14 aprile – 8 maggio 2020
Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele, Milano

conferenza stampa:
martedì 14 aprile, ore 11.00
Sala Alessi, Palazzo Marino, Milano

opening: 14 aprile h. 18.30

Olafur Eliasson / The collectivity project, 2005 / White LEGO bricks, wood / 3rd Tirana Biennale, Albania, 2005 / Photo: Olafur Eliasson / Courtesy of the artist; neugerriemschneider, Berlin; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles / © 2005 Olafur Eliasson

Da martedì 14 aprile a venerdì 8 maggio 2020 la Fondazione Nicola Trussardi presenta The collectivity project (2005), un’installazione partecipativa dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson (Copenaghen, 1967). L’installazione site-specific – che darà vita a un paesaggio urbano immaginario, ideato e costruito dal pubblico – verrà realizzata in occasione dell’Art Week milanese, coordinata dal Comune di Milano, e della Design Week, in un luogo pubblico simbolo della città: l’Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele. La Fondazione Nicola Trussardi torna così nel luogo dove ha avuto inizio la sua attività di museo nomade nel 2003, con la Presidenza di Beatrice Trussardi e la Direzione Artistica di Massimiliano Gioni.

Dopo A Friend, l’imponente intervento su scala urbanistica concepito per i due caselli daziari di Porta Venezia dall’artista ghanese Ibrahim Mahama nel 2019, e Sacrilege, la gigantesca installazione gonfiabile del celebre artista britannico Jeremy Deller – che nel 2018 ricostruiva in scala 1:1 nel parco delle sculture di CityLife il sito archeologico di Stonehenge – la Fondazione Nicola Trussardi ha invitato Olafur Eliasson a realizzare per la settimana dell’arte uno dei suoi progetti partecipativi più noti.

Con The collectivity project l’artista invita il pubblico a progettare, costruire e ricostruire un immenso paesaggio immaginario, una città in costante formazione ed evoluzione realizzata utilizzando oltre una tonnellata di mattoncini LEGO® bianchi messi a disposizione di tutti i passanti su cinque grandi tavoli appositamente allestiti nello spazio pubblico.

La ricerca artistica di Olafur Eliasson spazia tra scultura, pittura, fotografia, film e installazioni, ma non si limita ai confini del museo o della galleria, coinvolgendo anche la più ampia sfera pubblica attraverso progetti di architettura, interventi nello spazio civico, educazione artistica e un costante approfondimento delle urgenze del nostro presente, come la sostenibilità e il cambiamento climatico. Eliasson opera infatti nel terreno di incontro tra arte e scienza: mosso dall’interesse verso i temi della percezione e del movimento, e dalla volontà di instaurare un dialogo tra le persone e l’ambiente che le circonda, con il suo lavoro trasforma la realtà in una dimensione evocativa ed emozionante, in grado di offrire esperienze con cui si possono confrontare spettatori di tutte le età.

Posizionato al centro dell’Ottagono, The collectivity project invita visitatori e passanti a ripensare in modo creativo al modo in cui vivono e immaginano il loro ambiente. La stessa configurazione dell’installazione – con i suoi cinque grandi tavoli disposti intorno al centro della Galleria – prende ispirazione dalla topografia del centro storico di Milano: attraverso l’interazione e la collaborazione tra le persone del pubblico, l’opera diventa specchio di una città futura in costante trasformazione. Punto nevralgico di ogni scambio, porta d’ingresso e crocevia per ogni direzione, passaggio obbligato per il turista e per il milanese, l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele è il centro ideale della città, il nucleo pulsante del suo dinamismo.

Costruita nel 1861, la Galleria Vittorio Emanuele è un trionfo di vetro e acciaio, simbolo delle aspirazioni di molte città europee nel tardo Ottocento. Come i passages di Parigi, studiati e raccontati da Walter Benjamin, la Galleria ha inaugurato un secolo di nuovi desideri e consumi che avrebbe radicalmente trasformato l’esperienza della vita nella città moderna. Ammirata e dipinta dai Futuristi, che la vedevano come un ganglio centrale nel sistema nervoso della metropoli, la Galleria è sempre stata uno snodo cruciale nella vita culturale di Milano: dai compositori e cantanti del vicino Teatro alla Scala – tempio dell’Opera lirica – che hanno animato i suoi caffè e ristoranti all’inizio del ventesimo secolo, fino agli sciami di turisti che oggi camminano verso il Duomo, la Galleria è una maestosa piazza coperta che oggi convoglia più di 100.000 visitatori al giorno, un microcosmo che rispecchia da sempre l’energia e le contraddizioni della città. The collectivity project racconta una città e un mondo in movimento: un mondo che ritrova in Milano e nella Galleria il suo centro.

