Giambattista Vico (1668-1744) è stato uno storico italiano. Egli volse la sua meditazione allo studio della storia umana che è una “Scienza nuova” la quale deve occuparsi di individuare e documentare gli eventi, i fatti, ma in particolar modo deve interpretarli ricercandone quelle ragioni eterne, che sono destinate a presentarsi costantemente, in modo ripetitivo all’interno di tutti i momenti della storia: i corsi e i ricorsi storici.

Fatta questa premessa anche la storia politica italiana non sfugge a questa elaborazione concettuale.

Vi è un’analogia tra il Movimento 5 Stelle (M5S) e il Fronte dell’uomo qualunque di Guglielmo Giannini (1891-1960).

Vediamo perché.

Il M5S nasce, come libera associazione di cittadini nel 2009, anno in cui assume anche rilevanza politica insieme al suo leader e fondatore Beppe Grillo.

Il movimento si caratterizza in particolare nel condannare la corruzione nella politica e si propone come antipolitico.

Un particolare rilievo hanno le manifestazioni denominate V-day del 2007-2008 che hanno coagulato il malcontento dei cittadini delusi dalla politica.

Gli attivisti pentastellati rifiutano l’etichetta di partito e negano l’esistenza di un leader; quest’ultima caratteristica distintiva è riassumibile nell’espressione “uno vale uno”.

Benché la loro partecipazione alle elezioni e l’influenza di Grillo e Di Maio a capo del movimento diano seri dubbi sulla credibilità di queste prerogative.

A ottobre 2012 alle elezioni regionali diventa il primo partito in Sicilia.

Alle elezioni politiche del 2013 il M5S ottiene oltre il 25% dei consensi divenendo il primo partito alla Camera dei Deputati.

Alle elezioni politiche del 2018 il Movimento ha avuto uno straordinario successo ottenendo più del 32% dei voti sia alla Camera che al Senato, risultando il primo partito ma non raggiungendo la maggioranza assoluta per governare.

Successivamente i risultati elettorali del movimento iniziano a scendere. Alle elezioni europee del 2014 il movimento supera di poco il 21% per poi scendere intorno al 17% alle elezioni europee del 2019 registrando così un rilevante calo di suffragi.

Anche in Guglielmo Giannini e nella sua teorizzazione si evidenzia una disaffezione per la politica e un risentimento per gli uomini politici corrotti che si manifestò con un neologismo: qualunquismo, termine da allora in poi diffuso nel linguaggio comune.

Il Fronte dell’Uomo qualunque promosso da Giannini ottenne un notevole successo nelle elezioni per l’Assemblea costituente del 1946, diventando con oltre 1.200.000 voti e il 5,3% dei suffragi il quinto partito a livello nazionale.

Corsi e ricorsi storici.

Con il trionfo elettorale del 1946 ebbe, tuttavia, inizio il declino politico di Giannini che va riconosciuto ebbe un certo peso nella politica del dopoguerra.

La crisi del Fronte dell’Uomo qualunque si aggravò ulteriormente nel corso del 1947.

E alle amministrative sarde del 1949 il Fronte ottenne lo 0,9%.

Corsi e ricorsi storici.

Di Maio ci rifletta.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui