Secondo l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI / MEK), il coronavirus ha finora causato la morte di oltre 13.600 persone in tutto l’Iran. Questo crescente bilancio delle vittime in Iran non è dovuto solo al virus, ma anche all’inazione, alla censura e alla cattiva gestione da parte del regime.
Tuttavia, dallo scoppio dell’epidemia, invece di agire o dire la verità sulle dimensioni di questa crisi al popolo iraniano, il regime ha incolpato le sanzioni degli Stati Uniti o ha parlato follemente di “bioterrorismo”, e ha anche aumentato la repressione e gli arresti di quelli che dicono la verità su questo virus mortale.
La contraddizione nelle osservazioni delle autorità e nell’azione ipocrita del regime nel respingere le offerte di aiuto da parte della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti, contemporaneamente lamentandosi per le sanzioni conferma una dolorosa verità: il regime ha preso in ostaggio il popolo iraniano e mercanteggia sulle vite per tentare di raggiungere i propri obiettivi. Le sanzioni statunitensi hanno paralizzato il finanziamento del terrorismo da parte del regime, la crescente avversione pubblica e le chiare rivendicazioni avanzate dalla popolazione durante le proteste in Iran a novembre e gennaio hanno reso il regime più debole che mai. Al fine di prolungare la propria vita, il regime deve aumentare l’oppressione all’interno e manipolare la comunità internazionale cercando di far revocare le sanzioni in modo da poter perseguire le sue politiche di guerra e finanziare la sua macchina del terrorismo, in particolare dopo l’eliminazione del comandante della Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC – QF ) Qassem Soleimani.
Eppure la paura del regime di un’altra rivolta popolare lo ha portato in un altro punto morto. Non è in grado di aiutare il popolo a causa della sua corruzione istituzionalizzata e della sua natura anti-patriottica, che ha provocato una crescente indignazione pubblica. Quindi, per evitare un’altra rivolta, i funzionari del regime hanno diffuso voci sul bioterrorismo americano o hanno cercato di minimizzare le dimensioni della crisi. In breve, la catena di eventi conferma che il regime non ha né la volontà né la capacità di prendere il controllo dell’epidemia di coronavirus, che ha trasformato l’Iran in una zona di uccisione del COVID-19 per il popolo iraniano e un epicentro di questo virus mortale.
Per settimane il regime ha negato l’esistenza del virus in Iran, quindi ha cercato di minimizzare le sue dimensioni e ha rifiutato, finora, di mettere in quarantena le città. Il presidente del regime, Hassan Rouhani, ha dichiarato sfacciatamente il 19 marzo: “Abbiamo appreso il 19 febbraio che il coronavirus era arrivato; ciò significa che i test a Qom sono stati analizzati a Teheran e il risultato ha mostrato che erano positivi. Era martedì sera, 18 febbraio e il mercoledì mattina, 19 febbraio, lo abbiamo detto al governo e al pubblico; non abbiamo ritardato nemmeno di un giorno sebbene le elezioni fossero previste per il 21 febbraio. Avremmo potuto aspettare e annunciarlo il 22 febbraio. Ma non l’abbiamo fatto e abbiamo parlato onestamente alla popolazione”.
Iran: palesi menzogne del presidente dei mullah Hassan Rouhani #Iran #Covid_19 #coronavirus
In modo simile a Rouhani, il leader supremo del regime Ali Khamenei ha dichiarato il 3 marzo: “Questa malattia non è grave; abbiamo visto calamità più disastrose di questa”. L’ha definita un “evento fugace”, niente di “straordinario”. Khamenei ha aggiunto: “Le nostre autorità hanno rivelato le informazioni sin dal primo giorno con entusiasmo, onestà e trasparenza e hanno informato la popolazione”.
Secondo rapporti pubblicati dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI): “Documenti dell’Organizzazione Nazionale per l’Emergenza mostrano che il 4 febbraio 2020, oltre che a Qom, un numero significativo di pazienti era stato ricoverato a Teheran. Molti erano stati portati negli ospedali Khomeini, Yaftabad e Masih Daneshvari a Teheran”. Questi documenti sono “Rapporti di Missione” emessi dalla Organizzazione Nazionale per l’Emergenza – Provincia di Teheran, Servizi di emergenza. In uno di questi documenti è scritto:
“Documento numero 1: Organizzazione Nazionale per l’Emergenza. Data della missione: 14° di Bahman 1398 (3 febbraio 2020) Numero di serie del file: 7176533 Numero di codice dell’ambulanza: 5153 Nome e cognome del paziente: Amir Sohrabi-nejad Nazionalità: iraniana Data: 3 febbraio 2020. Indirizzo: distretto 22/51/10 ** 5173 * Vard Avard / Strada principale / Qassem-Ali Yousefi Alley, Edificio numero 13, per l’emergenza e dopo l’azione iniziale, ricoverato nell’ospedale Khomeini. Il paziente è un maschio di 30 anni, con febbre e brividi, sospettato di coronavirus ed è stato trasferito prendendo misure protettive. Poiché [i primi soccorritori] hanno dovuto indossare indumenti protettivi e informare l’800 e il supervisore del turno, il trasferimento ha richiesto più tempo”.
Il regime ha fatto ricorso a questo mortale insabbiamento per avere una maggiore affluenza alle finte elezioni parlamentari del 21 febbraio e alla marcia per l’anniversario della rivoluzione l’11 febbraio.
In un’ammissione senza vergogna due giorni dopo le elezioni, il ministro degli Interni del regime, Abdolreza Rahmani Fazli, ha dichiarato: “Alcuni avevano raccomandato di ritardare le elezioni e hanno insistito per rimandare le elezioni a Qom. Ma, in quanto membro del governo incaricato delle elezioni, mi sono rifiutato di approvare queste raccomandazioni”.

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