Sommario: IL PRESENTE E IL FUTURO – LA STORIA DI 100 EURO – CINA NEWS

Un augurio sincero e personale a tutti i lettori de IL PUNTO con la speranza che stiate abbastanza bene perche, in questi giorni, è davvero la cosa più importante.
Non c’è molta voglia di scrivere e le polemiche non servono a nulla, ma alcune riflessioni forse possono servire.
Certamente la riflessione più profonda, intima e personale – da credenti o non credenti – ci è comunque venuta spontanea questa sera vedendo le immagini da Piazza San Pietro a Roma, con un Papa un po’ malandato ed esitante che interpretava, nella sua fragilità, proprio quella che oggi – incerta e preoccupata – è la nostra intera umanità.

IL PRESENTE E IL FUTURO
Una settimana fa scrivevo come il decreto “Cura-Italia” mi sembrasse molto pasticciato e – purtroppo – non solo la prima impressione è stata confermata, ma vengono al pettine molti dubbi sulla sua applicazione pratica.
Non è polemica prendere atto che ad oggi non si è visto ancora concretamente nulla sia in termini di contributi economici, ma soprattutto per l’aspetto “ricostruttivo” che invece – sperando che passi al più presto l’emergenza sanitaria – è quello fondamentale per salvare il nostro Paese.
Questo anche perchè le misure del governo sono tutte da finanziare con un maggior deficit pubblico e comunque si parla di 50 miliardi contro i 500 della Germania ed addirittura i 2000 degli USA di Trump.
Se non si produce non è pensabile – salvo nel breve periodo – che lo Stato possa aiutare tutti ed è per questo che non capisco la posizione dei sindacati che vogliono ulteriormente restringere l’apertura delle aziende.
SE UN LUOGO NON E’ SICURO DEVE RESTARE CHIUSO, ma una volta che un’azienda è sanificata e vengono adottate tutte le necessarie misure di sicurezza, perché tenerla ferma?
Meglio che funzioni, anche se magari a ritmo ridotto.
Anche i settori non indispensabili possono e devono essere utili a comunque “creare ricchezza” e soprattutto a far lavorare i dipendenti (e così pagare anche imposte e contributi) o il sistema non può reggere e fallirà perchè stampare moneta per pagare “ad ufo” (ammesso fosse possibile) crea solo inflazione, non ricchezza. Non possiamo permetterci di perdere la maggior parte dei 180 miliardi al mese di “produzione” italiana.
Che rischio c’è a tenere aperti tutti i cantieri per le opere pubbliche o le imprese edili, soprattutto se operano all’ aperto? Bisogna assolutamente insegnare prima di tutto sicurezza sanitaria alle maestranze, ma non serve bloccare tutto.
Se in un negozio si entra uno alla volta, perché tenerlo chiuso? Certo, meno gente gira meglio è, ma io vedo dalla mia finestra persone diventate responsabili, attente, mai in gruppo e non capisco perché (ovviamente stando a debita distanza e magari aumentandola) non si possa camminare e correre nei parchi e nei giardini, oltretutto per evidenti motivi psicofisici, soprattutto i bambini.

Ma avete notato che ALL’INTERNO DEI SUPERMERCATI (dove già si accede uno alla volta, tenendosi lontani, addirittura facendo provare la temperatura corporea all’ingresso) sono stati chiusi tutti i reparti non alimentari?
E’ più “essenziale” quindi comprare il salmone affumicato (importato) invece di un libro, specialmente se sei bloccato in un appartamento? E se ti serve qualsiasi cosa per la casa o una riparazione, oppure devi comprare un paio di mutande? Non si può.
Tante altre assurdità: per esempio tutti i fioristi e garden chiusi e anche al supermercato non trovate più i fiori – considerati “non indispensabili” – ma quanto conta avere un fiore in casa a primavera e – soprattutto – si è pensato che così facendo si è ammazzato tutto il comparto florovivaistico italiano con le piante che non si possono comunque “abbandonare” perché altrimenti muoiono ?
Turismo, professioni, artigiani, cave, commercio, trasporti: tutto bloccato, ma ci sono settori industriali che lavorano soprattutto per l’esportazione con produzioni strategiche per altre aziende europee.
Sono attività obbligate a star ferme, ma poi non lamentiamoci se in Europa ci vedranno come dei portatori di peste, danneggiando la nostra ed altrui economia.
Quando avremo perso quei mercati, cosa venderemo all’estero?
Oppure – visto che bar, ristoranti e pizzerie sono chiusi – se un esercente o un pizzaiolo volessero fare servizio a domicilio con tutti i sacri crismi di sicurezza, perché bloccarne l’attività?

