Germano- foto di Enrico de Luigi

di Alessandra Broglia

Il nuovo film di Giorgio Diritti, Volevo nascondermi, in concorso alla 70° edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino, sa incuriosire ed interrogare sulle vicende vissute dall’artista Antonio Ligabue. Un vero omaggio per un personaggio controverso, con una vita vissuta lottando tra sofferenze continue e bisogno d’affetto ma considerato tra i più celebri italiani del genere naïf. Prodotto da Palomar con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, ha per protagonista un Elio Germano che si impegna per rapire lo spettatore, e ben riesce, magistralmente ricostruito da Ursula Patzak, Lorenzo Tamburini e Aldo Signoretti, scelti rispettivamente per costumi, make-up e hair designer. Un perfetto connubio per Germano tra la fisicità, contraddistinta dalla figura brutta e rachitica, i movimenti corporei di un internato e discontinuo negli stati d’animo, con un registro linguistico in dialetto emiliano e lingua tedesca, corredato da sottotitoli. Toni, figlio di una emigrante italiana, viene respinto in Italia dalla vicina Svizzera, reduce da un’infanzia e adolescenza difficili, tra problemi psichici, e comportamenti anomali, divenendo adulto nel cosiddetto ”ventennio”, periodo in cui dovevano regnare ordine e disciplina. Ligabue si riduce a vivere nella bassa Padana, per anni all’interno di una capanna, accompagnato dalla sola vicinanza di un fiume, in balìa della fame e delle intemperie. Sarà l’incontro con l’artista Renato Marino Mazzacurati, interpretato da Pietro Traldi, che lo riavvicinerà alla pittura e alla scultura, permettendogli di esprimersi con quell’energia vitale che sempre avrebbe desiderato nella sua normalità. Inizia pian, piano il riscatto, la considerazione degli adulti e la meraviglia dei bambini, rapiti dalla magia nel vederlo creare le sue sculture dal vivo. “El tudesc”, come lo chiamano gli abitanti del luogo, il comune di Gualtieri, si costruisce un’identità tra i soggetti faunistici: tigri, volpi, aquile, cani da penna e i tanti animali da cortile, immedesimandosi anche con i gesti, convinto della sua arte, fatta di selvagge libertà, colori vivi e decisi, unico modo per esprimere quella forza repressa e facendosi così apprezzare dagli altri. Un’arte che nella pellicola risulta ben espressa nella scultura, ma che risulta un po’ carente nell’azione pittorica, poiché nei suoi dipinti abbondava con le materie prime. Le sue crisi ritornano e viene rinchiuso in manicomio. Riprenderà a dipingere, anche autoritratti, potendo assaporare il grande successo da vivo, raro per un artista, tra le considerazioni di Giorgio De Chirico e acquistando auto, moto, la “buona tavola”, nonché il desiderio d’amore per la compaesana Cesarina (Francesca Manfredini), lasciando il suo patrimonio di opere, impronta indelebile della sua energia creativa, ben visibile nelle dimensioni ingigantite nel finale. Una pellicola non facile, anche per l’inevitabile confronto, per Diritti e Germano, con l’appena scomparso Flavio Bucci, che la maggioranza del pubblico ricorda nell’interpretazione del pittore, attraverso lo sceneggiato televisivo in tre puntate, del 1977, per la regia di Salvatore Nocita. Volevo nascondermi è sicuramente da non perdere, perché sa essere autentico e consacrare la bravura di Germano, dell’intero cast nonché della colonna sonora, ad opera di Daniele Furlati e Massimo Biscarini, che accompagna col giusto crescendo i momenti più vivi del personaggio.
(ph. Enrico De Luigi)

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