Discorso della presidente del CNRI alla conferenza Iran Libero ( Free Iran ) ad Ashraf 3 in Albania

Prima di tutto lasciatemi fare gli auguri in occasione della nascita dell’ottavo imam sciita, Imam Reza, l’ottavo leader dell’Islam progressista contro i tiranni (PBUH).

Miei cari compatrioti,
Onorevoli ospiti e illustri politici,
Ashraf 3 vi da’ il benvenuto.
Venti mesi fa questo era un pezzo di terra senza nulla.
Ma nelle mani dei Mojahedin, attraverso i loro enormi sforzi e il loro duro lavoro, è stata costruita ed è sorta Ashraf 3.
Ma la nostra destinazione finale è Teheran, libera dall’occupazione dei mullah.
I mullah hanno devastato la nostra patria, ma noi ce la riprenderemo e ricostruiremo questa bellissima nazione.
Abbiamo iniziato questo viaggio il 20 Giugno 1981, quando il leader della Resistenza Iraniana Massoud Rajavi ha creato una resistenza risoluta e profondamente radicata contro la dittatura religiosa dei mullah.
Egli ha fondato il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano (NLA).
Ora Ashraf 3 svetta dopo tutto questo lungo viaggio. Un viaggio che ha avuto molti nuovi inizi e rinascite nel suo percorso. Su questo cammino, abbiamo sopportato dieci anni di una perseveranza sanguinaria durante l’assedio di Campo Ashraf e altri quattro anni pieni di determinazione in quel mattatoio chiamato Camp Liberty (in Iraq).
Ora questo apre un altro capitolo nella grande marcia verso la libertà, verso un Iran libero, verso una gloriosa destinazione, naturalmente dopo aver subito enormi sofferenze e dedicato un fiume ruggente del sangue dei martiri.
Nel primo anniversario dell’inizio della resistenza contro i mullah Massoud Rajavi disse: “Il trionfo della nostra resistenza rimuoverà non solo i più grossi ostacoli alle rivoluzioni contemporanee, ma la causa più importante della loro deviazione e disintegrazione, vale a dire la violazione dei sacri parametri della libertà con scuse e pretesti vari. La rinascita del concetto di libertà farà resuscitare l’umanità così come ha sconfitto le rivoluzioni”.
Ed aggiunse: “Perché una nazione apprezzi la sua libertà, alla fine deve liberarsi da sola”.
E poi disse: “Tutti possono liberarsi da soli dal giogo della costrizione e dell’oppressione. Ed è proprio per questa ragione che noi siamo responsabili di portare avanti l’obiettivo di una rivolta generale per la libertà del nostro popolo e del nostro paese”.
Cari Amici,

Per il popolo dell’Iran, questi quarant’anni di governo dei mullah equivalgono ad un massacro totale.
Dalle diverse centinaia di esecuzioni compiute ogni notte nel famigerato carcere di Evin e il massacro dei prigionieri politici durante il primo decennio di governo del regime, al massacro dell’economia e della produzione, dell’ambiente, dell’arte e della cultura e della civiltà iraniana.
Ora il fascismo religioso dei mullah ha raggiunto la fine e sta lottando per sopravvivere ad una crisi che lo sta portando alla sua caduta.
La devastazione economica, l’eliminazione di oltre il 70% della capacità industriale, un settore bancario in rovina, l’emorragia mensile di circa 3 miliardi di dollari di capitale e l’incessante caduta libera del valore della valuta nazionale non possono essere contenuti.
Il regime teocratico è ad un impasse. Non ha né la capacità di negoziare, di abbandonare il terrorismo o porre fine all’ingerenza nella regione, né ha spazio per manovrare come fece nell’era dell’accondiscendenza.
Il leader supremo del regime Ali Khamenei chiede negoziati con il veleno americano, affermando che ora è doppiamente velenoso con l’attuale amministrazione. Perché? Perché come egli stesso ha ammesso, qualunque cambiamento nel comportamento del regime equivale ad un cambio di regime e “qualunque passo indietro porterà ad una catena infinita di conseguenti ritirate”.
Oggi la domanda è: “Dov’è diretta questa tirannia religiosa?”.

