Il ministro della Salute di intesa con i Presidenti delle Regioni Sanità, allo scopo di evitare il diffondersi del COVID 19, hanno disposto la “sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi in luogo pubblico, anche di natura culturale, ludico, sportiva, religiosa; discoteche e locali notturne”. Come se la qualità dell’aria, o meglio delle “particelle veicolanti il corona virus, dipendessero dallo spessore del portafoglio dei soggetti, dal divieto sono state (stranamente, ma non troppo) escluse le attività commerciali e finanziaria. La prima istituzione a mettere i lucchetti senza fiatare, è stata la Chiesa Cattolica. Da parte dei Vescovi nessuna obiezione, anzi, gara tra porporati a chi chiudeva per primo. Una differenza abissale rispetto al passato. Nel 590, a fronte della grave epidemia di peste, che colpì Roma decimando la popolazione, per implorare l’aiuto divino, San Gregorio Magno promosse una solenne processione per tre giorni consecutivi presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Ed il morbo scomparve! Fu addirittura l’autorità civile ovvero il Senato palermitano, invece, a sostenere, il 9 giugno 1625, contro la peste dilagante, la processione pubblica promossa dal cardinale arcivescovo Giannettino Doria con l’arca contenente le ossa di Santa Rosalia. Anche in quel caso, il morbo cessò. Gli esempi della potenza della preghiera a fermare le misteriore malattie della natura e della Terra (che qualcuno, ingenuamente, si ostina a chiamare Madre) potrebbe continuare all’infinito. Il problema è che, la chiesa di ieri aveva fede, quella di oggi si è ridotta a predicare la filantropia, l’ecologismo e a far concorrenza alle organizzazioni governative.
Gianni Toffali

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