di Alessandra Broglia
Al Teatro Euclide, dal 31 gennaio al 2 febbraio
Il capolavoro di Niccolò Machiavelli, scritto tra il 1514 e il 1518, ci attende al Teatro Euclide di Roma, dal 31 gennaio al 2 febbraio, in questa nuova interpretazione, diretta da Vito Boffoli, che ha rielaborato il testo nell’italiano di oggi, riducendolo in due atti dai cinque cui fu composta, nonché nell’ambientazione trasposta nella Capitale, a differenza di Firenze, secondo l’opera originale. Si alterneranno sul palco, in ordine di apparizione: Alessandro Miele (Callimaco), Alessandra Cervoni (Siria), Riccardo Parravicini (Ligurio), Sergio Innocenti (Nicia), Ludovica Regini (Lucrezia), Silvia Fracassi (Sostrata) e Fabio Massimo Casavecchia (Fra’ Timoteo), che ha elaborato anche le coreografie. Tra arguzia e satira, leitmotiv di questa commedia sono il profitto e la lussuria, nella quale si annida un sottile spettro del peccato, tra un altalenante opportunismo, corruzione e ipocrisia, celata dietro la parola giustizia; ingredienti per una trama avvincente, nella quale si evidenzia una comicità amara e spietata, in una società non così diversa dalla nostra. Questo badalucco – come lo definì Machiavelli – per meglio dire trattenimento o passatempo, si articola tra le vicende di Callimaco, “amante meschino”, che ben conosce le proprietà della Mandragola, pianta dalle virtù miracolose. Guidato dal “malizioso” Ligurio, metterà in atto un artificioso e rocambolesco inganno, ai danni del credulone Dottor Nicia, di giacere con la sua bella moglie Lucrezia, che da tempo non riesce a rimanere in “dolce attesa”. Una trama la cui espressività si articola tra i personaggi astuti e stolti, insieme a questa “croce e delizia, sotto…le lenzuola”, cui la nuova ricostruzione scenica nella “Città eterna” è già in grado di regalare tante risate. Temi attuali, come la corruzione e la crisi dei valori, di cui abbiamo voluto parlare con il regista Vito Boffoli, attraverso questo interrogativo:
D: Dal suo punto di vista, esiste un valore su cui puntare per le nuove generazioni?
R: Non in questo momento, perché siamo in piena crisi dei valori, anche la religione ha assunto le sembianze del “dio denaro”, una società dove contano solo il profitto e il denaro, poiché oggi tutti si muovono in queste loro funzioni. Anche l’autore in un passo della Commedia si capisce che di fronte al denaro ha una forte reazione, perché toccato nel vivo. Un altro esempio sui valori in crisi è arrivato anche dalle ultime festività, i negozi di elettronica e tecnologia erano i più frequentati, poiché questi strumenti dettano ormai molto del comportamento umano e tanti si adeguano a discapito di coloro che come me hanno delle fantasie, che attraverso il teatro sono fortunato a poter realizzare.

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