A livello interno, si sta muovendo verso un’ulteriore contrazione nelle sue fila e nella società, verso la repressione del popolo, la demonizzazione e gli atti di terrorismo verso la Resistenza Iraniana che vede come principale minaccia e nemico, un movimento di resistenza che chiede un cambio di regime per rimpiazzare il governo del vali-e faqih (il potere religioso assoluto) con la sovranità del popolo e il suffragio universale, una resistenza che combatte contro questo regime da quattro decenni, un movimento che come disse il successore di Khomeini, poi destituito, l’Ayatollah Hossein Ali Montazeri, “…non può essere annientato con le uccisioni, ma al contrario ulteriormente rafforzato”.
A livello internazionale, i mullah contano sull’immobilismo e la tolleranza della comunità internazionale. Essi calcolano che le operazioni terroristiche e gli atti di guerra nei paesi della regione, non gli costeranno così tanto, almeno fino alle prossime elezioni presidenziali americane.
Per ora si dicono: “Aspettiamo altri 16 mesi e forse gli Stati Uniti avranno un altro presidente al quale potremo estorcere le stesse ‘super concessioni’ dell’accordo sul nucleare!”.

Maryam Rajavi: We will take back Iran

A questo punto devo ricordare che sin dal 24 Novembre 2013, durante tutti i negoziati, sia prima che dopo l’accordo sul nucleare, la Resistenza Iraniana aveva continuamente messo in guardia contro l’elusione delle sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
In particolare chiedemmo un’interruzione totale dell’arricchimento dell’uranio l’accettazione di un Protocollo Integrativo e l’accesso illimitato da parte degli ispettori a tutti i centri dell’IRGC e ad altri siti sospetti del regime.
Ad Aprile 2015, prima che venisse firmato l’accordo sul nucleare, in un incontro al senato francese io dichiarai: “L’esperienza della Resistenza Iraniana dimostra che i mullah comprendono solo il linguaggio della forza e della fermezza”. E sottolineai: “Ḕ giunto il momento che le grandi potenze smettano di compiacere e fare concessioni a questa tirannia religiosa e omicida, banca centrale del terrorismo e detentore del record mondiale delle esecuzioni e che riconoscano il diritto del popolo dell’Iran alla resistenza e alla libertà”.
Il giorno dell’accordo, il 14 Luglio 2015, dicemmo di nuovo: “Un accordo che ignora i diritti umani del popolo iraniano, che non riesce a sottolinearli e a riconoscerli, non farà altro che incoraggiare di più la repressione e le continue esecuzioni da parte di questo regime. Inoltre calpesterà i diritti del popolo dell’Iran, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Carta delle Nazioni Unite… perché il popolo dell’Iran è sempre stato la prima vittima di questo odioso programma nucleare”.

Un’occhiata ai recenti sviluppi

E ora esaminiamo gli eventi accaduti negli ultimi due mesi.
Il 29 Maggio 2019, con un riferimento implicito alle operazioni terroristiche di Fujairah (EAU), Arabia Saudita e Iraq, Khamenei ha detto: “Se le (nostre) pedine e la nostra influenza verranno utilizzate adeguatamente, la pressione americana diminuirà o cesserà. Ma se verremo ingannati dagli ‘inviti a discutere’ degli americani e non useremo le nostre risorse per esercitare pressione… la (nostra) perdita sarà inevitabile”.
Aumentando l’arricchimento dell’uranio oltre il livello dei limiti consentiti, ha lanciato la seguente minaccia: “Non ci fermeremo a quel livello. Al prossimo stadio, useremo altre leve di pressione, se necessario”.
Sì, l’attacco alla petroliera giapponese nel momento esatto in cui il primo ministro giapponese si trovava a Teheran per mediare e l’abbattimento del drone americano, sono alcune delle tattiche e degli strumenti di pressione menzionati da Khamenei. Il presidente del regime Hassan Rouhani ha chiesto il favore dell’IRGC, dicendo che avrebbe baciato le mani alle Guardie Rivoluzionarie (comandanti e ufficiali) coinvolti.
Proprio di recente il regime ha dichiarato di aver aumentato l’arricchimento dell’uranio al 4,5%, minacciando di procedere verso i passi successivi.
Inoltre la scorsa settimana, Rouhani ha cercato di ricattare e umiliare i paesi europei dicendo: “Noi riporteremo il reattore di Arak alle sue condizioni precedenti, proprio quelle condizioni che avete sempre considerato pericolose per la loro capacità di produrre plutonio”.
Davvero, alla luce di queste minacce, che ne possiamo fare delle loro ridicole affermazioni sul fatto che il fascismo religioso considera vietate le armi nucleari e che Khamenei ha emesso una fatwa a questo riguardo? Che ne è di quelle affermazioni? Non si stanno semplicemente beffando dei media e dell’opinione pubblica facendo quelle dichiarazioni?
E il gioco del nascondino continua…

