Leggo sulla stampa bellunese, ma anche su altri giornali, che il nostro Vescovo Renato Marangoni, in un convegno tenuto presso il Centro Papa Luciani, si scusa con divorziati e separati in quanto la Chiesa li avrebbe sin qui quasi ignorati, vietando loro di accostarsi anche alla Comunione.

Io non penso che il Vescovo Marangoni debba scusarsi, anche perché l’indissolubilità del matrimonio costituisce, e resta, a mio avviso, la cellula della società, della famiglia che, tra l’altro, viene richiamata anche dall’imminente Santo Natale, famiglia che ha bisogno però di essere concepita sulla base dei problemi sempre più complessi riconducibili ad un progresso che non la risparmia, purtroppo, anche se intesa e vissuta nella sua vera accezione. Il discorso sarebbe lungo ed altrettanto complesso, tuttavia, se io dovessi eccepire un qualcosa rispetto alla Chiesa, io direi che, nell’ultimo mezzo secolo, essa è stata costretta a rincorrere la società, cambiando spesso anche ritualità, lingua durante la celebrazione della Santa Messa, passando dal latino all’italiano (per quanto ci riguarda), realtà che, giocoforza, configgeva e tuttora confligge con l’innovazione, con il lavoro, persino anche con l’unità della famiglia stessa (conosco coniugi di cui uno lavora ed abita a Roma, l’altro opera a Venezia o Bolzano…). Una volta, sicuramente non era così, e faccio alcuni esempi per farmi capire meglio: assoluto divieto di lavorare alla domenica, dare comunicazione al proprio parroco se si faceva la comunione in altra Chiesa, funerali di prima e seconda classe a cui essa sottostava, no ballo e cinema, no bagni, i carabinieri non potevano avere famiglia prima dei 30 anni (?), le donne dovevano firmare presso il datore di lavoro di non restare incinte previo perdita del posto, i preti non potevano togliersi l’abito talare, le suore non potevano andare in bicicletta, in Chiesa gli uomini dovevano stare da una parte, le donne dall’altra e con il velo, queste ultime, nel caso fossero incinte, dovevano sposarsi di mattina presto e non con l’abito bianco, per la Comunione c’era l’obbligo del digiuno dalla mezzanotte, non si poteva andare in Chiesa con i calzoni corti o in tuta ecc.ecc.

Questi erano problemi che la Chiesa non ha mai affrontato, evitando di aggiornarsi, sia pur nel rispetto del Vangelo, a tutte le problematiche nel frattempo intervenute, tanto da essere scavalcata dalla cosiddetta società civile che, al giorno d’oggi, sembra praticare la confessione religiosa a cui appartiene, con modalità “fai da te”. Il guaio è che, sia il clero che la società, ne stanno facendo entrambi le spese: la Chiesa con la forte diminuzione delle vocazioni, la gente, partecipando sempre meno alle funzioni religiose.

Ora si cerca di laicizzare al massimo i servizi ecclesiastici, aspetto che a me personalmente determina una qualche perplessità a causa soprattutto della non sempre adeguata cultura da parte del laico rispetto a un sacerdote che ha fatto molti anni in seminario, nelle università teologiche e quant’altro, realtà che finisce per togliere quel senso che, in un certo qual modo, dava la forza per confidarsi ad un rappresentante di Dio che, per essere tale, è stato consacrato.

Detto questo, se devo fare un appunto alla Chiesa, direi tout court che non ho mai capito perché, se la Chiesa da sempre ha predicato e predica il perdono, non ha invece mai perdonato divorziati e separati, atteso che, fra questi ultimi, esiste una miriade di “santi” che sono davvero tali rispetto a tanti sposati, frequentatori delle Chiese, sul conto dei quali, neanche le varie parabole del Vangelo, sembrano essere di insegnamento.

E poi che dire di quanto in appresso ?

“‘Non ho fatto il prete da impiegato del Padre Eterno. La rovina della Chiesa non sono i pochi preti, ma sono i preti che ci sono: cominciando dai Cardinali. Il Vaticano deve scomparire. Il Papa deve tornare in una casetta ad Assisi. Guarda cosa ha addosso un Cardinale: dalla collana e la croce d’oro, all’anello con il diamante. Solo con il vestito che indossano si potrebbe sfamare 10 africani. Ma non si vergognano?’. Così don Antonio Mazzi a ‘Uno, nessuno, 100Milan’su Radio24 in occasione dei suoi 90 anni. Quale sarebbe la prima cosa che farei se fossi Papa? “Chiuderei il Vaticano – risponde a Radio 24 – e San Pietro diventerebbe una chiesa normale. I Musei Vaticani li darei in affitto ai giapponesi e ai cinesi. I Cardinali li manderei in Africa, che c’è bisogno di preti. Immaginate il Cardinal Bertone in Africa, senza attico e senza vestito rosso”. E’ vero che il Papa ti ha confidato di sentirsi solo? “La frase esatta che mi ha detto il Papa è: ‘tocco appena la crosta’.” Infine, Don Mazzi commenta il movimento delle sardine: ‘Io sarei andato alla manifestazione di Milano delle sardine perché è una intuizione di alcuni ragazzi che dicono di voler una vita migliore, rapporti migliori e più umani’, conclude Don Mazzi.

Lo sapevate che il sinodo diocesano stabiliva per i matrimoni inevitabili, quelli cioè motivo di scandalo pubblico, (ad esempio con figli in pancia o già avuti) la celebrazione di buon mattino, non dopo le ore 6.30, e senza alcuna solennità, ovvero niente accompagnamento con organo né suono delle campane.

Lo sapevate che veniva stilata una lista dei giornali che si potevano leggere, sia in politica che non. Vietatissimi quelli di sinistra !

E mi fermo qui, altrimenti farei fatica a trovare, sia da parte del clero che del mondo laico, chi rispetta davvero i dieci comandamenti.

ARNALDO DE PORTI Belluno-Feltre

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