di Biagio Maimone

Le manifestazioni del movimento delle sardine nelle piazze del Sud Italia non rispondono certamente alle istanze di riscatto provenienti dal Mezzogiorno d’Italia.
Noi meridionali “impegnati” siamo simili metaforicamente a formiche laboriose, molto attive, e non certamente simili a sardine ammassate, statiche e senza idee. Definirsi sardine è già un atto di consapevole o inconsapevole ammissione di volersi identificare con un oggetto chiuso in una scatola e, pertanto, passivo ed immobile, come le sardine inscatolate, intrise di olio. Ne scaturisce un’idea della politica come passività ed immobilità, proprio in quanto
“unta” dal potere che avvolge e blocca chi vuole cambiare le cose.
Senz’altro apprezzabile la protesta contro l’avanzare del sovranismo, del totalitarismo e del razzismo, tuttavia non basta. La protesta in sé e per sé si rivela sterile in quanto non risponde al nostro intento di dar vita ad un reale cambiamento di rotta finalizzato al riscatto delle nostra gente e delle nostre terre.
Assume certamente un valore simbolico far sventolare bandiere colorate nelle piazze, tuttavia non sortisce alcun effetto. Sono necessari progetti politici per contrastare l’avanzare del sovranismo e per l’affermazione economica e sociale del Sud Italia.
Appare evidente che manifestare senza proporre serie alternative politiche diventa un semplice momento mediatico che scaturisce l’effetto di favorire Salvini, le destre e la politica a favore del Nord Italia che trae vantaggio dall’assenza di proposte finalizzate al governo della realtà socio-economica e politica.
L’essere stati attratti così facilmente dai media non depone certo a favore delle cosiddette “sardine”, in quanto denota la smania di protagonismo anche personale e, pertanto, di autoafffermazione di coloro che si dicono rappresentanti del movimento.
Si evidenzia, inoltre, il sospetto, espresso, peraltro, da molti esponenti della vita politica e culturale, che il movimento delle sardine sia veicolato da poteri politici già affermati. Nostro intento è dirigerci oltre l’attuale sistema politico che vuole il Sud sottomesso: lo faremo traducendo in azioni concrete i nostri intenti e le nostre aspirazioni.
Il nostro programma politico deve essere alternativo a quello degli attuali partiti politici e, soprattutto, al programma politico della Lega.
Ci guida la consapevolezza di possedere la forza per realizzare l’alternativa reale al sovranismo e ai progetti di stampo razzistico che alimentano le discriminazioni sociali di cui siamo schiavi da più di due secoli.
Non sono e non saranno quindi le sardine a rappresentarci, ma un movimento popolare di donne e uomini del Sud Italia che rivendica i diritti calpestati del nostro popolo. Grazie Mattia Santori, ma al Meridione non bastano le manifestazioni.
La questione meridionale non si risolve con qualche sfilata colorata o con una “schitarrata” tra giovani, qui bisogna darsi da fare per affermare i nostri diritti e farlo con coraggio e forza.

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