di Salvatore Viglia

Cari tifosi,
devo dire che vi conoscevo da calciatore soprattutto. Sapevo quanto il vostro fiato sul collo degli avversari mettesse soggezione, aiutasse la squadra ed imprimesse una adrenalina in corpo mai sentita prima. Ma da allenatore, devo ammettere che la vostra presenza, il vostro calore, il vostro tifo, rappresenta per me e per noi un punto fondamentale per il percorso dei nostri colori qualsiasi esso sia. Azzurri.
Voi capirete che vi sono cose che non posso dire. Lo detta una questione di opportunità legata a doppia mandata con il contratto di lavoro che ho sottoscritto con la società e quindi con ADL.
Per tornare a voi, oggi vedo una grandissima anomalia: fare tutto il possibile affinché il vostro apporto sia addirittura escluso dagli spalti in una logica che, francamente, non comprendo. Interi settori, intere curve vuote in un afflato masochistico di un Tafazzi che si massacra le palle con la bottiglia.
Bhà!
Quando sono venuto, dovete sapere che ero feliscissimo. È stato perché prendevo in carico l’intero blocco della grande squadra, della grande bellezza, che aveva visto il Napoli tre anni prima accumulare 91 punti in classifica.
Prendevo in carico, con qualche evirazione illogica, come quelle di Giorgigno, Hamsik ed Albiol senza sostituzioni, la squadra di Sarri che reputo un maestro del calcio moderno.
Ho sempre ammirato ed ammiro Maurizio ma qui, prima di me, c’è stato un altro mammasantissima del calcio, un certo Ancelotti che ha vinto tutto ed è stato anche il mio allenatore quando giocavo nel Milan.
Quando sono subentrato ad Ancelotti che ha fallito a Napoli mi sono lusingato che sarebbe bastato far ricordare i meccanismi di Sarri per riportare il collettivo alle magnificenze di sempre eppure stavamo con un piede in serie B.
Non è stato così. Ho visto calciatori fortissimi ridotti a signorinelle flosce che arrancavano in campo senza preparazione altetico – fisica. Sono rimasto sbalordito dallo sfascio tattico e mentale cui erano sprofondati i calciatori senza bussola e senza strategie. Li vedevo arrancare in un marasma liquido sconnesso dove annegavano nel terrore passato dello sportello unico introdotto dal mio predecessore.
Tutti dovevano saper fare tutto. In avanti, in difesa e viceversa. Mancava solo aver provato Koulibaly centravanti e gli esperimenti deludenti avrebbero avuto l’epilogo letale che si intravvedeva all’orizzonte.
Mi sono chiesto: che sta succedendo? Come è possibile tutto questo?
La mancanza di testa poi, ha fatto il resto facendo sbandare tutta la squadra che, prima di incontri cruciali si vedeva notificare richieste e minacce di risarcimenti e di decurtazioni di stipendi ed ogni altra negatività.
Senza entrare nel merito delle faccende contrattuali di ciascun calciatore, delle dichiarazioni infelici del presidente che invitava alcuni di loro a fare marchette in Cina, come avrei potuto non capire questo stato d’animo?
In società si taglia col coltello il fatto che il campionato non è una priorità ma priorità sono invece le qualificazioni in coppa che monetizzano gli sforzi e la arricchiscono.
In queste condizioni mi sono trovato ed ancora sono a lavorare soprattutto per voi e, se permettete, anche per me.
Qualcuno dirà che io non sono né Sarri e neanche Ancelotti. Quindi io, che faccio il loro stesso lavoro, devo ancora dimostrare il mio valore e per questo credo in quello che faccio.
Nelle conferenze stampa, lo vedete pure voi, sono sempre concentrato e non per pesare le parole in risposta alle domande dei giornalisti, ma per non allentare la presa che ho sui calciatori nel timore che la storia sbracasse e smottasse all’improvviso.
Ripeto non sarò Sarri e neanche Ancelotti nonostante tutto. Io sono Gennaro Gattuso a servirvi.

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