi del 92.

Le notizie relative all'arrivo a Palermo dell'esplosivo necessario per eliminare Di Matteo, sono drammaticamente sottovalutate, e non è la prima volta che il Pm subisce intimidazioni. E' una strage annunciata, probabilmente con gli stessi mandanti, ma la cosa gravissima e inaccettabile, è il silenzio istituzionale.
Non vorremmo più avere magistrati eroi, ma magistrati che lavorano serenamente per sanare la piaga delle mafie, che impedisce lo sviluppo del Paese, un Paese in cui dilaga la corruzione, non può esservi democrazia. Perchè vi è certamente una relazione tra politica e morale, e questo può essere riconosciuto tanto dal moralismo quanto dal cinismo. Se questo non è chiaro, non ci si può stupire della decadenza di cui il nostro Paese sta sempre più soffrendo e dando spettacolo al mondo intero.
E' sconcertante il silenzio che persiste da parte dei media rispetto all'iniziativa delle Agende Rosse che hanno dato vita a proteste in tutta Italia, e alle quali la gente ha spontaneamente aderito, l'ultima ieri presso la Basilica di Superga a Torino. Hanno contestato il fatto che il Capo dello Stato ritenga sufficiente il livello di protezione 1 per Nino Di Matteo, e la negazione del dispositivo “Jammer”, che servirebbe a neutralizzare il telecomando per azionare l'esplosivo. Questo era stato negato a Falcone e Borsllino, oggi viene negato a Di Matteo.
Certo, in una situazione scherzosa si potrebbe definire la democrazia come “un gioco”, ma è evidente che su questo tema, c'è poco da scherzare, e si dovrebbe riflettere molto attentamente su quello che è il significato di una espressione molto abusata quale è “gioco democratico”. In che senso lo si può definire gioco? Nel senso che è divertente e gratificante? Oppure nel senso che è una finzione, una simulazione?
Se rovesciando Clausewitz, la politica è la continuazione della guerra con altri mezzi, ecco che allora la dinamica di “guerra e pace” tra Stato e mafia, ci appare più nitida, più di quanto questi non vorrebbero ci apparisse. Ebbene, il gioco politico ha molte possibili varianti, esso è un genere che comprende molte specie. Tanti sono i modi possibili, tanti quanti sono i regimi politici, nel senso più ampio le forme di governo. Il gioco politico è democratico finchè certe regole non vengono alterate o applicate in modo scorretto, perchè allora, si comincia a giocare ad un altro gioco.
Poichè definiamo “processo di democratizzazione una sorta di avvicinamento che si può riscontrare o meno nella realtà (e le minacce a Nino Di Matteo sono reali), è necessario un avvicinamento al paradigma di una corretta applicazione di tutte le regole del gioco democratico. Se tale regime che chiamiamo democratico, si allontana da questo paradigma, allora dovremmo parlare di una degenerazione patologica della democrazia. Non si spiega diversamente, il perchè a distanza di vent'anni ci si ritrovi ad assistere a questo macabro balletto tra mafia e politica.
www.caratteriliberi.it

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui