I residenti e resistenti iraniani di Campo Ashraf situato nel deserto al confine con l'Iraq, sono stati vittime di un efferato quanto sanguinoso attacco da parte delle forze irachene al comando di Nour Al-Maliki che procede per mano del regime degli ayatollah della Repubblica islamica iraniana.
Alle ore 10 del 31 agosto (ora locale a Baghdad) il bilancio delle vittime del rai era di 23, ora è salito a 50, e si è protratto fino a mezzanotte. Il campo è stato isolato dalle forze irachene, che si avvalgono di unità di combattimento speciali (SWAT) facendo uso di mortai, e una fitta coltre di fumo si è levata nel campo. I feriti versano in condizioni gravissime e sono tutti in ostaggio.
Sono state uccise le persone anche dentro l'infermeria, di alcune vittime sono giunti i nomi:
Zohreh Ghaemi, vice segretario generale del PMOI/MEK; Giti Givehchian, membro anziano del Consiglio del PMOI Mitra Bagherzadeh Gila Toloue, Fatemeh Kamyab , Maryam Hosseini, Majid Shivyari, Azim Naroui, Rahman Manani, Hassan Jabari, Mehdi Fatollah Nejad, Alireza Khooshnevis, Mohammad Reza Safavi, Saeed Akhavan, Hossein Rassouli, Nasser Habashi, Ali Asghar Mechanic, Ali Mahmoudi, Ibrahim Assadi.
La Resistenza iraniana, e i dissidenti all'estero, chiedono aiuto, si appellano all' UNAMI e all'ambasciata statunitense in Iraq perchè inviino immediatamete una delegazione nel campo per fermare il massacro dei residenti, che sta avvenendo sotto gli occhi delle forze dell'ONU deputate a tutelare i resistenti.
Si teme che vengano uccisi tutti per volontà del regime, che ha da tempo progettato lo sterminio dei dissidenti; e che l'Occidente intervenga per mandarli in paesi terzi al fine di salvargli la vita.
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