The collectivity project è stato realizzato per la prima volta a Tirana nel 2005 e poi installato a Oslo nel 2006, a Copenaghen nel 2008 e a New York nel 2015.
L’installazione è commissionata dalla Fondazione Nicola Trussardi nell’ambito della Milano Art Week 2020, un programma di eventi, inaugurazioni e aperture straordinarie nei musei e nelle istituzioni pubbliche e private, che raccoglie i principali operatori milanesi nella settimana di miart, la fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano, con la regia del Comune di Milano.

The collectivity project di Olafur Eliasson fa parte di una serie di incursioni realizzate dal 2013 dalla Fondazione Nicola Trussardi in occasione di miart: una serie di progetti speciali, mostre temporanee, performance e interventi pop-up che hanno portato a Milano artisti internazionali tra cui Ibrahim Mahama, Jeremy Deller, Sarah Lucas, Gelitin, Darren Bader e Stan VanDerBeek.

La Fondazione Nicola Trussardi è un’istituzione no profit privata, un museo nomade per la produzione e la diffusione dell’arte contemporanea in contesti molteplici e attraverso i canali più diversi, che nasce a Milano nel 1996. Le sue attività sono rese possibili grazie alla generosità delle socie fondatrici e di un gruppo di sostenitori che ne supporta i progetti.
Con The collectivity project continua così il percorso intrapreso dalla Fondazione nel 2003, portando l’arte contemporanea nel cuore della città di Milano, riscoprendo e valorizzando luoghi dimenticati o insoliti. Dopo importanti mostre personali tra cui quelle di Allora & Calzadilla, Pawel Althamer, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Urs Fischer, Peter Fischli e David Weiss, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala e Tino Sehgal e le due grandi mostre a tema La Grande Madre (2015) e La Terra Inquieta (2017), Beatrice Trussardi e Massimiliano Gioni sono ora orgogliosi di presentare questa grande installazione di Olafur Eliasson, nel diciottesimo anno di attività nomade della Fondazione Nicola Trussardi.

Olafur Eliasson

Nato nel 1967, Olafur Eliasson vive e lavora a Copenhagen e a Berlino.
Cresciuto in Islanda e Danimarca, ha studiato alla Royal Danish Academy of Fine Arts dal 1989 al 1995. Nel 1995 si è trasferito a Berlino, dove ha fondato lo Studio Olafur Eliasson, che oggi comprende artigiani, architetti, archivisti, ricercatori, amministratori, cuochi, programmatori, storici dell’arte e tecnici specializzati.

Dalla metà degli anni Novanta Eliasson è stato protagonista di numerose mostre e importanti progetti in tutto il mondo, in musei e istituzioni tra cui MoMA – Museum of Modern Art (New York), SFMOMA (San Francisco), Tate Modern (Londra), Martin-Gropius-Bau (Berlino), Pinacoteca do Estado de São Paulo (San Paolo), Louisiana Museum (Copenaghen), Fondation Louis Vuitton (Parigi), Moderna Museet (Stoccolma), Long Museum (Shanghai), Samsung Museum of Art (Seoul). Nel 2003 ha rappresentato la Danimarca alla 50. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Più tardi nello stesso anno, ha installato The weather project alla Turbine Hall della Tate Modern, a Londra, una delle mostre più visitate nella storia del museo britannico.

Eliasson ha anche prodotto numerosi progetti in spazi pubblici. Green river è stato realizzato in varie città tra il 1998 e il 2001. Insieme all’architetto Kjetil Thorsen ha progettato il Serpentine Pavilion 2007 per i Kensington Gardens di Londra. Nel 2008 il Public Art Fund gli ha commissionato The New York City Waterfalls, delle cascate artificiali installate lungo le rive di New York. Nel 2011 ha inaugurato Your Rainbow Panorama, una passerella circolare in vetro colorato in cima al Kunstmuseum ARoS (Aarhus, Danimarca). Nel 2011, a Reykjavik, in Islanda, ha creato le facciate dell’Harpa Concert Hall and Conference Centre, in collaborazione con Henning Larsen Architects, progetto per il quale ha vinto il premio Mies van der Rohe nel 2013. Con Ice Watch ha trasportato iceberg in via di scioglimento dalla Groenlandia a Copenaghen nel 2014 e a Parigi in occasione della COP21 Conferenza sul clima nel 2015. Nel giugno del 2018 ha completato a Vejle, in Danimarca, Fjordenhus, il primo edificio progettato interamente da lui e dal team di architetti dello Studio Olafur Eliasson.

