On.le Roberto Speranza
Ministro della Salute
Lungotevere Ripa, 1
00153 – Roma

email: segreteriaministro@sanita.it

Illustrissimo Signor Ministro,
pur consapevole del difficilissimo momento che il Governo e il Suo Ministero in particolare, si trovano a dover gestire, nella qualità di Segretario Nazionale del Sindacato dei Dirigenti Medici dipendenti degli Ospedali Religiosi Classificati, non posso sottrarmi al dovere istituzionale di rappresentarLe il punto di vista della nostra Associazione (ANMIRS) e ciò, anche e soprattutto, in considerazione del fatto che l’esplosione dell’epidemia di COVID-19 ha evidenziato alcune lacune del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale, imponendo a tutti noi una riflessione affinché, al termine del momento emergenziale, si proceda ad una futura riorganizzazione dell’intero sistema con la finalità di non trovarci in avvenire impreparati nel caso si dovesse verificare una nuova emergenza sanitaria di questa portata.

Proprio ieri mattina, nel corso del dibattito al Senato, successivo alla relazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, ho avuto modo di ascoltare l’intervento dell’On. Pierferdinando Casini che tra le altre cose, ha attribuito il mancato funzionamento – a Suo giudizio – del Servizio Sanitario Nazionale in occasione dell’emergenza in atto anche e soprattutto all’aver delegato troppe attività ai soggetti privati, rivendicando quindi la necessità che il Servizio Pubblico si riappropriasse delle attività già delegate ai Privati.

Ebbene, l’intervento dell’On. Casini, ove ce ne fosse bisogno, ha evidenziato ancora una volta come nell’immaginario collettivo la Sanità Privata sia attualmente percepita come una entità unica uniforme, il cosiddetto “privato accreditato”.

Nulla di più sbagliato!

Infatti, nell’ambito della Sanità Privata va considerata la parte rappresentata dagli Ospedali Classificati i cui medici infatti, sono parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale usufruendo dell’equiparazione dei titoli e dei servizi ai colleghi degli Ospedali Pubblici.

Questo è stato sancito più volte da Suoi illustri predecessori, dal Senatore Mariotti fino alla Senatrice Rosy Bindi che, nel suo decreto legislativo il 229/99, stabilì – nell’art.15 undecies – diritti e doveri delle nostre istituzioni (Ospedali Religiosi, IRCSS, Policlinici Universitari) e dei medici.

Non ci pare corretto quindi puntare il dito contro la Sanità Privata senza fare le opportune distinzioni e ciò specialmente in un momento in cui, proprio gli Ospedali Classificati stanno dando un apporto fondamentale a gestire l’emergenza sanitaria del Coronavirus.

Decine di Ospedali Classificati, sparsi sull’intero territorio nazionale, primi fra tutti quelli delle Regioni più colpite, in Lombardia, in Veneto, in Piemonte, ma comunque in tutte le regioni in cui sono presenti sino alla Sicilia, sono in prima linea, con tutta la competenza e la dedizione che li caratterizza.

Il numero di medici contagiati e/o ricoverati per infezione da Coronavirus, purtroppo in aumento, e già poco meno di un centinaio nei nostri Ospedali, sta a dimostrare il loro impegno e sacrificio.

Gli Ospedali Religiosi Classificati (delle diverse confessioni religiose) sono delle eccellenze nel panorama della Sanità Italiana e rappresentano un patrimonio insostituibile per la nostra Nazione, svolgendo quotidianamente, in alcuni casi da secoli, un ruolo di assistenza ai pazienti frutto di un sentimento puramente etico, scevro da ogni interesse di natura economica, esattamente come fanno gli Ospedali Pubblici.

Non devo certamente ricordare a Lei quali sono queste istituzioni, Le conosce troppo bene a partire dal Fatebenefratelli – Isola Tiberina che può vedere dalla Sua finestra e che è lì a testimoniare da cinquecento anni l’opera di un grande Ordine Religioso.

Ma non c’è soltanto l’Isola, i Fatebenefratelli in Italia sono una decina!

Insieme con loro ci sono gli Ospedali della Santa Sede: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, l’Ospedale di Padre Pio, Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo; l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar dell’Opera Don Calabria e tanti altri Ospedali, emanazione di Ordini Religiosi.

Ma non mancano Ospedali di confessioni non cattoliche primi fra tutti gli Ospedali Valdesi e l’Ospedale Israelitico. Ci sono anche alcuni Ospedali ex Religiosi che hanno mantenuto attivo il regolamento approvato dal Ministero della Salute ai sensi del Decreto Legislativo 229/99 e che sono in attesa di provvedimenti idonei a garantire lo status equiparato dei loro dipendenti.

Ebbene, in questo contesto, non solo ci auguriamo che, in futuro, quando si farà riferimento all’Ospedalità Privata, si facciano le doverose distinzioni , riconoscendo l’insostituibile ruolo svolto dagli Ospedali Religiosi e che analogamente, se e quando si darà corso ad un riordino della Sanità Italiana, si vogliano valorizzare e sostenere questi ospedali che, purtroppo, in questi ultimi anni, come è avvenuto anche per molti Ospedali Pubblici, in una ottica economicistica che la storia sta dimostrando miope, hanno subito discriminazioni e continui tagli di budget fino al punto che oggi vedono minata la loro stessa esistenza tanto da doversi

preoccupare oggi, in piena emergenza – come qualunque altra impresa produttiva – di come recuperare la produzione che, per cause di forza maggiore, non hanno potuto assicurare.

La mia speranza è, per tutte le motivazioni esposte, che nell’attesa del predetto riordino, si adottino provvedimenti finanziari comunque finalizzati al sostegno di tali Ospedali onde non vederli finire – allora sì che il danno sarebbe irreversibile – nell’oblio e nell’obsolescenza.

Perdoni se in questo momento in cui ogni Sua energia deve essere orientata alla gestione dell’emergenza, ho dovuto sottrarre qualche minuto del Suo tempo per leggere questa mia lettera ma non potevo venire meno al dovere di farmi portavoce delle istanze delle migliaia di Dirigenti Medici che rappresento e che, quotidianamente, si battono, insieme a tutti gli altri del Servizio Sanitario Nazionale, per sconfiggere questo terribile flagello, mettendo a rischio la propria stessa vita.

A questi colleghi, oltre a garantire il medesimo trattamento economico-giuridico di quelli dipendenti degli Ospedali pubblici, deve essere garantita soprattutto la dignità che meritano difendendoli da una generalizzazione del tutto ingiusta.

Sono certo che Lei, per converso, abbia invece ben chiara la peculiarità degli Ospedali Classificati e che, quando sarà il momento, vorrà dare ai loro medici la giusta valorizzazione, l’adeguato riconoscimento ed il dovuto sostegno.

Augurando a tutti noi ed a Lei per primo, di uscire presto vincitori da questo difficilissimo momento per il nostro Paese, colgo l’occasione per inviarLe i miei migliori saluti.

Donato Menichella

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