Un fine febbraio 2020 all’insegna di una sensazione indescrivibile a causa di un virus che sembra dare una scossa a tutti i contesti sociali, sia di natura economica che di salute. Io, malgrado una comprensibile apprensione sugli sviluppi di questa situazione, mi sforzo però di stare tranquillo osservando quelle abitudinarie modalità di comportamento, anche igienico, a prescindere dalle indicazioni che fornisce quotidianamente il Ministero della Sanità.
Tuttavia, quando esco di casa per fare qualche necessario acquisto, non è possibile non avere uno strano impatto con la gente che sembra molto diversa da una settimana a questa parte, quasi taciturna, forse per evitare qualsiasi scambio dialettico con chi incontra: ciascuno sembra voler fare le cose che deve fare con tempistiche flash per fare rientro velocemente a casa. Insomma, mi par di vivere un clima che, ahimè, alla mia età, ho già vissuto in tempo di guerra, con la sola differenza che allora suonava l’allarme a cui facevano seguito gli aerei per bombardare, mentre ora il clima sembra essersi trasformato in una sorta di quiete inoperosa e silente che mi da la sensazione da me provata negli anni 40 dopo bombardamenti reali avvenuti. E gli scaffali vuoti dei vari supermercati rincarano detta sensazione quasi ad emulare la carestia di allora.
Oggettivamente, si nota una certa “tranquillità” anche nella politica, salvo le solite strumentalizzazioni che, in questa particolare situazione, non dovrebbero assolutamente esserci ma, anche se c’è da augurarsi che dopo una tempesta di questo tipo, certi cervelli possano…riassettarsi. E mi fermo qui, nella speranza che – cosa brutta a dirsi nel caso di specie – da una disgrazia ne esca qualcosa di buono. Come dire: tutto il mal non vien per nuocere…
La scienza ufficiale, nella prospettiva di un fausto epilogo dell’epidemia, afferma in pratica che fra una settimana dovremmo sapere di che morte si deve morire. A mio avviso, come hanno detto in tanti anche con l’intenzione di rincuorare la pubblica opinione, i vari focolai dovrebbero infatti spegnersi, ferma restando però l’opportunità di stare molto in guardia in quanto, molto verosimilmente, nel nostro paese sarà veramente più arduo sconfiggere il virus della psicosi ormai consolidatosi piuttosto che quello della polmonite.
Un monito al mondo intero. Penso sia arrivato il momento di ragionare, come scrivevo anche ieri, perché la terra non sopporta più l’uomo e pretende di essere rispettata come essa rispetta tutti noi offrendo i suoi prelibati frutti. Quest’ultimo infatti mi pare l’ennesimo segnale importante, anche e soprattutto per la Cina che, ricordiamocelo, vende di tutto in Italia a prezzi irrisori, segno evidente che non è solo il basso costo della manodopera che fa la differenza, ma la qualità dei prodotti venduti, spesso fabbricati con materiali tossici !
E da questa tossicità in patria loro, nonché in tutti gli altri paesi del mondo che include purtroppo anche il nostro, non è detto che virus di ogni sorta non abbiano propagarsi con gravità e tempistiche inaudite ! Ultimo, il coronavirus.
ARNALDO DE PORTI

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