A proposito di contraddizioni, rispondendo ad una mia lettera Umberto Galimberti ebbe a scrivere: “Io nelle cose di fede non cerco mai le contraddizioni. Perché la fede non è la ragione e il principio di non contraddizione vale solo in ambito razionale”.
Aveva ragione, a mio parere, ma per quanto riguardava le contraddizioni di cui parlavo io, gli risposi ad un dipresso:
E’ vero che la fede non è la ragione, però il credente, nel suo comportamento davanti a ciò in cui crede, non può non tener conto della ragione, e quindi anche del principio di non contraddizione. Se io credo, in base al vangelo, in un Dio infinitamente buono e giusto, se io affermo che Dio è infinitamente buono e giusto, non posso attribuire a Dio atti ingiusti, discriminazioni, o addirittura ridicolaggini, giacché interviene la ragione e mi dice che sto sbagliando, che sto credendo in un Dio buono e cattivo ad un tempo, giusto ed ingiusto, serio e ridicolo. La ragione mi dice che sbaglio “per la contraddizion che nol consente”. E’ il comportamento del credente che entra in contraddizione con ciò in cui crede. In qualche modo il credente entra in contraddizione con se stesso.
Renato Pierri

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