Maryam Rajavi: We will take back Iran

Lo scisma e l’instabilità del regime

Chiaramente il regime sta alimentando la tensione, nel tentativo di respingere la comunità internazionale. Fomenta il malumore e il caos per nascondere la paura di essere rovesciato. I mullah vogliono che la fermezza venga rimpiazzata dalla politica di accondiscendenza e vogliono placare le ansie e le paure delle forze Bassij e delle Guardie Rivoluzionarie per preservare il loro equilibrio interno.
Un ex-consigliere di Rouhani ha detto che quando si tratta di determinare la politica estera all’interno del regime, le due scuole del “conflitto” o del “combattimento” si scontrano tra di loro. Nel tentativo di consolidare il potere, in un discorso del 22 Maggio Khamenei ha ordinato al suo pubblico di “preparare la scena per la creazione di un giovane governo Hezbollah”.
Ma la verità è che questo scisma e l’instabilità sono segnali che il regime è arrivato al suo capitolo finale.
Il regime teocratico non troverà una via d’uscita alla sua inevitabile caduta.

Il battesimo del padrino del terrorismo

In linea con la politica di accondiscendenza del fascismo religioso degli ultimi tre decenni, gli apologeti del regime hanno distolto lo sguardo dai suoi crimini, commessi sia in Iran che all’estero. Hanno battezzato il primo finanziatore, il maggiore sponsor e il padrino del terrorismo internazionale.
Invece del regime, essi hanno preso di mira il suo nemico numero uno, la Resistenza Iraniana, sollevando false accuse contro di essa. Hanno inserito nella lista nera i Mojahedin invece della rete di Khamenei, e l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano, invece del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC).
Naturalmente abbiamo vinto orgogliosamente di fronte a più di 20 tribunali. Non hanno trovato neanche una singola prova che incriminasse il MEK. Questa storia ricorda l’antico mito iraniano che parla dell’eroe Siavash che passò indenne attraverso le fiamme delle accuse mosse contro di lui.

Il Velayat-e Faqih, l’origine della guerra

Ora questi oscuri veli vengono rimossi uno ad uno. Tutti posso vedere chiaramente che l’origine della guerra e delle operazioni belliche è il regime del velayat-e faqih. Come la Resistenza Iraniana ha detto sin dal principio, combattere contro questo regime equivale a cercare la pace, perché così si elimina la fonte del caos e della guerra.
Gli spin doctors del regime teocratico sono soliti affermare che se i mullah venissero rovesciati, l’Iran subirebbe il caos, la guerra e la secessione. Ora tutti possono vedere che fino a che questo regime resterà al potere, la crisi e la guerra continueranno e si intensificheranno nella regione. Perciò, chiunque voglia la libertà per l’Iran, chiunque voglia salvare l’Iran dalla distruzione e dal caos, chiunque voglia la pace e la stabilità nella regione e nel mondo, deve sollevarsi e chiedere il rovesciamento del regime dei mullah.

Il grosso trucco creato dai sostenitori dell’accondiscendenza

I sostenitori dell’accondiscendenza cercano di dipingere la politica di fermezza contro il regime come l’equivalente di un atto di guerra. Ma questo è un grosso trucco e un inganno. Dare ai mullah qualunque altra possibilità, finirà solo per incoraggiarli. Il loro cammino deve essere bloccato. L’Albania è un esempio a questo riguardo.
A Dicembre scorso, a seguito dei complotti del regime iraniano e della sua ambasciata terrorista in questo paese, il Governo dell’Albania ha espulso l’ambasciatore dei mullah e il loro capo terrorista del Ministero dell’Intelligence. In seguito il Presidente degli Stati Uniti ha elogiato gli sforzi del Governo dell’Albania per contrastare il regime e le sue destabilizzanti attività volte a zittire i suoi oppositori. Questo è stato un segnale per il regime iraniano che le sue attività terroristiche in Europa e in tutto il mondo avranno gravi conseguenze.
Il punto essenziale è che il regime teocratico vede che, contrariamente al passato, ognuna delle sue azioni provoca gravi ripercussioni.
Sì, un regime i cui crimini e atti di guerra vengono sempre più maggiormente e quotidianamente denunciati, deve prevedere molte più conseguenze.

