Zermen di Feltre (BL), 29 marzo 2020
Caro don Lino,
ci eravamo tutti preparati a festeggiare le Sue…novanta primavere, profumate dall’aria affettuosamente e cristianamente salubre da Lei fatta respirare nel corso di una decina di anni di ricco e fecondo apostolato alla Comunità di Zermen e, contestualmente a distanza, fatta respirare anche ai Suoi fedelissimi di Agordo, dei quali, più di qualcuno, non ha mai smesso di venir ad ascoltare le Messe domenicali anche nella nostra bellissima Parrocchia, ma, purtroppo, proprio in questo periodo, si sono presentate le note, serie ed impreviste difficoltà che, prendendoci alla sprovvista, hanno scombinato ogni nostra iniziativa.
Di fronte a queste, ahimè, nulla possiamo fare, se non affidarci alla speranza di riprenderci, non nascondendo il profondo rammarico da parte della Comunità tutta di non poterLe stare accanto per festeggiare l’importante traguardo da Lei raggiunto per il quale, già da tempo, eravamo tutti in felice attesa. Ovviamente, come si usa dire in tempi “pre e post pasquali”, le… uova sono buone anche dopo, per cui si tratterrà semplicemente di posticipare, speriamo di poco, il desiderio di stare insieme qualche ora con Lei allo scopo di augurarLe personalmente ogni bene, tornando nel contempo a respirare quel tipo di aria salubre di cui facevo cenno dianzi.
Che le difficoltà di questi giorni siano state piuttosto dure non ci piove e, se non fosse per tutti coloro che ci hanno lasciato, verso i quali va il nostro commosso pensiero da estendere anche alle loro Famiglie, mi verrebbe da dire che dette difficoltà potrebbero essere concepite come un monito, alias una dicotomia “insegnamento-apprendimento” per la vita, esattamente come succede a scuola, nelle università, nelle istituzioni culturali ecc., dato che, da tutto ciò, ne dovremmo trarre un forte insegnamento per il futuro che, senza dubbio alcuno, dovrà subire un drastico e forte cambiamento nell’arco di poche settimane – e azzarderei dirlo già da adesso – quasi sicuramente in positivo.
Festeggiare un compleanno in questo clima non costituirà certamente il massimo (fra qualche giorno lo dovrò fronteggiare anch’io in questo clima) , tuttavia, allacciandomi a quanto ha scritto in questi giorni sul Gazzettino anche l’amico comune, dei nostri tempi, Arrigo Cipriani di Venezia, Suo quasi coetaneo e mio a…ruota, secondo il quale ora bisognerà ripartire da… neonati, evitando di accettare le fedi imposte a scopo di lucro, (quella cristiana ovviamente è altra cosa in quanto essa insegna a servire l’altro), mi verrebbe da considerare l’evento che stiamo vivendo, purtroppo concomitante con i Suoi felici 90 anni, ad un memento homo che, anche se non paragonabile alle sofferenze di Chi è morto in croce per salvare l’umanità, ci spingerà a riflettere sulla caducità di qualsiasi tipo di ricchezza e di considerare finalmente l’opportunità di ricordare una frase insita nella dottrina sociale della Chiesa che dice :
se tu sei quello che sei, lo è perché c’è l’altro…,
concetto non difficile da recepire e che Lei, don Lino, più volte ci ha profuso durante le Omelie, riportando anche gli appelli del Papa:
“… Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola!”, l’appello del Papa, che ha fatto riferimento alla destinazione universale dei beni, così come è definitanel Catechismo della Chiesa cattolica: «All’inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell’umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano». E ancora: «La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio». «La Provvidenza, però, non ha disposto un mondo ‘in serie’, ci sono differenze, condizioni diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri», la tesi di Francesco: «Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari…”