Un altro aspetto che mi preme non dimenticare è quello delle libertà individuali e se tutti siamo d’accordo che in tempi d’emergenza bisogna prima di tutto pensare a contenere il contagio, faccio presente che – intanto – sono passate sotto silenzio delle leggi discutibili come quella delle intercettazioni telefoniche, oppure la ricapitalizzazione di Alitalia e si va avanti a colpi di decreti quotidiani senza che il Parlamento possa intervenire, anche perché è praticamente bloccato.
Ci sono una infinità di problemi che andrebbero invece seguiti bene e non decisi da Conte in beata solitudine, anche perché bisognerebbe capire bene chi siano i suoi consiglieri, soprattutto in campo economico.

C’è poi la partita in chiave europea che è delicatissima: il rischio che il MES rientri per la finestra – dopo che si era ufficialmente deciso di chiuderne la porta – è vero e reale, come il rischio che con la crisi che verrà le migliori aziende rimaste italiane (sempre di meno) finiscano anche loro in mani straniere, complici le convenienti quotazioni di borsa. Quali misure ha preso il governo per evitarlo, dopo che la CONSOB solo tardivamente ha vietato le vendite speculative al ribasso?
Soprattutto – viste le divisioni dell’UE e la sua esperienza alla BCE – perché Conte non nomina immediatamente Mario Draghi “Commissario all’Economia e alle Finanze” per trattare in prima persona a Bruxelles per conto del nostro paese?
E’ sicuramente la personalità economica italiana più valida in Europa, certamente più rappresentativa e tecnicamente preparata di un Conte o un Gualtieri.
Proprio l’Europa è infatti la grande assente dalla partita, incapace come non mai di darsi regole certe e comuni fin dal primo giorno, con l’evidente arroganza di chi si sente “ricco” rispetto ai propri partner.
Da notare però che finalmente il Sud del continente comincia a condividere una voce unica rispetto alle pretese della Germania e suoi satelliti, ma lo spirito europeo purtroppo è morto, prima vittima dell’epidemia.

PS.
Un finale forse stupido, ma non si potrebbe fare un filtro su certi “esperti” che in TV pontificano ininterrottamente a canali unificati? Sono ridondanti e ripetitivi, spesso inutili. Inviterei anche molti di quelli “ufficiali” a cambiarsi la solita felpa, perchè farà molto “emergenza” e audience presentarsi sempre vestiti in divisa da protezione civile, ma i contenuti di certe loro chiacchiere non mi sembrano spesso all’altezza dei problemi trattati. Oltretutto – se questi esperti sono sempre in TV – quando diavolo lavorano?
Conte ha seminato una nuova stirpe di tuttologi narcisi, ma non ne sentivamo davvero la mancanza.

LEZIONE DI ECONOMIA: LA STORIA DI 100 EURO
(Dedicata al governo: fateci ripartire!)

Un turista si presentò all’Hotel ITALIA per pernottare, ma era mattina e la stanza non era ancora pronta, così lasciò 100 euro di caparra all’albergatore, annunciando che sarebbe poi ripassato la sera.
Quell’ albergatore aveva un debito di 100 euro con il macellaio e glielo pagò proprio con quella banconota che il macellaio usò per liquidare un suo fornitore, allevatore di bestiame.
L’allevatore doveva cento euro al grossista di mangimi e fu occasione per liquidarlo, ma proprio in quel momento il grossista si ricordò di non aver pagato una stanza all’albergatore quando – pochi giorni prima – aveva avuto ospiti dei parenti, e lo pagò.
Tutto contento l’albergatore mise in tasca i 100 euro, ma a quel punto si ripresentò il turista che, scusandosi, disse di aver cambiato idea e che non si sarebbe fermato la notte. L’albergatore dell’ Hotel ITALIA restituì un pò scocciato la banconota, contento però di non aver comunque più il debito con il macellaio.
Morale: la moneta serve se gira perché fa girare l’economia, ma se l’Hotel ITALIA resta chiuso restano i debiti e nessuno li può e li potrà pagare.

A PROPOSITO DI CINA
Quanti di voi hanno letto l’articolo di Giulio Meotti su “Il Foglio” di ieri 26 marzo con il lungo ed inquietante elenco di giornalisti cinesi letteralmente spariti nel nulla dopo che si erano permessi di criticare – anche solo fugacemente – i metodi del governo comunista per comunicare e poi gestire l’epidemia?
Come mai nessuno ne ha parlato, tanto meno il ministro Di Maio in perenne fregola di ringraziamenti alla Cina, oppure la Federazione Nazionale della Stampa che avrebbero il dovere morale di chiederne notizia al governo cinese?
(chi vuol leggere l’articolo mi mandi il proprio numero whattsapp)

Un saluto a tutti, e speriamo in bene perchè DOBBIAMO FARCELA!

MARCO ZACCHERA

giornale

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