Rispettare il vincolo che dal 1998 tutela l’Anfiteatro Campano (fine I-metà II sec.) significa principalmente preservare il contesto in cui ricade lo splendido edificio per spettacoli dell’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere. L’accesso agli atti condotto ieri a Caserta, nella sede della Soprintendenza ABAP in Palazzo Reale, mi ha consentito di leggere, fra gli altri, i documenti più recenti sull’ormai annosa vicenda del distributore di carburanti che IP Service s.r.l. vorrebbe realizzare in Via dei Romani, a distanza ma in vista di uno dei gioielli del patrimonio culturale del Paese.
Con un recentissimo provvedimento di sospensione dell’autorizzazione, già più volte ritirata e poi nuovamente concessa, il Comune di S. Maria Capua Vetere ha bloccato, per il momento, un’operazione che la Proprietà pervicacemente cerca di portare a buon fine smontando o tentando di smontare le obiezioni formulate dall’Ufficio Tecnico sulla base di interpretazioni diverse delle molte norme nazionali e regionali che intervengono nel caso di specie, compreso il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 4272004).
Nel merito, non mancherò di dettagliare, scrivendo al Sindaco di S. Maria C.V., le perplessità che personalmente nutro rispetto al parere favorevole effettivamente espresso, nel 2012 e poi nel 2018, dall’ufficio territoriale del Ministero Beni Culturali oggi a guida Franceschini, pronuncia che però espressamente attiene, si badi, nel secondo caso, solo all’aspetto archeologico. Non basta sostenere che l’impianto della IP è compatibile con il dettato del vincolo perché ricade nel settore dell’area perimetrata dove non è interdetta la costruzione di nuovi edifici ma questi sono ammessi purché non superino l’altezza di 7 metri. A leggere il decreto di vincolo, infatti, è evidente che all’allora Direttore Generale, Mario Serio, premeva soprattutto affermare la “necessità di idonee misure che consentano di continuare a goderne la piena visibilità e godibilità, con lo sfondo del Monte Tifata, senza l’interposizione di architetture moderne che contrasterebbero fortemente con l’edificio antico”. Il vincolo, in altri termini, nasce dalla volontà di salvaguardare, oltre al monumento in sé e al contesto archeologico in cui è inserito, preoccupazione ovvia, anche le “condizioni di prospettiva, luce, cornice ambientale e decoro”.
Il parere del settembre 2018 a firma dell’ex soprintendente ABAP Salvatore Buonomo, del resto, limitato com’è all’aspetto archeologico (e favorevole perché i saggi di scavo del 2012-13 diedero esito negativo), NON esime il Comune, nel decidere se rilasciare il Provvedimento Autorizzativo Unico, dal tenere conto del dettato del suddetto Codice in materia paesaggistica (parte II e III del D.Lgs. 42/2004), come espressamente suggerito nell’atto citato.
Lo spirito del vincolo, e la sua efficacia legale, sono ancora validi e a mio avviso devono essere condivisi e riaffermati dalle Amministrazioni locale e nazionale, chiamate entrambe a fare innanzi tutto gli interessi della comunità. Ben venga, dunque, la richiesta di chiarimenti che la Soprintendenza ABAP per le province di Benevento e Caserta ha inviato al Comune il 10 febbraio u.s.
Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura

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