Come professore alla Berlin University of the Arts, Eliasson ha guidato l’Institut für Raumexperimente (Institute for Spatial Experiments; 2009-2014): un programma sperimentale di cinque anni di educazione alle arti ubicato nello stesso edificio del suo studio (raumexperimente.net).

Nel 2012 Eliasson e l’ingegnere Frederik Ottesen hanno fondato Little Sun, un progetto globale per fornire energia pulita ed economica alle comunità senza accesso all’elettricità, un social business che incoraggia lo sviluppo sostenibile attraverso la vendita di lampade e caricabatterie ad energia solare Little Sun e che aumenta la consapevolezza globale della necessità di un accesso equo all’energia e alla luce (littlesun.com).

Nel 2014 Olafur Eliasson e l’architetto Sebastian Behmann hanno fondato lo Studio Other Spaces, un ufficio internazionale per l’arte e l’architettura con sede a Berlino. Come controparte legata all’architettura dello Studio Olafur Eliasson, Studio Other Spaces si concentra su progetti di costruzione interdisciplinari e sperimentali e lavora nello spazio pubblico (studiootherspaces.net).

Dal 14 aprile all’8 maggio 2020

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#FondazioneNicolaTrussardi
#miart2020
#milanoartweek

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M +39 338 6075380
E lf@fondazionenicolatrussardi.com – press@fondazionenicolatrussardi.com
www.fondazionenicolatrussardi.com

FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI
presents

OLAFUR ELIASSON
THE COLLECTIVITY PROJECT

curated by Massimiliano Gioni

April 14–May 8, 2020
Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele, Milan

Press Conference:
Tuesday, April 14, 11 AM
Sala Alessi, Palazzo Marino, Milan

Opening:
Tuesday, April 14, 6.30 PM

Olafur Eliasson / The collectivity project, 2005 / White LEGO bricks, wood / Installlation view: The High Line, New York, 2015 / Photo: Liz Ligon / Courtesy of the artist; neugerriemschneider, Berlin; Tanya Bonakdar Gallery, New York / Los Angeles / © 2005 Olafur Eliasson

From Tuesday, April 14, to Friday, May 8, 2020, Fondazione Nicola Trussardi presents The collectivity project (2005), a participatory installation by the Danish-Icelandic artist Olafur Eliasson (b. 1967). The installation—featuring an imaginary cityscape built by the public—is a site-specific artwork presented in the Ottagono of the Galleria Vittorio Emanuele, a prominent location in the city of Milan, on the occasion of Milano Art Week and during Salone del Mobile, Milan’s Design Week. For this project, the Fondazione Nicola Trussardi returns to the Ottagono after seventeen years, where its nomadic museum activities began in 2003, under the Presidency of Beatrice Trussardi and the Artistic Directorship of Massimiliano Gioni.

Following the urban-scale installation A Friend, conceived by the Ghanaian artist Ibrahim Mahama for Porta Venezia’s two neoclassical tollgates in 2019, and the major outdoor inflatable installation Sacrilege, by the celebrated British artist Jeremy Deller in 2018, the Fondazione Nicola Trussardi has invited Eliasson to carry out one of his best known collaborative projects.

The collectivity project provides a space for conversation and exchange among a wide variety of participants. Using over one ton of white LEGO® bricks—made available to all passersby on five large tables arranged in the public space—adults and children are invited to build and rebuild the structures of a city in constant formation.

Eliasson’s art is driven by his interests in perception, movement, embodied experience, and feelings of self. He strives to make the concerns of art relevant to society at large. Not limited to the confines of the museum and gallery, his practice engages the broader public sphere through architectural projects, interventions in civic space, arts education, policymaking, and by raising awareness around issues of sustainability and climate change.

Placed in the center of the Ottagono, the project challenges the public to creatively rethink how they experience and imagine their environment. The configuration of the installation, with its five large tables organized around the center of the Galleria, is itself inspired by the topography of Milan’s historic center. Through collaboration between members of the public, the artwork comes to reflect a vision of a future city in constant transformation.

Both a gateway and a crossroads, the Ottagono is the grand entrance to the historic center of Milan, encountered by the thousands of people who pass through it every day. Built in 1861, the Galleria Vittorio Emanuele and Ottagono are triumphs of glass and steel, incarnating the aspirations of many European cities in the later nineteenth century. Like the arcades of Paris, which were famously studied by Walter Benjamin, the Galleria ushered in a century of new desires and commodities that would radically transform the experience of life in the modern city. Admired and painted by the Futurists, who saw it as a central node in the nervous system of the metropolis, the Galleria has always been a crucial nexus in Milan’s cultural life. From the composers and singers of the nearby Opera House who enlivened its cafés and restaurants at the beginning of the twentieth century to the storms of tourists who stroll to the cathedral today, the Galleria has configured itself as a giant covered square—a microcosm of Milan’s urban life and contrasts.

