Per il regime una grande sconfitta
Venerdì 21 febbraio 2020, il popolo iraniano ha respinto in modo schiacciante il regime clericale rifiutando di partecipare alle vergognose elezioni, nonostante le intimidazioni e i ripetuti appelli da parte delle autorità del regime.
Maryam Rajavi, presidente-eletta del CNRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana) aveva invitato il popolo iraniano a boicottare le elezioni farsa spiegando: “Il boicottaggio delle finte elezioni è un dovere patriottico e il legame del popolo iraniano con i suoi martiri, in particolare gli oltre 1.500 martiri dell’insurrezione di novembre”.
Aveva aggiunto: “Il popolo iraniano ha espresso il suo vero voto durante le rivolte di novembre 2019 e gennaio 2020 con i canti di “Morte al principio del velayat-e faqih, morte a Khamenei e a Rouhani”.

Boicottaggio totale
Rapporti affidabili basati sull’osservazione diretta e sull’analisi di diversi dati ufficiali annunciati durante il giorno delle elezioni mostrano che solo il 5,6% degli elettori ammessi ha espresso il proprio voto. Questa è una grande umiliazione per il regime.
L’agenzia di stampa Fars dell’IRGC (Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane) ha citato funzionari del Ministero dell’Interno che hanno affermato che solo 1,9 milioni di persone avevano votato a Teheran. Ciò significa che, nonostante il gonfiamento delle cifre, meno del 20 percento degli elettori aveva votato nella capitale.
La spinta del regime per una vasta partecipazione
I massimi funzionari del regime, tra cui Khamenei e Rouhani, avevano ripetutamente invitato la popolazione a partecipare alle elezioni. Khamenei era arrivato addirittura a definirlo un “dovere religioso” obbligatorio.
“L’elezione è una jihad popolare; rafforza il Paese e salvaguarda la legittimità del sistema. La presenza alle elezioni e al voto è un dovere religioso, un editto religioso… Chiunque ami il sistema deve prendere parte alle elezioni” – aveva affermato.
Rouhani aveva ripetutamente fatto appelli a votare. I suoi consiglieri avevano avvertito la popolazione di non disertare le urne, poiché ciò avrebbe reso felice l’America e aumentato le attività dei Mujahedin-e Khalq (OMPI / MEK). L’IRGC e Javad Zarif avevano esortato a sconfiggere la politica di massima pressione con la massima partecipazione. Non solo tutti questi inutili tentativi non hanno avuto alcun impatto, ma anche, al contrario, hanno intensificato il disgusto del popolo per il furto della sovranità popolare attraverso queste elezioni illegittime e hanno rafforzato la sua determinazione a boicottare questa farsa.
Il capo della magistratura Ebrahim Raisi aveva dichiarato: “L’elezione è una questione importante. Chiunque abbia a cuore in questo sistema … deve agire bene nello svolgimento del proprio dovere in questo. Chiunque, con qualunque motivo, mini queste elezioni, consapevolmente o inconsapevolmente, volendo o non volendo, starebbe nel campo del nemico indebolendole”.
L’oratore della preghiera del venerdì a Teheran: “Non partecipare alle elezioni indebolisce il regime. È religiosamente vietato. Per gli elettori idonei, la partecipazione è un dovere divino e dettato dalla Sharia. È un obbligo, che tutti dovrebbero eseguire, proprio come le preghiere”.
Maryam Rajavi si congratulata con il popolo iraniano
Maryam Rajavi si è congratulata con il popolo iraniano per il boicottaggio nazionale delle false elezioni del fascismo religioso al potere. Ha aggiunto che l’incapacità del regime di intimidire la popolazione spingendola a recarsi alle urne riflette l’omaggio del popolo iraniano ai 1.500 martiri dell’insurrezione del novembre 2019 e lascia prevedere nuove rivolte. Questo boicottaggio senza precedenti è stato un clamoroso “no” a Khamenei, a Rouhani e all’intero regime clericale e ha mostrato l’entusiasmo del pubblico per lo slogan delle Unità della Resistenza “Il mio voto è il rovesciamento del regime”.
Media internazionali
“Guardian” – 22 febbraio:
‘Niente cambierà’: apatia e mancanza di code nel giorno delle lezioni in Iran
Mojtaba Rezai, un meccanico, ha dichiarato: “Sono solo una banda di gangster. Scelgono solo i 10 fra loro che saranno in testa alla loro lista e noi non possiamo dire nulla. Non sono liste, ma merda.”
Nella parte nord di Teheran, nei pressi del Museo del Cinema, l’atmosfera era indifferente, poiché la gente diceva di non conoscere nessuno nella propria famiglia che avesse votato, né intendeva votare di nuovo. Una persona che faceva acquisti nel centro di Teheran ha riso quando le è stato chiesto se avevano sentito i risultati, dicendo: “Perché dovremmo aspettare i risultati? È una conclusione scontata ed è stata decisa in anticipo”.
Reuters – 23 febbraio:
L’Iran annuncia bassa affluenza, accusa la ‘propaganda’ sul coronavirus
Khamenei, che venerdì aveva affermato che votare era “un dovere religioso”, ha incolpato per la scarsa affluenza la “propaganda negativa” sul nuovo coronavirus da parte dei nemici dell’Iran.
“Questa propaganda negativa sul virus è iniziata un paio di mesi fa ed è cresciuta prima delle elezioni”, ha dichiarato Khamenei, secondo il suo sito web ufficiale Khamenei.ir
Conclusioni
• Dopo due giorni di confusione e fabbricazione di dati fasulli, Abdolreza Rahmani Fazli, il ministro degli Interni del regime, ha annunciato che nelle finte elezioni parlamentari aveva votato il 42,5 per cento degli aventi titolo. Anche questa cifra completamente falsa mostra un calo del 30 percento rispetto alle elezioni del 2016. Questo mentre il boicottaggio nazionale di questa farsa era già stato segnalato in tutto il mondo.

• Il boicottaggio nazionale della farsa elettorale è stato una chiara testimonianza del desiderio del popolo iraniano di cambio di regime.

• L’esito delle finte elezioni aggraverà la faida interna del regime e l’impasse mortale e accelererà il suo rovesciamento da parte del popolo iraniano e della sua Resistenza.

• Lo stringere le mani insanguinate di questo regime illegittimo deve cessare a livello internazionale.

• La comunità mondiale deve riconoscere il diritto del popolo e della Resistenza iraniani a cambiare il regime clericale e stabilire la democrazia e la sovranità popolare.

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