Detto questo, la comunità di Zermen, all’insegna di un po’ di ottimismo che peraltro ci deve stare tutto nella data del 29 marzo, pensa di farLe piacere dicendoLe di aver sempre cercato di recepire i Suoi insegnamenti impartiti durante le omelie domenicali, riconducibili spesso alle suddette parole del Papa, anche se, questo nuovo mondo di imminente prospettiva, ci farà molto probabilmente ripartire da zero, da …neonati di una nuova era, (che bello sarebbe – ma questo lo aggiungo io – per noi…diversamente giovani, ritornare tutti adoloscenti !!) come immagina Arrigo Cipriani, dopo che l’uomo avrà ben recepito che sarebbe l’ora di riconoscerci nella nostra vera natura umana, non solo, e che tutto ciò che è avvenuto dovrebbe anche costituire un input per ritrovare quelle risorse spirituali assai sopìte, peraltro strettamente connesse ad essa, capaci di dare un nuovo volto alla condizione umana che, purtroppo, ormai da troppo tempo, si è ossidata in maniera tanto preoccupante da non farci vedere più la luce. Il tutto, come insegnava Lei a scuola ai tanti giovani, iniettando, anche con il supporto del Suo sorriso, gioia e speranza di vivere ! A questo riguardo, mi viene in mente un piccolo aneddoto (se così si potrà chiamare), che vorrei raccontare, anche per dare avvio ad un… timido sorriso all’insegna augurale, in primis per il festeggiato e quindi per tutti noi..
Un giorno di una…quarantina di anni fa circa, mentre suonavo l’organo in una grande Chiesa del veneziano, a Zelarino per la precisione, alla presenza del Patriarca di allora Marco Ce’ – strano caso di coincidenze – è stata tolta la corrente tanto da farci rimanere tutti al buio mentre stavo suonando proprio : “Il Signore è la luce” . Non appena dettero la corrente, Il Patriarca ebbe subito a dirci: “ L’occasione sembra essersi casualmente presentata per ricordarci l’ importanza della luce rispetto al buio materiale. non solo di tante case, ma anche e soprattutto di quello che spesso è dentro di noi…”
L’allusione era quanto mai pertinente dal punto di vista cristiano, tanto da doverla accostare ai tanti Suoi insegnamenti che, illuminati da detta luce, e puliti dall’acqua di cui Lei ogni domenica ne ha voluto citare la simbologia liturgica, ci hanno portati fin qui, anche senza…corrente.
Ma oggi è un’altra giornata che impone a tutti noi di festeggiarLa con gioia e grande affetto, come si è soliti fare in queste occasioni. Arnaldo, il Suo “organista”, invero molto precario professionalmente per la qualcosa si scusa, aveva in mente di festeggiare il Suo compleanno facendo un “duo orchestrale” con due fisarmoniche, assoldando un Suo ex parrocchiano di Agordo (che Lei conosce benissimo) ma, anche qui, come è successo con il Patriarca Marco Ce’, sembra essere mancata la corrente… anche se di altra natura.
Ed infine, a mo’ di boutade fra il molto serio e certe licenze ad libitum, vorrei-vorremmo dirLe, Caro don Lino, che la Comunità di Zermen, ove avesse a chiedersi chi è Don Lino, essa si darebbe immediatamente, senza esitazione alcuna, una risposta tanto semplice quanto molto eloquente: “ Don Lino è…Don Lino, punto e basta !”.
Ciò potrebbe sembrare anche un gioco di parole, ma in realtà si tratta solo di una comoda formulazione dialettica, vale a dire di sintesi, per arrivare subito a dire che il nostro Parroco, Mons. Lino Mottes, portatore di grandissime risorse intellettuali, è una persona che merita tutta la nostra gratitudine, sia come sacerdote che come uomo. E, proprio per questo, noi tutti, ci auguriamo, che il carissimo don Lino, possa guidarci ancora a lungo !
Caro Don Lino, rinnovati sinceri auguri da parte mia e di tutta la Comunità.
Ergo, AD MAIORA SEMPER ! p. Comunità di Zermen (Arnaldo De Porti)

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