ROMA – Vittorio Sgarbi si difende dall’infamante accusa di aver redatto “perizie false” sulle opere di Gino De Dominicis e attacca magistrati e carabinieri che hanno condotto l’inchiesta partendo da presupposti falsi e giungendo a conclusioni altrettanto false.

Commenta Sgarbi: “Onore ai carabinieri morti. E una piazza a Sutri per il grande brigadiere Mario Cerciello Rega, martire di bestie drogate;ma nondimeno sfiducia a muso duro ai carabinieri che abusano di intercettazioni e spionaggi di persone oneste, obbedendo non all’intelligenza ma a ordini di magistrati incapaci.

Avete presente le barzellette sui carabinieri?

Io che sono stato loro vicino, e l’ho dimostrato, e sono stato chiamato dal Generale Conforti per assistere il Nucleo tutela patrimonio culturale, vengo intercettato e accusato di fare “perizie false” di un autore concettuale,senza essere indagato, senza essere interrogato e senza potere spiegare un fatto elementare: che le perizie sono opinioni, e dipendono dalla conoscenza e dalla esperienza, che si scrivono dietro le fotografie di opere conosciute e non dietro i quadri, e che si possono fare in studi, in albergo, seduti o in piedi. Ma i carabinieri, e i magistrati prevenuti, suggestionandosi a vicenda, non ci arrivano.

L’unica misura di tutela, per una persona offesa , quale io sono, è combatterli con la competenza che essi non hanno, e annunciare al Comandante Generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, un esposto alla Corte dei Conti per le inverosimili spese e l’uso improprio di danaro pubblico per indagini prive del requisito fondamentale: che le “cose” che si tutelano dai falsi siano opere d’arte.Infatti ,il codice dei beni culturali prevede che non siano disciplinate come opere d’arte le cose “la cui esecuzione non risalga ad oltre 70 anni”.

Quindi, magistrati incapaci e carabinieri distratti hanno indagato su una materia inesistente. E hanno tradito, non solo il rapporto di fiducia con me, che li ho sempre sostenuti e assistiti, ma anche i cittadini che pagano tasse per i loro capricci.

Un oggetto del 1994 ha un valore solo per i mercanti d’arte contemporanea:chiunque può ritenersi artista ,ma non può pretendere di esserlo perché qualcuno ,in uniforme o toga ,lo presume,o lo stabilisce, fuori della legge.Valore di mercato e valore d’arte non necessariamente coincidono.

I 70 anni sono un confine che indica il giudizio della storia, più forte dell’arbitrio di carabinieri ignoranti e presuntuosi. D’altra parte scriveva Krusciov, con saggezza: “L’arte moderna si chiama così perché non ha alcuna probabilità di diventare antica”.

E fu il premio Nobel Montale a indignarsi, con motivate ragioni, quando, nel 1972,performer prima che artista, Gino De Dominicis (autore su cui hanno indagato, inventandone inesistenti falsi, i carabinieri, e due magistrate impreparate e ignoranti, che li hanno condizionati) espose un mongoloide alla Biennale di Venezia.

Un’opera d’arte? Provate a farne un falso.

Analogo esposto al CSM,contro i magistrati Laura Condemi e Daniela Caramico D’auria, per indagini su una materia inesistente”

l’Ufficio Stampa

(Nino Ippolito)

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