Il 20 luglio 2019 abbiamo partecipato, Caterina ed io, ad una manifestazione sull' “Allunaggio”, ovvero la ricorrenza dei cinquanta anni della discesa sul suolo lunare di alcuni esseri umani (almeno così dice la storia ufficiale). Ascoltando i vari discorsi tenuti nelle piazzette di Montecorone da vari poeti e commentatori dell'associazione “Risorgimonte” si è parlato anche del paragone nell'immaginifico popolare del rapporto tra “Il Sole e la Luna”. Ovviamente in riferimento al maschile ed al femminile, presente in ognuno di noi, ma anche riguardo ai diversi modi espressivi manifestati nei due generi. Un commento in particolare ha colpito la mia fantasia “guardare il sole acceca la vista mentre guardare la luna ispira i poeti”. Infatti di canzoni sulla luna ce ne sono a bizzeffe mentre sul sole ben poche.

Beh, il discorso è stato assolutamente interessante e vario. La cosa mi ha riportato alla mente i miei precedenti studi e intuizioni sul manifestarsi di una civiltà in cui “il Femminile” contribuì alla crescita di una scala di valori della coscienza universale.

Sull'antica civiltà matristica che distinse l’intero neolitico avevo già letto vari libri ed articoli di diverse autrici ed autori che mi hanno aperta la strada della ricerca verso quell’affascinante mondo idealistico, della armonia tra il maschile ed il femminile, che nei miei sogni innocenti considero una sorta di paradiso terrestre.

Ma dal paradiso terrestre siamo stati scacciati, almeno così dice la Bibbia, forse però questa è solo una assunzione “pretenziosa – poiché sulla terra ci siamo ancora e forse potremmo immediatamente ritrovarci in quel paradiso perduto il momento stesso che la nostra esperienza tornasse alla sintonia fra natura, animali e società umana. E prima di tutto quello che è da riequilibrare, ovviamente, è il rapporto fra i due generi della nostra specie, il femminile ed il maschile…

Yin e Yang, come dicono i cinesi, sono le due forze interconnesse, Terra e Cielo, che creano il mondo…

Nel libro “La civiltà della Dea” l'autrice Marja Gimbutas utilizzava il termine matristico per definire le antiche società neolitiche, Riane Eisler per risolvere il problema ha coniato addirittura un nuovo termine, gilania, unendo la radice greca di femminile (gyn) e maschile (an) con una ‘l’, lettera che evoca il termine link, ‘legame’. Invece Heide Göttner Abendroth, che possiamo definire la fondatrice di questa corrente di studi, considera la parola adeguata da usare matriarcato, e lo spiega dal punto di vista etimologico non come ‘potere delle madri’, bensì come ‘antiche madri’, da cui la semplice evidenza che queste società tengono in alta considerazione la funzione materna come principio intorno a cui si organizza la società, per cui essendo il rapporto d’amore e di cura madre-figlio l’aspetto fondante della società non esistono le gerarchie tipiche del patriarcato”.

Ma a partire da cinquemila anni or sono, con il formarsi delle civiltà agricole e dell'urbanizzazione, iniziò la trasformazione in chiave patriarcale della società, anche se il patriarcato per legittimarsi adottò degli schemi matriarcali di facciata, che ovviamente dovevano far presa sulla gente cresciuta in quell’ambito. In tal senso quella dei sacrifici rituali maschili, descritti anche nella Bibbia, è stata una trasposizione letterale del rozzo spirito patriarcale dei miti di vita-morte-rinascita legati al ciclo naturale.

Ma non tutto nel patriarcato può essere considerato negativo. Infatti la società umana si è adattata alle diverse esigenze di vita e se non vi fosse stata una partecipazione attiva da parte dei maschi, nella cura della famiglia e nella conservazione e produzione dei beni (come pure nel mondo del pensiero e dell'arte) difficilmente sarebbero stati fatti passi avanti nella tecnologia e nella scienza empirica. Questo almeno è il mio pensiero e ricordo di averne discusso con fervore in passato con l'amica bioregionalista Etain Addey (che non era molto d'accordo con questa visione). D'altronde non possiamo cullarci in congetture, tipo “come sarebbe stato se…”, ma dobbiamo basarci su quel che è stato e su quel che conosciamo in seguito alle esperienze vissute, non potendo sfuggire alla realtà dei fatti, e dovremmo cercare di trarne insegnamento, anche aggiustando -ove necessario- la rotta da seguire.

Sono dell'idea che è inutile e fuorviante cercare di ricalcare un ipotetico periodo aureo del matriarcato quando sappiamo benissimo che era essenzialmente dovuto all'ignoranza ancestrale del fenomeno riproduttivo. A parte questo mi son trovato spesso in disaccordo con certe “femministe per la loro mancanza di riconoscimento dello sviluppo della specie umana, nella sua interezza (relativamente all'intelligenza del maschile e del femminile), e ai diversi approcci psichici, comunque entrambi necessari all'evoluzione della specie.


Ed in questo senso una considerazione dell'amica Sabine Eck mi sembra necessaria…”ricordare questi eventi del passato matriarcale non significa voler tornare indietro, bensì cercare di integrare i due aspetti del maschile e femminile nella vita di ognuno, vivendoli in armonia e seguendo le reciproche tendenze senza imitazione né antagonismo”.


Insomma la nostra specie e la società umana hanno bisogno di riscoprire l'unitarietà della vita che si manifesta nei suoi diversi aspetti. Il Sole e la Luna. Femminile e Maschile, entrambi necessari come i due poli (positivo e negativo) che trasmettono la corrente della vita.

Paolo D’Arpini bioregionalismo.treia@gmail.com

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Fonte: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2019/07/la-scala-evolutiva-tra-matriarcato-e.html

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