Roma – Lavarsi le mani, mantenere le distanze di sicurezza e cucinare il piu’ possibile i cibi per abbattere eventuali cariche virali. Queste le regole entrate ormai nella testa e nelle case di tutti gli italiani. Ma i pazienti fragili, affetti da un tumore e che sono in terapia, cosa devono fare di
piu’ rispetto agli altri? Come proteggere il loro sistema immunitario da altri attacchi? A dare queste e altre informazioni, interpellato dall’agenzia di stampa Dire, e’ il presidente nazionale dell’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, Sergio Amadori:

– In questo periodo di emergenza Covid-19 il paziente con diagnosi di tumore al sangue a quali regole extra, oltre quelle minesteriali, deve attenersi per non mettere in pericolo maggiormente la propria salute?
“In questo periodo di grande difficolta’ per tutto il Paese, ministero Salute e Comitato tecnico scientifico, insieme all’Iss, hanno gia’ stilato le regole di carattere generali che ognuno di noi dovrebbe seguire. Ovviamente queste valgono a maggior ragione per i pazienti oncologici e ancor di piu’ onco-ematologici. Il vademecum e’ la vera bussola per ridurre al minimo i rischi di contagio quindi: stare il piu’ possibile a casa, lavarsi spesso e
bene le mani, mantenere la distanza di un metro e mezzo due metri
e non frequentare le zone affollate. Qualora si dovesse uscire per necessita’ in ogni caso bisogna munirsi della mascherina come in fila supermercato e l’altra cosa e’ proteggersi con i guanti per evitare di toccare direttamente le superfici che possono essere state a contatto con il virus. In piu’, attenzione a non toccarsi occhi e bocca con le mani prima di lavarle nuovamente.
Altre iniziative utili, per i pazienti piu’ fragili, possono essere quelle di igienizzare bene i prodotti vegetali e disinfettarli per ridurre la carica virale. Usare il piu’ possibile cibi cotti. E’ altresi’ opportuno igienizzare l’esterno delle confezioni, l’involucro dei prodotti inscatolati e imbustati. Naturalmente i pazienti affetti da un tumore del sangue dovrebbero essere piu’ accorti in questo periodo e aiutarsi anche con questo tipo di pratiche. Ma attenzione a non estremizzare, la notizia che girava sul disinfettare la suola delle scarpe prima di rientrare non ha alcuna evidenza scientifica”.

– Perche’ sul paziente immunodepresso e in terapia il Covid puo’
essere molto piu’ letale?

“Il Covid-19, come altre infezioni da virus ma anche da germi, trovano nel paziente immunodepresso, cioe’ che ha ridotte difese immunologiche, un terreno fertile. Tali soggetti possono essere:
i bambini appena nati, i soggetti anziani e poi esistono tutta una serie di malattie, tra cui quelle onco-ematologiche, che spingono il pedale sul sistema immunologico e gli impediscono di ‘reagire’ a delle infezioni cosi’ come nei pazienti affetti da un tumore solido. Oggi e’ ammesso il pensiero che ognuno di noi, ogni giorno, produce qualche cellula tumorale solo che nei pazienti ‘sani’ se il sistema immunologico e’ attivo e’ in grado di riconoscere quelle cellule e ha armi potenti per neutralizzare tali cellule e bloccare la crescita del tumore. Se invece il
tumore solido o del sangue si sviluppa vuol dire che le difese
immunologiche di quel paziente non sono state in grado di contenere il tumore che si stava sviluppando. Ecco perche’ i pazienti con tumore, magari in terapia, oggi a maggior ragione con questa pandemia sono molto piu’ vulnerabili a patogeni esterni e quindi piu’ a rischio”.

– Ail finanzia servizi domiciliari per adulti e bambini. Quali
sono? E si avvalgono di equipe multidisciplinari?

“Il sevizio di assistenza domiciliare dell’Ail da molti anni e’ il fiore all’occhiello della nostra associazione. Lo scopo naturalmente e’ stare vicino al paziente in tutto il percorso della malattia. L’idea e’ cercare di ridurre il piu’ possibile la necessita’ del ricovero ospedaliero e portare la cura a casa del paziente. I risvolti positivi psicologici nei pazienti sono in
tal senso enormi. Stare nel proprio ambiente familiare e’ vincente ed e’ un vero e proprio elisir di lunga vira. Questo non si puo’ fare per tutti i pazienti, ma per tutti quelli dove e’ possibile va portata avanti la cura a casa. L’Ail e’ articolata in 81 sezioni provinciali, l’attivita’ dei servizi domiciliari e’ erogata pero’ da 42 sezioni. Nelle altre sezioni dove questa non e’ prevista e’ l’ospedale che ha nel programma di assistenza un
servizio strutturato di assistenza domiciliare. E l’Ail in questo caso va integrare assistenza domiciliare della struttura pubblica. L’assistenza domiciliare e’ erogata da una equipe multidisciplinare composta da: un medico, un infermiere e spesso lo psicologo a volte necessario per dare consigli su come affrontare la malattia. In questo periodo, con scoppio della pandemia, abbiamo bloccato la partecipazione dei nostri 20mila
volontari, che sono il ‘ponte’ tra centri ematologia e il paziente negli ambulatori, nei day hospital o a casa per ridurre i rischi di contrarre il Covid-19”.

– Quest’anno i volontari non potranno essere nelle piazze con l’iniziativa delle uova. Come e’ possibile sostenere comunque ricerca e attivita’ promosse dall’associazione?

“In questo periodo non e’ possibile organizzare le manifestazioni di piazza e quindi Ail non sara’ in piazza con la consueta campagna della uova. Questo ha creato scompensi perche’ la vendita delle uova Ail e’ fondamentale per sostenere ricerca cosi’ come quella delle stelle di Natale. E’ possibile comunque sostenere Ail virtualmente basta visitare il sito dell’Ail nazionale e delle sezioni locali per sostenerci con donazioni. In alcune sezioni che avevano gia’ fatto gli ordinativi delle uova di Pasqua, alcuni volontari possono provvedere a portare a domicilio del paziente le uova oppure e’ possibile decidere di ritirarlo successivamente quando l’emergenza sara’ terminata. In ogni caso le informative aggiornate corrono sul nostro sito e i profili social. In ogni caso si puo’ portare avanti la raccolta fondi attraverso i bonifici e con donazioni. Basta un clic, secondo le disponibilita’ di ognuno”.

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