Dietro l’esposizione romana, dal 4 aprile prossimo, di un centinaio dei celebri marmi della collezione Torlonia, riconosciuta come la più importante raccolta privata di scultura antica del mondo, si cela l’ennesima prova di una gestione personalistica del patrimonio culturale da parte del titolare del MiBACT, come denunciato nella interrogazione pubblicata dal Senato, a mia prima firma, il 19 febbraio.Dietro l’esposizione romana, dal 4 aprile prossimo, di un centinaio dei celebri marmi della collezione Torlonia, riconosciuta come la più importante raccolta privata di scultura antica del mondo, si cela l’ennesima prova di una gestione personalistica del patrimonio culturale da parte del titolare del MiBACT, come denunciato nella interrogazione pubblicata dal Senato, a mia prima firma, il 19 febbraio.
La lodevole collaborazione pubblico-privato che consentirà lo straordinario evento di palazzo Caffarelli non cancella, infatti, la decisione di trasferire poi la mostra al Louvre senza che la Direzione Generale Musei abbia stretto un accordo con l’Istituto parigino per avere in cambio, temporaneamente, opere d’arte di almeno pari livello (ad es. la Gioconda), come statuito espressamente dal Codice dei beni culturali (artt. 48 e 67). Il decisore politico si è dunque sostituito, di fatto, al vertice amministrativo, come in altri casi clamorosi in cui l’ha già fatta franca, esautorandolo.
Né si può dimenticare che la seconda tappa del tour internazionale della mostra, previsto dalla convenzione firmata il 15 marzo 2016 tra il Ministero (allora come oggi) a guida Franceschini e la Fondazione Torlonia, è quel Getty Museum di Los Angeles che ancora nel 2015 brigava per acquistare ed esportare la medesima straordinaria “collezione di collezioni” negli USA, benché lo Stato italiano l’avesse vincolata fin dal 1910, come svelato da Claudio Marincola il 18 gennaio scorso su “il Quotidiano del Sud”.
Nulla è dato sapere, inoltre, a 4 anni dalla firma della convenzione citata, circa la sede definitiva, pubblica, di esposizione dell’intera collezione Torlonia, né sugli accordi presi con la Proprietà. Strategici lanci di lustrini e paillettes, uniti al sensazionalismo ad orologeria in fatto di ricerca archeologica, distraggono l’attenzione dei cittadini dalla missione che Franceschini persegue fin dalla precedente Legislatura: sostituire a 200 anni di studio e ricerca in materia di beni culturali e loro tutela, un luna park aperto h 24 per intrattenere il pubblico con spettacoli pop e vendita di panini, bibite, gadget e palloncini.

Link interrogazione: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1143651

La lodevole collaborazione pubblico-privato che consentirà lo straordinario evento di palazzo Caffarelli non cancella, infatti, la decisione di trasferire poi la mostra al Louvre senza che la Direzione Generale Musei abbia stretto un accordo con l’Istituto parigino per avere in cambio, temporaneamente, opere d’arte di almeno pari livello (ad es. la Gioconda), come statuito espressamente dal Codice dei beni culturali (artt. 48 e 67). Il decisore politico si è dunque sostituito, di fatto, al vertice amministrativo, come in altri casi clamorosi in cui l’ha già fatta franca, esautorandolo.
Né si può dimenticare che la seconda tappa del tour internazionale della mostra, previsto dalla convenzione firmata il 15 marzo 2016 tra il Ministero (allora come oggi) a guida Franceschini e la Fondazione Torlonia, è quel Getty Museum di Los Angeles che ancora nel 2015 brigava per acquistare ed esportare la medesima straordinaria “collezione di collezioni” negli USA, benché lo Stato italiano l’avesse vincolata fin dal 1910, come svelato da Claudio Marincola il 18 gennaio scorso su “il Quotidiano del Sud”.
Nulla è dato sapere, inoltre, a 4 anni dalla firma della convenzione citata, circa la sede definitiva, pubblica, di esposizione dell’intera collezione Torlonia, né sugli accordi presi con la Proprietà. Strategici lanci di lustrini e paillettes, uniti al sensazionalismo ad orologeria in fatto di ricerca archeologica, distraggono l’attenzione dei cittadini dalla missione che Franceschini persegue fin dalla precedente Legislatura: sostituire a 200 anni di studio e ricerca in materia di beni culturali e loro tutela, un luna park aperto h 24 per intrattenere il pubblico con spettacoli pop e vendita di panini, bibite, gadget e palloncini.

Link interrogazione: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1143651

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui