NON C’ERA ALTRA SOLUZIONE, ANCHE SE, A MIO AVVISO, MOLTO PREGIUDIZIEVOLE PER I MALATI COVID-19
Col senno di poi, ma era anche prevedibile come del resto siamo stati in tanti a pensarlo, che l’assembramento di massa di malati, medici ed infermieri in pochi centri sanitari, avrebbe costituito una sorta di concentrazione volta alla moltiplicazione del virus al punto da determinare un ulteriore, grave pregiudizio ai ricoverati. Insomma, a questo modo, si è finito per creare delle vere e proprie fucine del virus… Dico questo, da assolutamente impreparato dal punto di vista sanitario, ma in veste di osservatore dei numeri riguardanti in primis i decessi e quindi i contagiati e di coloro che, fortunatamente, sono stati dichiarati guariti.
Ora questa mia considerazione viene fatta da molti, mass-media compresi, ma va subito detto che essa si inquadra prevalentemente sul senno di poi in quanto, oltre ad essere stati colti del tutto impreparati, oltre che non a conoscenza di questo virus, si è dovuto fare i conti con strutture non certamente all’altezza di poter sopperire a tanta e grave emergenza, realtà per la quale, giocoforza, si è optato per la concentrazione dei malati.
Ovviamente non va addebitata nessunissima colpa alla classe medica, anzi !, perché a questa va tutto il nostro apprezzamento mettendo essa a repentaglio anche la propria vita per salvare gli altri, tuttavia non ci si può esimere dal pensare che l’improvvisazione, non avulsa da inesperienza, anzi non conoscenza di questo specifico virus, non abbiano avuto un ruolo del tutto positivo, ma invece molto serio come abbiamo visto dai numeri.
Molto verosimilmente, anziché concentrazioni ospedaliere, cosa tuttavia molto difficile se non impossibile da attuare con riferimento alla velocità del contagio e di una potenziale organizzazione per gestire le cose, forse sarebbe stato più utile dal punto di vista delle guarigioni, curare i malati a casa loro, prendendo tutte le precauzioni per non contagiare i familiari. Intubati a quel modo, curati da medici simil-palombari per l’abbigliamento sanitario, posizionamento in pochi centimetri quadrati dei malati, tra l’altro in mezzo al frastuono di tante macchine non sempre usate in maniera ottimale (come mi è stato riferito), tutto ciò non ha certo favorito un buon esito delle cure ma, talvolta, accelerato la fine per vari scompensi…
Che fare e che dire a questo punto ?
Personalmente confido nella natura che, come ho detto più volte in questa circostanza, farà rientrare questo maledetto virus sperabilmente in tempi brevi, atteso che, a tutt’oggi si naviga ancora a vista, cercando di fronteggiarlo con medicinali che sono serviti per altre patologie. Ma si tratta sempre di esperimenti…e non di certezze.
Che Dio ce la mandi buona e lo auguro a tutti ! Voglio essere ottimista !

ARNALDO DE PORTI
Belluno Feltre

giornale

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