Mi è capitato alcune volte di trarre delle conclusioni recependole e maturandole semplicemente dalle sensazioni e pertanto, non essendo medico, non sulla base di riscontri sanitari che si fanno appunto in contesti deputati allo scopo, tanto da dover avvertire, in quest’ultima domenica di marzo 2020, una certa aria che spinge verso l’indebolimento del virus in atto. Almeno in Italia.
Che abbia fatto molto bene il principio del distanziamento fra persone allo scopo di non contagiare ulteriormente è un dato di fatto, ma non sarei altrettanto certo, nel caso dovessi pronunciarmi sulle misure che sono state sin qui adottate per fronteggiare questa terribile patologia. Anzi, in un certo qual modo, come del resto ho già detto e scritto più volte, io ho sempre manifestato il dubbio sul fatto che le terapie di massa in luoghi angusti, improvvisamente adattati allo scopo, in una immaginabile concentrazione di uomini e mezzi sanitari, forse avrebbe determinato una maggiore prolificazione del virus con le conseguenze, anche mortali, che si sono purtroppo avute e si continua ad avere. Attenuante: soluzioni diverse non esistevano allora e non esistono adesso, stante il fatto che, tra l’altro, oltre a non conoscerla, ci siamo trovati impreparati a fronteggiare questa disgrazia. Del resto, era ed è impossibile tenere tutti i malati nelle loro abitazioni…
Oserei anche aggiungere che, quand’anche fossimo stati preparati, sarebbe stato difficile gestire il problema dal punto di vista organizzativo in quanto le strutture abilitate allo scopo, come lo sono anche ora mentre scrivo, non sarebbero state in grado di improvvisare in tempo utile un quadro d’azione sanitaria che non fosse quella verso la quale ho espresso già qualche critica: per fronteggiare un problema infatti è necessario prima di tutto conoscerlo e, di conseguenza, muoversi nella direzione che richiede la soluzione di questo problema. Ma nulla di tutto questo pare esserci all’orizzonte se è ben vero che, ancor oggi, non ne sappiamo un granché, per non dire quasi niente, dato che il mondo sanitario è costretto non solo a navigare a vista, ma addirittura ad esperimentare le medicine sui malati dopo aver ottenuto con necessaria urgenza, il placet da parte delle autorità sanitarie competenti, a mio avviso, solo a scopo di dare ufficialità sanitaria ai medicinali perché altrimenti li avrebbero ufficializzati prima, nella speranza ancora ipotetica che essi funzionino. Mi suona abbastanza strano, anche se non sono medico, che si possa fronteggiare una “polmonite”, micidiale fin che vuoi, con i medicinali che ora assumono malati di AIDS-HIV o artriti reumatoidi, trovando la giustificazione sul fatto che essi in parte dovrebbero sortire un qualche effetto, come riscontrato però solo per queste ultime patologie.…
Insomma, mi si permetta di dire che, oggi come oggi, il virus sta viaggiando ancora per conto suo anche se sembra stia cambiando strada per nostra fortuna e che, secondo me, solo il tempo potrà aver ragione su di esso, come succede ed è successo per altre patologie che non siano-fossero ad esito infausto.
Secondo me, atteso che la scienza medica non ha ancora nulla in mano per debellare detto virus, mi vien da dire che essa stia “intrallazzando in buonissima fede, naturalmente !” , tanto da costringermi a dire queste cose in maniera acre e brutale, confidando essa, come il sottoscritto, sia sul Padreterno che nelle risorse della natura, secondo le quali, come abbiamo già visto per tante pestilenze precedenti, anche dei secoli scorsi, ad un certo momento il virus se ne va. Domanda su cui riflettere: “ Per la peste di Milano eravamo attrezzati come ora ?” La risposta è no, ma poi essa se n’è andata senza nessun antidoto…sia pur, come oggi, a costi umani elevatissimi.
Questa è la sensazione che provo in questo fune settimana. Sperando che sia di augurio !
Arnaldo De Porti

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