La storica missione della Resistenza: rimuovere il velo di terrore del velayat-e faqih

Dopo aver sviluppato una profonda conoscenza sulla natura della teocrazia al potere, la Resistenza Iraniana sta affermando da quattro decenni che questo regime è incapace di riforme e che perciò è imperativo rovesciarlo e cambiarlo. Il CNRI ha sempre sottolineato la minaccia che questo regime rappresenta per la pace e la tranquillità della regione e del mondo, chiedendo l’imposizione di pesanti sanzioni al fascismo religioso al potere in Iran.
Sì, se la natura reazionaria di Khomeini e dei suoi mullah non fosse stata rivelata,
se i Mojahedin non avessero sofferto e reso l’ultimo sacrificio nella lotta contro l’IRGC e i suoi servizi di intelligence nazisti,
se non avessero costretto Khomeini ad accettare il cessate il fuoco nella guerra Iran-Iraq,
se i Mojahedin non avessero mantenuto la loro posizione a costo di un massacro,
se non avessero resistito ad Ashraf e Liberty,
se il regime dei mullah non fosse stato condannato 65 volte dalle Nazioni Unite per le sue violazioni dei diritti umani,
e se la Resistenza Iraniana non avesse pubblicato le sue prove e i suoi report informativi,
se non avesse rivelato i progetti nucleari segreti del regime e i siti di Natanz e Arak,
e se non avesse risvegliato e avvertito il mondo del programma clandestino dei mullah per la fabbricazione di una bomba con oltre 100 rivelazioni accurate e documentate in oltre un quarto di secolo,
oggi la situazione sarebbe radicalmente differente e i mullah, dotati di armi nucleari, avrebbero creato e consolidato l’impero del Califfato che hanno sempre voluto realizzare.
Sì, il popolo iraniano e la Resistenza hanno pagato il prezzo necessario e pieno, altrimenti le basi per la sua designazione terroristica non sarebbero mai state create.
Sì, la Resistenza Iraniana con la leadership di Massoud Rajavi, ha compiuto la sua storica missione, rompere l’atmosfera di paura e di intimidazione creata dal velayat-e faqih e dal suo criminale Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, cosa che non ha lasciato nessun futuro al diabolico califfato dei mullah.

Il rovesciamento del regime teocratico è la soluzione definitiva

La soluzione definitiva, ultima e indiscutibile è il rovesciamento della dittatura religiosa in toto, per mano del popolo iraniano e della sua Resistenza.
Coloro che beneficiano del perpetuarsi di questo regime in passato erano soliti fare false promesse di riforme e moderazione e oggi battono i tamburi della demonizzazione, disseminando fake news sui Mojahedin e la Resistenza Iraniana. Vogliono recitare il ruolo dei salvatori del regime. Solo lo scorso anno, 11.500 account twitter del regime, completamente falsi e ingannevoli, sono stati chiusi.
Questi individui vogliono dire che non esiste alternativa al regime e che tutti beneficeranno della tolleranza verso i mullah.
Ma essi possono impedire alla ruota della storia di girare? Possono invertire il procedere della storia? Mai!
Il regime dei mullah e quelli che lo appoggiano nella sua lotta contro il popolo dell’Iran continuano a ripetere che la Resistenza Iraniana non gode di alcun supporto in Iran.
E noi diciamo e ribadiamo che se le affermazioni del regime sono vere, perché non ci permette di tenere pacifici raduni e manifestazioni in tutto l’Iran per un solo ed unico giorno?
Ovviamente il regime non lo ha mai permesso e mai lo farà. Perché? Perché i mullah sono pienamente consapevoli che verranno presto spazzati via dal potere.