The collectivity project is commissioned by Fondazione Nicola Trussardi within the framework of 2020 Milano Art Week, a program of events, openings, and performances involving public institutions, private foundations, galleries, and non-profit spaces over the entire week of the Milan Art Fair (miart), organized in collaboration with the Municipality of Milan. The artwork forms part of a series of incursions undertaken since 2013 by the Fondazione Nicola Trussardi on the occasion of miart, including special projects, temporary shows, performances, and pop-up interventions that have brought the work of international artists to Milan, such as Ibrahim Mahama, Jeremy Deller, Sarah Lucas, Gelitin, Darren Bader, and Stan VanDerBeek.

The Fondazione Nicola Trussardi

The Fondazione Nicola Trussardi is a non-profit, private institution for the promotion of contemporary culture, founded in Milan in 1996. Neither a museum nor a collection, the foundation acts as an agency for the production and diffusion of contemporary art in a wide variety of contexts and channels. Its activities are made possible by the involvement of its founding members, and thanks to the generous commitment of a group of individual benefactors and partner companies supporting its projects.

With The collectivity project, the Fondazione Nicola Trussardi continues the path it first undertook in 2003, bringing contemporary art into the very heart of the city of Milan, and rediscovering and valorizing forgotten or unusual places. Following major solo shows such as those by Allora & Calzadilla, Paweł Althamer, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Urs Fischer, Peter Fischli and David Weiss, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala, and Tino Sehgal, as well as two major thematic exhibitions, The Great Mother (2015) and The Restless Earth(2017), Beatrice Trussardi and Massimiliano Gioni are now proud to present this major installation by Eliasson, in the Fondazione Nicola Trussardi’s sixteenth year of nomadic exhibitions.

Olafur Eliasson

Olafur Eliasson (b.1967) grew up in Iceland and Denmark. In 1995, he founded Studio Olafur Eliasson in Berlin, which today comprises a large team of craftsmen, architects, archivists, researchers, administrators, cooks, art historians, and specialized technicians.

Natural phenomena—such as water, light, ice, fog, and reflections—feature prominently in Eliasson’s often large-scale artworks. He is internationally renowned for works like The weather project (2003), an indoor sun shrouded in mist installed in the Turbine Hall at Tate Modern, London, and seen by more than two million people, and his public art project The New York City Waterfalls (2008), a commission by the Public Art Fund with the support of Mayor Michael Bloomberg for which he installed four artificial waterfalls along Manhattan and Brooklyn shorelines in New York.

Another acclaimed project in public space is Ice Watch, a public installation for which Eliasson and geologist Minik Rosing transported twelve massive blocks of glacial ice from Greenland to Copenhagen’s City Hall Square (2014) to coincide with the Fifth Assessment Report of the UN Intergovernmental Panel on Climate Change. The project was reiterated in Paris (2015) and London (2018).

Since the mid-1990s, Eliasson has mounted major exhibitions at prominent art institutions around the world, including the Museum of Modern Art, New York, USA; Fondation Louis Vuitton, Paris, France; Palace of Versailles, France; Pinacoteca do Estado de São Paulo, Brazil; Moderna Museet, Stockholm, Sweden; and the Modern Art Museum: Gebre Kristos Desta Center, Addis Ababa University, Ethiopia. He represented Denmark at the 50th Venice Biennale in 2003. In 2019, Tate Modern, London, dedicated a survey exhibition to his work, Olafur Eliasson: In real life, which travels to the Guggenheim Museum Bilbao in early 2020. His current exhibitions include Symbiotic seeing at Kunsthaus Zürich, Switzerland, and Olafur Eliasson: Sometimes the river is the bridge at the Museum of Contemporary Art Tokyo, Japan.

In 2012, Eliasson founded the social business Little Sun with engineer Frederik Ottesen, designing a portable solar-powered lamp to replace fossil-fuel lighting in communities without electricity and to raise awareness of the need to expand sustainable energy access. 2019 marked the distribution of one million lamps worldwide, over half of which are in off-grid use. In 2019, Eliasson was appointed Goodwill Ambassador for renewable energy and climate action by the United Nations Development Programme.

As a professor at the Berlin University of the Arts, Olafur Eliasson ran the Institut für Raumexperimente (Institute for Spatial Experiments), an innovative model for art education and research, from 2009 until 2014. In 2014, he and architect Sebastian Behmann founded Studio Other Spaces, an office for art and architecture.

April 14-May 8, 2020

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