di Francesco Mirri

Egregio Presidente

Le scrivo questa lettera aperta in un momento in cui l’emergenza ha riportato al centro dell’attenzione l’uomo, il cittadino, i suoi bisogni essenziali.
Sono un imprenditore umbro.
Come tante altre, anche la mia impresa, è stata travolta in pochi giorni dall’espandersi dell’epidemia e dalle misure adottate, in modo incessante dal suo governo.
Ho rispettato, all’inizio con qualche scetticismo, poi con convinzione, le sue indicazioni, condivido l’importanza, in momenti come questi, che ognuno faccia la sua parte.
L’11 marzo, seppur, come Resort, non ne avessi l’obbligo, ho deciso di chiudere, dopo 20 anni, per la prima volta, la mia impresa.
Ho mandato a casa, non nego, con dolore, tutto il mio staff, ho passato da solo tutta la giornata al telefono a gestire le disdette e le richieste di rimborso che sono piovute copiose come grandine.
La sera ho spento tutti gli impianti e mi sono soffermato ad osservare la mia struttura completamente al buio, immersa nel silenzio, vuota come non l’avevo mai vista.
Ho provato anche io un grande senso di vuoto e soprattutto di profonda solitudine.
Lei ha preso delle decisioni importanti, non era facile, ha assunto delle responsabilità, ha affermato di aver scelto “la via della verità e della trasparenza”, che è anche la via che io prediligo.
Mi ha risuonato, in questi giorni, una frase dal suo governo più volte ripetuta: “Nessuna impresa chiuderà, nessuno perderà il lavoro”.

Mi spiace Presidente, questa non è verità, non è trasparenza.
Lei sa, come me, che probabilmente, molte imprese, soprattutto le piccole, non riapriranno e che molti lavoratori, terminati gli ammortizzatori sociali, perderanno il loro posto di lavoro.
Lei sa, che il virus economico in un mondo totalmente interconnesso, è molto più capillare di quello fisico, e che ne saremo tutti, chi più, chi meno contagiati e che espanderà i suoi effetti ben oltre la fine dell’emergenza sanitaria, della cui data non abbiamo certezza, come non abbiamo certezza dell’assenza di un suo possibile ritorno.
Lei sa che, al di là degli effetti immediati sulla borsa e sullo spread, rispetto ai quali i media ci tengono sempre informati, c’è un mondo silenzioso di milioni di piccole e medie imprese, spesso familiari, la cui situazione, con il blocco degli incassi è già oggi critica, e se ciò dovesse prolungarsi a lungo diventerà drammatica e il fatidico giorno in cui il virus fosse sconfitto, dovrà confrontarsi, alla ripartenza, con mercati trasformati rispetto alla capacità di acquisto, alle abitudini di vita, ai tempi e alle modalità di consumo, e non sarà affatto scontato riuscire a ripartire e sopravvivere.

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