La Resistenza è l’unico punto di riferimento nella repressione

Tutti sanno che in uno stato di intimidazione e repressione assoluta, e fintantoché non ci sarà possibilità di tenere raduni, manifestazioni, sondaggi d’opinione e libere elezioni, l’unico vero (e legittimo) punto di riferimento è la resistenza. Nient’altro è così essenziale e rilevante.
È con il criterio della resistenza che si può misurare il livello di supporto per questo movimento.
Lo si può misurare guardando alla determinazione dei combattenti per la libertà del PMOI, alla lotta sostenuta dalle unità di ribellione, dagli sforzi e dalle manifestazioni degli iraniani in esilio e dei sostenitori della Reistenza Iraniana che gridano “Ci riprenderemo l’Iran!”.

Le unità di ribellione

La creazione e la diffusione delle unità di ribellione e dei consigli della resistenza ha segnato un enorme punto di svolta, dimostrando la validità e la precisione di questa strategia durante le rivolte del Dicembre 2017 – Gennaio 2018 e gli sviluppi seguenti.
La Resistenza è stata in grado di espandere ed organizzare la sua rete in Iran nonostante una repressione invasiva.
È così che Ashraf è stata replicata nella società e tra il popolo dell’Iran.
Da un punto di vista strategico, le unità di ribellione sono la risposta ad un regime incapace di riforme e che non cadrà sotto il proprio peso, ma che potrà e dovrà essere rovesciato attraverso la lotta dei Mojahedin delle unità di ribellione e del popolo dell’Iran.
Nel suo tentativo di combattere le unità di ribellione, il regime ha creato di recente nuove pattuglie chiamate “pattuglie di quartiere” e “Razaviyoun”. Ha persino riassegnato pattuglie anti-vizio in molte parti del paese, concentrate sull’arresto dei membri di queste unità della Resistenza.
All’inizio di quest’anno Mahmoud Alavi, Ministro dell’Intelligence, ha annunciato che 116 squadre del PMOI erano state arrestate. Poi il direttore generale dell’intelligence della provincia dell’Azerbaijan orientale, ha detto che il regime aveva arrestato e punito 110 persone legate ai Mojahedin solo in quella provincia. Queste sono state poi condannate a lunghe pene detentive o alla pena di morte.
Ma il nemico non può riuscire a spezzare il morale delle forze di resistenza in carcere, né è in grado di sconfiggere il movimento di resistenza e le unità di ribellione nelle città.

Sì, ogni giovane uomo o donna che anela alla libertà e alla giustizia è di fatto o potenzialmente un ribelle. Un’unità di ribellione ha scritto da Tabriz: “Noi resisteremo fino alla fine ed affronteremo i momenti buoni e quelli cattivi. La vittoria è nostra e l’alba sta arrivando.
113 anni fa, dopo l’eroismo e il sacrificio di Sattar Khan e dei suoi Mojahedin a Tabriz, nel nord-ovest, la più grossa città ribelle a quel tempo, i Mojahedin vennero da Rasht, a nord, e da Isfahan, nel centro e conquistarono Teheran. Possa il popolo dell’Iran anche questa volta conquistare Teheran con le sue unità di ribellione e il grande Esercito della Libertà, liberando l’intero paese dall’occupazione dei mullah.

La Terra del Leone e del Sole abbraccia la libertà

Oggi, due parti si scontrano sul destino dell’Iran. Da una parte c’è un regime in stallo e dall’altra una nazione e la sua Resistenza che lottano per la libertà.
Sì, esiste un’alternativa che vuole raggiungere la destinazione della libertà attraverso le unità di ribellione, le città ribelli e l’Esercito della Libertà. Questa alternativa è in grado di creare una repubblica democratica e pluralista basata sulla separazione tra religione e stato, sulla parità di genere, sull’autonomia dei gruppi etnici dell’Iran e su un Iran non-nuclearizzato.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha piani e programmi concreti. Grazie alla sua organizzazione e alla sua coesione, il CNRI può sostituire questo regime ed è in grado di assicurare una transizione di potere pacifica ai rappresentati eletti dal popolo iraniano.
Sì, non è lontano il giorno in cui l’Iran, la Terra del Leone e del Sole, abbraccerà la libertà.
Noi siamo determinati a creare un nuovo futuro, un nuovo piano privo di tirannia, di mentalità reazionaria, di doppiezza e discriminazione. Un nuovo progetto per un Iran libero e prospero.
Così, canteremo all’unisono mentre marceremo verso la vittoria: “Ci riprenderemo l’Iran e costruiremo una nuova patria!”.
Sì, davvero, ci riprenderemo l’Iran.

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