Ho la fortuna, almeno fino ad adesso, di abitare a due passi dalla terra del vino Prosecco che, come si sa, viene prodotto nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene, zona che è stata ascritta ufficialmente dall’Unesco al titolo di “Patrimonio dell’Umanità”, realtà geografica questa a ridosso del fiume sacro alla Patria, e cioè il Piave.
Non v’è dubbio alcuno che la zona è bellissima, sana, soleggiata, piena di trattorie, ristoranti, il tutto in grado di soddisfare anche le più difficili esigenze. Oggi poi, mentre scrivo, i vigneti, tutti esposti al sole, sembrano rappresentare uno scenario meraviglioso che la natura, in periodo di coronavirus, sembra aver ancora risparmiato dai problemi ad esso connessi.
Il principale giornale del Nord-Est, il Gazzettino, oggi titola a caratteri cubitali : “Lo strano caso del Piave dove il contagio non c’è” e narra la vita di ogni giorno dei vari paesi, meno di una decina, che roteano attorno a Pieve di Soligo, ove fino ad oggi (e mi auguro anche domani ed avanti sempre…) pare sia tutto tranquillo, anche nella case di riposo ove, purtroppo, in altre località ci sono stati invece molti decessi.
Cenni storici. Pieve di Soligo, come più di qualcuno ricorderà, è stata la patria del soprano Toti Dal Monte, del poeta Andrea Zanzotto e di tanti altri personaggi che non mi vengono ora in mente.
Tempo addietro, lo ricordo benissimo, parlo infatti solo di pochi anni fa, detta zona collinare ha avuto molto a che fare con i veleni; e ciò allo scopo di salvaguardare la coltivazione, in particolare delle viti ad evitare il pregiudizio per i buoni raccolti. Mi risulta infatti che ci siano state molte proteste per i troppi fertilizzanti e/o irrorazioni di veleni sparsi ovunque al fine di poter utilizzare fino all’ultimo centimetro quadrato tutte le superfici da adibire a vitigno, cosa che si è materializzata poi al punto che, anche passando in macchina, non si riesce più a scorgere uno “spazietto” vuoto nemmeno ai bordi della strada e, cosa importante, nemmeno a vedere quelle erbacce infestanti, fastidiose per il decoro del paesaggio.
Qualcuno si chiederà certamente cosa c’entri il prosecco con quanto sto per dire con riferimento al coronavirus di cui ho fatto cenno poco fa.
Ecco domanda e risposta: “Non sarà che gli eccessi di disinfestanti sul terreno e sulle viti per raccogliere il buon Prosecco siano davvero stati un forte deterrente che, inconsapevolmente, ha bloccato la strada al maledetto virus, atteso che, praticamente, non ci sono contagiati in queste zone ?”
O meglio ancora, ma questa è una boutade riconducibile al titolo, non sarà che l’assunzione oltre la media del nettare Prosecco ha…immunizzato chi ci abita in dette zone e fors’anche chi ci passa ?”
Cin cin e tanta salute !
Arnaldo De Porti
Belluno-Feltre

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